Amministrative. Un voto alle persone, oltre i partiti

Cittadini attenti alla qualità dei candidati locali, indipendentemente dai vari raggruppamenti e dalla collocazione politica delle liste in gara. Tra i sindaci molte conferme ma anche volti nuovi. Domenica 8 giugno tre ballottaggi nel Padovano. L’effetto Renzi non basta al centrosinistra per sbaragliare il campo. Centrodestra e Lega mantengono il governo in parecchi paesi e non mancano le novità di aggregazioni inedite.

«Nel pluralismo di Renzi c’è la dottrina sociale»

Il sociologo Franco Garelli valuta la scatto culturale: «È un grande segnale di discontinuità rispetto al recente passato. Finalmente non vince la rivendicazione, la protesta, il mandiamoli tutti a casa, la tabula rasa, ma vince chi in qualche modo offre una speranza ragionata». E ancora: «La sua è una sinistra libera dalle categorie del passato e che aggredisce il presente».

Il Veneto svolta a sinistra?

Alle elezioni europee di domenica scorsa, per la prima volta, si è rotto un incantesimo: il maggiore partito del centrosinistra è il più votato in gran parte della nostra regione, dove supera il 37 per cento. Ma proprio perché il voto è mobile e sempre meno ideologico, il risultato delle elezioni regionali del prossimo anno è tutto in gioco. Chi pensa di avere già la vittoria in tasca, rischia cocenti delusioni.

Sondaggi, l’ennesima brutta figura

L'ennesimo flop dei sondaggi interroga gli addetti ai lavori. L'opinione di Giorgio De Carlo, trevigiano, direttore generale dell’istituto Quaeris: «Sempre più incertezza tra gli elettori, un voto estremamente mobile». E sul risultato amministrativo: «Ormai sappiamo che la politica nazionale non influisce. Altrimenti Ivo Rossi a Padova avrebbe vinto a mani basse…».

Trionfo Pd. E i suoi cattolici?

Il sociologo Ulderico Bernardi: «Portano a casa il bottino, poi si vedrà e Renzi dovrà stare attento a come interagire con questa componente interna». Sul versante europeo: «Il mondo cattolico in prospettiva europea aveva a disposizione lo strumento del Ppe, che vede tra l'altro importanti presenze in Austria, Germania e nella stessa Francia, e purtroppo non ha saputo trovare una sua via di unità».

A fatica, ma l’Europa tiene

Per la prima volta dal 1979, quando l'europarlamento fu votato direttamente dai cittadini, l'astensione non cresce: il numero dei votanti è sicuramente modesto (43 per cento), ma in linea con quello del 2009. All'Eurocamera irrompe la politica vera e propria, fatta di consensi elettorali, partiti, programmi, leader, strategie e alleanze. Il nome del prossimo presidente della Commissione ne sarà una riprova.

Se la “generazione Erasmus” dice no all’Europa

Il sociologo Piergiorgio Corbetta analizza le scelte della generazione Erasmus che sembra rifiutare i partiti tradizionali quando non addirittura il voto: «In tutta Europa c'è una situazione di crisi e c'è bisogno di trovare un capro espiatorio. Per esempio, l'euro…». A questo si aggiunge che i giovani «hanno meno fedeltà di partito, e sono più propensi ad abbracciare nuove idee». Inoltre «non hanno idea di classe, sono deideologizzati».

Votare si deve. Nonostante tutto

Più facile recarsi alle urne per le amministrative. Più complicato trovare le motivazioni giuste per il rinnovo del parlamento europeo. Abbiamo una moneta comune, ma dobbiamo ancora gettare le basi per una politica comune. Accadrà questa volta, pur in presenza di una forte spinta nazionalista e populista? Difficile dirlo.

«Chiesa, occhi aperti contro la corruzione»

Il magistrato Raffaele Cantone, neo "supercommissario" per l’Expo spiega perché ha accettato l’incarico: «Don Milani mi pare dicesse che è facile tenere le mani pulite tenendole in tasca». Apprezzamento per le parole di papa Francesco contro la corruzione che sono «un richiamo forte all’interno della chiesa». Sul fronte antimafia chiede «un maggiore impegno contro la corruzione da parte delle parrocchie».