Come smontare il falso mito della contrapposizione tra elite e popolo? Prima di tutto, mostrando che moltissimi tra noi sono già elite e che non si può fare finta di non esserlo. Poi intensificando i momenti di ascolto, anche attraverso nuovi strumenti di partecipazione alle decisioni. Infine, allargando e non restringendo, sia pure con ordine e metodo, la cittadinanza a chi ne è sprovvisto. È necessario essere più esigenti gli uni con gli altri per far ripartire il motore delle elite di massa. Non è detto allora che la crisi politica in cui siamo non possa presto portare ad una rinascita della coscienza civile di quella strana "elite di massa" che siamo, per far rinascere una nuova borghesia europea
Ambiente, migrazioni, diritti umani… Sono tante le sfide comuni che in ogni parte del mondo coinvolgono le popolazioni e riempiono le agende dei governanti. Il rischio è che a soluzioni comuni si preferisca il localismo o le sue degenerazioni - come il populismo o il sovranismo. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Buonomo, rettore magnifico della Pontificia Università Lateranense
Il tema dei migranti, ricordava domenica scorsa il vescovo Claudio nella sua omelia a conclusione della Marcia della pace, «oggi sembra essere la nuova pietra di inciampo per tanti». Che non significa equipararli alle vittime della Shoah, ma ribadire che un tema così delicato chiede a ciascuno di fermarsi, riflettere, ricordare che in ballo ci sono persone in carne e ossa. Se abbiamo il coraggio di “inciampare” sui loro nomi e sulle loro storie, forse gesti e parole cambieranno.
L’evento diocesano per la pace di domenica 27 gennaio è un’occasione per rilanciare in modo nuovo l’impegno politico dei cristiani. Le Acli di Padova invitano a partecipare per essere "popolo comunità" e non popolo suddito.
Forse è il tempo di riprendere il Vangelo tra le mani, per riflettere in che modo ha vissuto Gesù Cristo e come hanno testimoniato con coerenza coloro che ci hanno preceduto. Gesù spesso andava in disparte per incontrare il Padre: da dove attingiamo la forza per strutturare la vita alla presenza di Dio nella vita personale, familiare, amicale, lavorativa, sociale? Quale processo aprire per essere ovunque autentici testimoni credibili?
La cronaca segnala quasi ogni giorno motivi di scontro fra il governo italiano e le autorità francesi. Ma altri fronti politico-diplomatici si aprono verso nazioni vicine, come ad esempio la Germania. L'esecutivo giallo-verde è tenuto a difedere gli interessi nazionali, senza però rinunciare al quadro comunitario. Il voto per l'Europarlamento porterà ad alzare il livello delle contese: quale campagna elettorale dovremmo attenderci?
"Ormai tutti urlano, e dunque il farlo non è più efficace. Meglio, a volte, un silenzio eloquente. La cultura dei social porta a una polarizzazione delle opinioni: o mi piace o non mi piace. Non c’è la possibilità di argomentare, di esprimere un giudizio sfumato. E la polarizzazione porta allo scontro. La violenza verbale o visiva prima o poi genera altra violenza, anche fisica". Lo sostiene Adriano Fabris, docente di filosofia morale all'Università di Pisa: "Oggi sta subentrando un rapporto più diretto tra politici ed elettori: quello reso possibile dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e in particolare dai social network. È la rivoluzione della disintermediazione". E aggiunge: "Sembra che si possa fare a meno di qualsiasi intermediario, e pure dei comunicatori come professionisti dell’intermediazione comunicativa, perché il politico è ormai in grado, attraverso un account social, di dire la sua direttamente. In realtà questi intermediari ci sono ancora. Il Papa o il Presidente della Repubblica non possono certo avere il tempo di chattare o di mandare un tweet. E tuttavia l’illusione di un contatto diretto permane"
Il Consiglio permanente della Cei ha già messo sul tavolo alcune sfide emergenti, dentro e fuori la comunità ecclesiale: la questione antropologica, la relazione tra preti e laici, la cura della vita interiore e la sinodalità. Un’attenzione particolare è stata chiesta per l’età della preadolescenza. Sono alcune prime sottolineature, che preludono al successivo lavoro di definizione dei contenuti e dell’arco temporale. Nulla è già deciso, se non la volontà di continuare a svolgere un servizio per il bene autentico delle persone e dell’intera comunità italiana
Cent’anni fa siamo venuti dall’altra parte del mondo a risolvere un problema a cui nessuno aveva saputo trovare una soluzione: il dislivello degli oceani. Abbiamo portato qui le chiuse di Leonardo. Cent’anni dopo hanno usato la stessa tecnologia per il raddoppio del canale e sono venuti in Italia a chiedere di costruire le paratie. Perché siamo così scoraggiati nell’affrontare la vita quotidiana a casa nostra? Perché non crediamo più di potercela fare? Penso alla società, alla politica e ovviamente anche alla Chiesa che (Vangelo nel cuore) avrebbe più di una ragione per continuare a seminare speranza con sempre maggiore efficacia