Campoverardo. Grazie all’opera del circolo Noi e di un altro gruppo di volontari sono state recuperate e restaurate altre tre antiche epigrafi. Con la loro valorizzazione, si è creato un piccolo percorso museale esterno sulla storia del paese del Veneziano
C’è Varg che ha il pelo completamente bianco, quasi candido; poi Steel che è soprattutto nero, con parte del muso e zampe bianche; Robin color agouti (è un tipo di colorazione della pelliccia in cui ogni pelo mostra due o più bande di pigmentazione e l’aspetto generale risulta grigiastro con parti bianche); Rookie è piebald, cioè a macchie scure su un manto bianco; Jegger è grigio, caratteristico dei lupi.
Debora Spolverato, classe 1974, nata nel mese di Maria, «quando il risveglio della primavera è già accesa di colori e profumi», come ama dire, è un’artista che ha sempre vissuto in mezzo ad acquerelli e colori pastello, delicati, leggeri, un po’ impalpabili.
Da Cittadella alla Cina. Nel 2009, Cristina – dopo aver vissuto infanzia e adolescenza con la famiglia in Cile, tra progetti di accoglienza, studio e vita di parrocchia – si è trasferita in una metropoli con 25 milioni di abitanti. Qui vive con alcune bambine orfane e disabili
Un amore: quello di Alessio Fochesato, 45 anni di Vicenza, con Elisa Cussadie-Triberti, 35 anni di Tombolo (Padova). Una passione: quella per il circo dove lui è “arrivato”, mentre lei vi è nata (circo Triberti). Un premio: il terzo posto (il “Clown di bronzo”) al recente Festival internazionale del circo di Montecarlo, che per i circensi equivale all’Oscar del cinema.
Emilio Scudellaro. Non ha ancora 18 anni quando, il 21 aprile 1918, viene mandato in guerra. Muore quello stesso anno... Di lui, di cui ha sempre visto la foto a casa dei nonni, ha voluto conoscere di più Alberto Sturaro. Fino a farlo inserire nell’Albo d’oro dei caduti della Grande Guerra
Atelier 1 bis è il nome del collettivo di una decina di giovani artisti padovani e della provincia e sorge lungo via Ticino, nel quartiere Arcella. L’intuizione è nata dal gestore di questo spazio che ha deciso di “donare” parte della struttura per accogliere nuove contaminazioni
«Erano le quattro del pomeriggio del 22 giugno 2018. Mi alzai dal letto. Mi accorsi di aver riposato quasi due ore. Il dolore ai denti si era miracolosamente attenuato. “Valerya”, per un attimo, aveva deciso di mollare la presa, nonostante avesse conquistato buona parte del mio volto. Stavo sognando? Decisi di prendere la palla al balzo».
“Only through community” è il motto condiviso dalle due realtà che credono nel valore di persone con e senza disabilità che vivono e operano insieme. Il centro Saint Martin e l’Arche Kenya da quindici anni si prendono cura insieme degli ultimi tra gli ultimi: sono le persone con disabilità, i malati mentali che la società africana non riesce ad accogliere