Chissà cos’avranno pensato molti tra i lettori di giornali, gli spettatori delle tv locali e nazionali, i comuni cittadini, vedendo che tra i primissimi incontri del nuovo papa Leone XIV c’è stato quello con la stampa.
Che cosa rimarrà di tutte le trasmissioni tv, i lunghi speciali radiofonici, le (spesso bellissime) pagine speciali sulla stampa che stiamo seguendo e leggendo in questo giorni “sospesi” tra la morte di papa Francesco e l’elezione del suo successore?
Sono ancora vive nei nostri occhi le toccanti immagini dei funerali di papa Francesco. Ma l’inizio di questa settimana che, dalle esequie di sabato 26 aprile, ci conduce all’apertura del Conclave del 7 maggio ha il sapore di un brusco risveglio.
Commozione e attesa. La Chiesa e il mondo, di fronte alla morte di papa Francesco, sperimentano questi sentimenti in un clima sospeso tra l’“è stato” e il “sarà”.
Direttore, con la recente scomparsa di mia sorella Maria Vittoria sono persuaso dell’urgenza di riuscire – davvero e fino in fondo – ad avviare un pubblico confronto di esperienze, riflessioni, scelte intorno al sottile e delicato confine fra il “vivere già come morti” e il “morire da vivi”.