Mosaico
La “chiave di volta” è la pietra posta al vertice di un arco o di una volta. È lavorata o “acconciata” (da qui il nome di “concio”) ed ha un ruolo fondamentale: è un indispensabile elemento di congiunzione tra i vari elementi e distribuisce il peso retto dall’arco sui pilastri laterali. È l’elemento portante, attorno al quale ruota l’intera struttura.
Nella chiesa di Santa Maria a Lyskirchen, risalente al XII secolo, la più piccola delle dodici grandi chiese romaniche, che sorge nella parte meridionale del centro storico di Colonia, la chiave di volta è una finestra aperta sul cielo. Naso all’insù, lo si può ammirare ancora oggi. Un cielo azzurro, tempestato di stelle, così come è stato dipinto nella seconda metà del XIII secolo, quando furono realizzati gli affreschi della volta della navata centrale, rimasti intatti nel corso dei secoli e che non sono stati danneggiati dai bombardamenti aerei alleati del 1942/43.
“Schlussstein”, “chiave di volta”, è il titolo del progetto artistico realizzato nella chiesa di Santa Maria a Lyskirchen, da Alwine Baresch, giovane artista di 31 anni originaria di Cransebes (Romania), la prima ad aver vinto una borsa di studio nel nuovo programma “Artist in Residence” dell’arcidiocesi di Colonia.
“Artist in Residence” è un’iniziativa nata dalla collaborazione tra l’Unione degli artisti di Colonia, l’assistenza spirituale per gli artisti dell’Arcidiocesi di Colonia e la parrocchia del centro storico della città tedesca. A partire dal 2025, ogni anno in primavera e in autunno, viene invitato un giovane artista emergente a vivere e lavorare in maniera creativa per due mesi come artista in residenza nei locali della parrocchia di Santa Maria a Lyskirchen, dove oltre ad un piccolo appartamento, gli viene messo a disposizione anche un atelier dove dar forma alle proprie opere. Durante questo periodo l’artista è chiamato a realizzare un progetto. Può farlo in piena autonomia o coinvolgendo le persone della comunità parrocchiale. Al termine del suo soggiorno le opere realizzate diventano protagoniste di una mostra personale e di un workshop in cui l’artista racconta il “work in progress” dialogando con il pubblico.
Alwine Baresch, classe 1995, vive e lavora a Braunschweig, la seconda città della Bassa Sassonia dopo la capitale Hannover. È arrivata nella parrocchia di Santa Maria a Lyskirchen il 5 ottobre dello scorso anno. “Al centro della sua attività artistica c’è il paesaggio – si legge nel post di presentazione pubblicato sull’account Ig di “Artist in Residence” –, ma non come pura rappresentazione della natura, ma come struttura complessa di reale, immaginario e astratto. Su tele di grande formato combina elementi naturalistici come forme libere per creare universi visivi sconcertanti e carichi di tensione”. Il prossimo 11 giugno le opere realizzate in questi mesi di “residenza”, saranno esposte all’interno della chiesa. Quattro tele di grandi dimensioni – ciascuna misura 6 x 4 metri, vale a dire grandi tanto quanto un miniappartamento – che verranno appese alla galleria (matroneo) della chiesa. Un piccolo assaggio lo si può vedere sull’account Ig della giovane Baresch, che in questi giorni ha raccontato la sua esperienza al portale tedesco katolisch.de.
“Nei miei quadri – spiega – elaboro principalmente le esperienze che vivo nella vita quotidiana o durante i viaggi. Anche l’ambiente in cui lavoro mi influenza. A Colonia, ad esempio, mi trovavo nel cuore della città, nella chiesa di Santa Maria a Lyskirchen e questa si ritrova anche nei miei quadri. Un colore che mi piaceva particolarmente, ad esempio, l’ho “rubato” dalle vetrate della chiesa. Mi hanno colpito molto anche gli affreschi medievali della chiesa: in un quadro, ad esempio, ho fatto riferimento al cielo stellato delle volte e ho dipinto piccole stelle nel mio paesaggio”.
Quella per la pittura è una passione che Baresch coltiva fin dai primi anni di scuola. Nel tempo ha sperimentato tutte le tecniche, dal ritratto alla pittura di nudo. Ma fin da subito è stata affascinata in modo particolare dalla pittura di paesaggio.
La scelta di candidarsi per la borsa di studio di “Artist in Residence” è nata dopo aver visto le foto dell’interno della chiesa di Santa Maria a Lyskirchen. “Sono stata immediatamente ispirata dai suoi affreschi. Il fatto di essere “in residenza” prevede un lavoro legato a un progetto e raramente ho sentito parlare di qualcosa di simile in una chiesa. Sono cresciuta cattolica e sono credente e quindi questo progetto mi ha colpita”.
