Svizzera: voto di pancia al referendum

L’esito del referendum del 9 febbraio, promosso dal partito conservatore Udc/Svp per chiudere gli ingressi ai lavoratori Ue, ha stabilito un punto fermo, anche se la distanza tra “sì” e “no” si riduce a una manciata di schede: nella Confederazione gli stranieri sono troppi, è tempo di cambiare.

Europa: cento giorni al voto. Mille slogan “contro”

Le elezioni di fine maggio saranno differenti perché sono profondamente mutati il "clima" e i sentimenti verso la "casa comune". Il nazionalismo cresce ovunque, il protezionismo economico riemerge dal fondo della storia e trova nuovi assertori, il populismo fa da collante. Nessuno ha una formula magica pronta in tasca, ma...

Austria. Il populismo in giacca di lana cotta

Il Partito della libertà fa ormai parte della storia democratica del paese, anche per la sua capacità di capace di restare al governo con tutti, benché accusato di razzismo, antisemitismo e nazismo soffuso. La scomparsa in circostanze tragiche di un leader storico come Jörg Haider e gli scandali legati alla corruzione non ne hanno intaccato la forza di penetrazione.

Regno Unito. L’Ukip fa l’occhiolino al ceto medio

Indice puntato contro i costi del welfare state e in particolare dei sussidi. Oggi le classi medie vogliono essere sicure che i soldi che danno al fisco non finiscano nelle tasche di chi non ha voglia di lavorare. Sorride l’Ukip (United Kingdom Independence Party), nato proprio per portare il Regno Unito fuori dall’Europa: secondo gli ultimi sondaggi potrebbe superare anche il partito conservatore.

Bulgaria. La svolta sociale di Ataka

Il politologo Boris Popivanov spiega le mosse del leader Volen Siderov: dopo aver attaccato le minoranze (musulmani e rom) ora punta sulla liberazione dal “giogo coloniale” rappresentato dalle multinazionali che gestiscono i servizi essenziali. Da qui la richiesta di nazionalizzazioni. Altre due forze populiste e nazionaliste in campo: il Fronte nazionale per la liberazione della Bulgaria e il Vmro.

Senza demagogia, oltre l’austerità

Napolitano a Strasburgo. Il presidente della repubblica italiana è stato salutato come un fervente europeista dal parlamento europeo, che lo ha accolto tributandogli un lunghissimo e caloroso applauso. Non ha fatto sconti agli errori nella costruzione dell'euro, rimarcando il progressivo distacco delle istituzioni comuni rispetto ai cittadini. Da qui la necessità di profonde riforme.