Fatti
Non solo elezioni Politiche nel 2027. A Padova, tra maggio e giugno, si giocherà una partita altrettanto appassionante. Quella per l’elezione del nuovo sindaco e del consiglio comunale: Sergio Giordani, in sella dal 2017, non è rieleggibile per il terzo mandato, ma ha promesso di sostenere il centrosinistra con una sua lista civica.






Il primo a scendere in campo è stato Roberto Marcato, 58 anni, consigliere regionale della Lega-Liga Veneta, che alle Regionali di novembre 2025 ha ottenuto nel Padovano la bellezza di 11.372 preferenze (1.157 nella città del Santo). Marcato si è fatto le ossa a Piombino Dese, dove risiede, prima di approdare in Provincia nel 2004. Assessore all’Ambiente nel secondo mandato di Vittorio Casarin, è poi diventato vicepresidente con Barbara Degani.
Eletto in consiglio comunale a Padova nel 2014, Marcato ha presieduto l’assemblea per un anno. Poi è stato eletto in consiglio regionale e nominato da Luca Zaia assessore allo Sviluppo economico. Nel 2020 si è guadagnato il secondo mandato al Ferro-Fini e la conferma come assessore. Il 15 luglio il “Bulldog”, autocandidatosi a sindaco per il centrodestra, ha ottenuto il placet del direttivo cittadino della Lega. Con la benedizione del presidente del Veneto, Alberto Stefani. «Tutti hanno detto che il mio è un bel nome, che la mia è una bella figura – ha sottolineato – La mia però dev’essere una candidatura condivisa da tutti. Invito i partiti a chiudere l’accordo entro settembre, perché Padova merita una campagna elettorale che sia profonda e sincera». Gli hanno promesso sostegno Federica Pietrogrande, confermata alla segreteria leghista di Padova Centro, e Paola Ghidoni, ora al vertice della sezione di Padova Sud.
Non direbbe di no a una candidatura a sindaco di Padova neppure Antonio De Poli, classe 1960, senatore-questore e segretario nazionale dell’Udc, che si è messo a disposizione del centrodestra: «Sono un uomo di squadra». Ne è prova l’accresciuta presenza, nelle ultime settimane, a eventi cittadini. Il curriculum di De Poli dà del filo da torcere pure a Wikipedia: sindaco di Carmignano di Brenta dal 1990 al 1995, anno in cui è stato eletto in consiglio regionale con il Ccd. Rieletto nel 2000, è stato nominato assessore regionale alle Politiche sociali. Nel 2004 è stato eletto al Parlamento europeo, ma l’anno successivo è tornato in Regione e poi nella giunta Galan. Nel 2006 è stato eletto al Senato, nel 2008 alla Camera. Nel 2009 si è candidato alla presidenza della Provincia, raccogliendo l’11,28 per cento. L’anno successivo ha corso per la guida della Regione, ottenendo il 6,39 per cento dei voti. Nel 2013 è tornato al Senato con la lista Con Monti per l’Italia. Nel 2016 è stato eletto presidente dell’Udc. Nel 2018 nuovi “passi” per Palazzo Madama nel collegio Veneto 5; nel 2022 è stato nel collegio uninominale Marche 2 di Ancona.
Ovviamente ogni decisione è rinviata al tavolo settembrino del centrodestra. Una parola decisiva dovrà essere pronunciata in merito da Mauro Fecchio, sindaco di Correzzola, che il 31 luglio è stato eletto presidente provinciale di Fdi grazie all’appoggio dell’assessore regionale Filippo Giacinti e del consigliere comunale Enrico Turrin. La corsa tra i meloniani è stata in realtà un monologo, giacché alla vigilia del congresso ha ritirato la sua candidatura Rocco Bordin, che aveva chiesto un rinvio dell’assemblea a settembre, ma non è stato accontentato.
All’assise Fdi non si è presentato neppure il capogruppo Matteo Cavatton, sostenitore di Bordin: a Palazzo Moroni dal 1999, assessore con Bitonci dal 2014 al 2016, Cavatton, dopo un lungo apprendistato, non disdegnerebbe di essere candidato a sindaco. Non si è vista nemmeno la consigliera comunale Elena Cappellini, che non si sentirebbe valorizzata appieno dal suo partito. A settembre farà la sua proposta per Padova anche il segretario cittadino di Forza Italia, Giampiero Avruscio.