Il progetto di Baresch nasce – come si può vedere dalle foto pubblicate su Ig – da un piccolo schizzo in bianco e nero, tracciato con una matita su un foglio di carta bianco. Un foglio che poi è “lievitato” a tal punto da diventare una enorme tela di 24 metri quadrati, fissati su un grande telaio in legno, sul quale, giorno dopo giorno, i colori hanno trovato il loro posto.
“Quando si tratta di quadri così grandi – spiega l’artista – per prima cosa faccio un piccolo schizzo, perché in questi casi si rischia di perdere la visione d’insieme. Un aspetto legato anche al fatto che nei quattro mesi in cui ho lavorato a Santa Maria a Lyskirchen, ho potuto lavorare solo stando accovacciata a terra. Quando il primo quadro è stato completato e si doveva asciugare, lo abbiamo appeso dalla galleria. E osservandolo ho notato subito molti punti che volevo ritoccare. Sono molto perfezionista. Riesco a godermi i miei quadri solo a posteriori, con il senno di poi”.
Baresch ha completato i primi due quadri durante la permanenza a Santa Maria a Lyskirchen. Gli altri due sono in lavorazione nel suo laboratorio a Braunschweig. “Sono curiosa di vedere il progetto finito. Per me è importante che i quattro quadri nel loro insieme costituiscano un’opera completa. Desidero riprendere alla lettera la tavolozza dei colori dei primi due quadri. Ma mi piacerebbe anche cambiare qualcosa. Qui nel mio studio ho la possibilità di appendere i quadri. A Colonia, nella galleria della chiesa, non mi era possibile farlo”.
Nei mesi di permanenza a Colonia, Baresch ha potuto conoscere da vicino la comunità parrocchiale. E più di qualcuno ha collaborato direttamente con lei nel reperimento dei materiali e degli attrezzi, così come nelle piccole cose di ogni giorno. “Ho imparato che è possibile risolvere i problemi e allo stesso tempo ho potuto trarne diversi spunti per progetto futuri”.
“Non so come apparirà la chiesa di Santa Maria a Lyskirchen quando tutti e quattro i quadri saranno appesi alle tribune – spiega l’artista a katholisch.de – sicuramente questo cambierà in maniera sostanziale lo spazio. Ma non voglio fare concorrenza all’architettura. Con la mia arte sarò temporaneamente presente in questo spazio e contribuirò a plasmarlo per un breve periodo”.
“Tutte e quattro le tele del progetto saranno appese in chiesa e i visitatori si troveranno nel mezzo del mio paesaggio, che si collega direttamente agli affreschi. Si verrà a creare un’interazione tra il mio lavoro e lo spazio della chiesa. I miei quadri si inseriscono tra il pavimento scuro, le tonalità calde della terra e gli affreschi della chiesa, dando vita a un grande insieme”.
Un’interazione, questa, che è parte stessa del progetto “Artist in Residence”, che – nella più piccola delle dodici chiese di epoca romanica di Colonia – permette al passato e alla tradizione di incontrare le moderne espressioni dell’arte contemporanea. I giovani artisti sono invitati ad affrontare temi cristiani e questioni attuali tenendo conto sia della tradizione che dell’avanguardia. Il soggiornare per due mesi nella comunità permette loro di confrontarsi direttamente con il contesto sociale e religioso in cui si inseriranno le loro creazioni. “L’obiettivo di questo progetto – si legge sul sito dell’arcidiocesi di Colonia – è quello di formulare un messaggio artistico, di trovare una forma che riprenda temi cristiani o questioni sociali attuali, per rispondere ad essi in modo contemporaneo al presente e per un futuro aperto, orientato all’ecologia e, in generale, umanamente e cristianamente vivibile, oppure di sollevare tali questioni attraverso le loro espressioni artistiche”.
Le opere di Alwine Baresch sono come “chiavi di volta”. “Mostrano un’estetica fragile – si legge sull’account Ig di “Artist in Residence” – a metà strada tra paradiso e distopia: parti dell’immagine si inclinano, si spostano o si riflette nelle masse d’acqua, chiaro riferimento alla distruzione dell’ambiente e allo scompenso degli equilibri ecologici. In questo straniamento si apre una bellezza particolare, quasi consolatoria. In mezzo alle fratture si trova una natura intatta, un appello a preservarla e a non dimenticare il valore delle cose fondamentali della nostra vita”.