È davvero la fine dell’ordine liberale? Colombo (Ispi): “La democrazia vive una crisi di legittimità e non ci sono alternative pronte”

"Il rapporto tra democrazia e liberalismo è stato tradizionalmente problematico. Abbiamo vissuto tutto il Novecento con una grande guerra civile all’interno dell’Occidente su cosa significasse democrazia. È solo da pochi anni che utilizziamo la parola democrazia al singolare, come se non potesse essere che quella liberale". Parla Alessandro Colombo, docente di Relazioni internazionali all'Università degli Studi di Milano e direttore del Programma "Relazioni transatlantiche" all'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi). E ancora: "L’Ue è in crisi perché ha mancato una serie di occasioni ed è caduta vittima della peggiore trappola per la politica: l’autoindulgenza"

Italia senza più figli. Ma così non si cresce. Quali politiche servono?

Nel 2017 sono appena 449mila i nuovi nati, 9mila in meno rispetto all’anno precedente, con una perdita complessiva di popolazione di oltre 90mila unità. La demografia italiana rimane “sdraiata sul fondo”, come un sottomarino che sembra aver perso la spinta per ritornare a emergere – oltre alle scarse nascite, anche l’immigrazione è modesta – restando appoggiato sul fondale: è la significativa immagine che hanno usato nei giorni scorsi gli esperti di “Neodemos”, una rivista online di osservazione e analisi dei fenomeni sociali, economici e politici a partire dai cambiamenti demografici. Parla Alessandro Rosina, docente di Demografia all’Università Cattolica di Milano

Abbiamo bisogno di cittadini più vicini all’Europa

Tocca innanzitutto a noi, ai cittadini, rilanciare il progetto europeo, riscoprendo le ragioni del nostro stare insieme: quelle storiche, che sono ragioni di pace, di affermazione dei diritti, di arricchimento culturale, e non solo di benessere economico, e quelle che derivano dalle tante nuove sfide che abbiamo davanti. Tocca a noi credere fino in fondo all’importanza di continuare a camminare insieme per affrontare i nuovi tornanti che la storia ci pone davanti. Senza arretrare, senza rinunciare a fare del nostro continente uno spazio di promozione dei diritti, della libertà, della giustizia sociale. Non solo per noi, ma anche per gli altri continenti, a partire da quelli che si affacciano sul Mediterraneo

Poquillon: il futuro comincia andando a votare. “Dal populismo risposte sbagliate a problemi reali”

Il segretario generale della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) analizza la situazione politica, mette in guardia dai nazionalismi esasperati, invita i cittadini a essere protagonisti della vita democratica. "Come in ogni famiglia anche nell’Ue ci sono tensioni. Ma siamo sulla stessa barca. L'Unione - che è un progetto di pace - offre la possibilità di assumere decisioni condivise per il bene di tutti"

Torino-Lione, quale futuro? Due visioni del mondo attorno a una linea ferroviaria

Due visioni del mondo, oppure una sola? Due miraggi diversi che sembrano fondersi e che invece di volta in volta cambiano a seconda della posizione di chi li osserva, della luce, dell’ora del giorno? Ciò che diverge sembra poi essere il percorso attraverso il quale raggiungere questo futuro agognato da tutti. Un futuro uguale eppure così diverso. In mezzo c’è l’Italia. Che è fatta da quelle stesse persone che si ritrovano su barricate opposte e che non riescono a parlarsi. Vicini di casa che si guardano in cagnesco. Forse occorre ripartire proprio da questa condizione: da un Paese in affanno e da una capacità di dialogo che appare perduta e che deve essere ritrovata