Sul versante del centrodestra sarà della partita anche Bruno Cesaro, portavoce a Padova di Futuro Nazionale. «Nei nostri incontri parliamo chiaro di sicurezza, di orgoglio cittadino, di rispetto per il territorio – afferma l’alfiere vannacciano – E ancora di come costruire una destra, vera, autonoma, senza chiedere il permesso a nessuno». Cesaro, 68 anni, è già stato candidato sindaco nel giugno 2004, per Fiamma Tricolore, raccogliendo 489 voti, lo 0,42 per cento. E ancora nel 2014 per Padova Sociale, raccogliendo 777 voti (lo 0,70 per cento).
Nel centrosinistra i nomi più quotati sono quelli di due esponenti del Partito democratico: dell’ex vicesindaco e ora vicepresidente del Consiglio regionale Andrea Micalizzi (18.051 preferenze nel Padovano, di cui 8.581 nella città del Santo) e dell’attuale vice di Sergio Giordani, l’assessore al Commercio Antonio Bressa. In particolare Micalizzi, che il 16 luglio ha compiuto 50 anni, sta monitorando la situazione dell’ospedale di Padova Est, il cui progetto da 870 milioni pare impantanato, e ha intrapreso nelle ultime settimane un viaggio nei luoghi della sanità padovana. Ultime visite alla casa della comunità di Pontelongo e alla medicina di gruppo di Abano Terme e di Padova, in via Nazareth. «La medicina di gruppo – ha scritto Micalizzi – dimostra che quando i medici lavorano insieme, con una buona organizzazione e personale di supporto, migliora il servizio ai cittadini e migliora anche il loro lavoro. Oggi però questo modello riguarda solo il 20 per cento dei pazienti».
Bressa, 41 anni, si è invece impegnato, negli ultimi tempi, sul versante del consumo di suolo e della resilienza al cambiamento climatico. Insieme all’assessore Andrea Ragona, esponente di Coalizione Civica, Bressa ha presentato il Piano per la depavimentazione di Padova. Nel frattempo Coalizione Civica ha chiesto la convocazione di un incontro tra forze politiche e civiche interessate alla costruzione di una coalizione di centrosinistra, «a partire da quelle che oggi sostengono l’attuale maggioranza e senza esclusione nei confronti di chi oggi non siede in consiglio comunale».
Dirà la sua anche il movimento civico Orizzonti Padova, presieduto da Alessandro Dianin, 25 anni a ottobre, che ha ricevuto il testimone da Marco Carrai. «In vista delle Comunali 2027 – spiegano da Orizzonti – lavoreremo alla costruzione di un polo civico alternativo ai partiti che oggi governano la città. Restiamo aperti al confronto con quanti condividono il malessere espresso da Flavio Zanonato». L’ex sindaco ha infatti criticato il funzionamento del Partito Democratico della città di Padova: «Le scelte più importanti – ha puntato il dito Zanonato – sono state concentrate nelle mani di una ristrettissima cerchia di persone e, in particolare, di una figura che ha esercitato un’influenza determinante: il portavoce del sindaco, Massimo Bettin».
Chi sarà il nuovo presidente della Provincia? Lo decideranno martedì 15 settembre (urne aperte dalle 8 alle 21) i sindaci e i consiglieri dei 101 Comuni padovani.
Il 30 luglio Sergio Giordani ha concluso il suo mandato quadriennale e ha firmato il decreto di indizione delle elezioni. La poltrona spetterà a un esponente della Lega. Quattro sindaci hanno dato la loro disponibilità alla segreteria del Carroccio. Si tratta di Nicola Pettenuzzo, segretario provinciale della Lega e sindaco bitonciano di San Giorgio in Bosco; Daniele Canella, sindaco di San Giorgio delle Pertiche, già vicepresidente della Provincia dal 2001 al 2006, vicino però a Roberto Marcato; Marco Agostini, primo cittadino di Mestrino; Martina Rocchio, sindaca di Curtarolo, vicina alle posizioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari.