Idee
“Educare ad abitare il digitale in modo umano, senza che la verità si perda dietro la moltiplicazione delle connessioni, perché la rete possa essere davvero uno spazio di libertà, di responsabilità e di fraternità”. L’appello rivolto ai vescovi italiani incontrati ad Assisi il 20 novembre, è di papa Leone XIV e richiama una delle sfide più impegnative per l’intera società.
Negli stessi giorni nel corso di un forum a Dublino sulle nuove tecnologie sono state denunciate le crescenti espressioni di odio e di violenza che appaiono sui social.
La preoccupazione sta crescendo di fronte al ripetersi, anche nel nostro Paese, di aggressioni verbali e fisiche che, irresponsabilmente, trovano nell’on line un terreno fertile.
Il fenomeno è talmente vasto e fuori controllo da chiedere che accanto alle persone preposte al monitoraggio di quanto viene pubblicato sulle piattaforme ci sia l’Intelligenza artificiale che con la sua velocità di elaborazione dei dati può diventare un alleato prezioso nella lotta ai linguaggi e alla cultura dell’insulto, del disprezzo, dell’offesa.
Per la piattaforma TiK Tok operano in Europa 6000 moderatori, persone in carne e ossa, che impegnano le loro giornate a guardare e rimuovere video violenti e degradanti che una persona normale non riesce a sopportare neppure per qualche istante.
Da proteggere da questa deriva sono i piccoli che più di altri esposti alla forza della violenza rischiano di assorbire come spugne messaggi manipolatori e distruttivi.
L’allarme è così alto che alcune piattaforme digitali stanno correndo ai ripari consapevoli dei danni che stanno provocando.
Questa sorta di ripensamento non convince più di tanto le associazioni civili che operano nel settore certe che non siano le questioni etiche a modificare le strategie dei social ma siano solo gli affari, i soldi, il potere che consente loro di condizionare quello politico.
Ci sono Paesi nel mondo che si stanno muovendo per la tutela dei minori che è la tutela del futuro ma l’impresa può fallire se viene a mancare una proposta credibile a livello educativo. Famiglia, scuola, società e istituzioni non possono tardare nel prendere misure efficaci.
Solo con un risveglio comune della coscienza civile e di quella politica si potranno convincere le grandi aziende dei social ad assumersi maggiori responsabilità sul controllo dei contenuti e sulla verifica dell’età dei propri utenti. Deve essere comunque chiaro che per tradurre in concretezza l’appello di Leone XIV a “educare ad abitare il digitale in mondo umano” occorrono adulti autorevoli, competenti e credibili che si impegnino in un dialogo a tutto campo con i giovani, le istituzioni e le piattaforme. La sfida è davvero grande e inquietante, per rispondere occorre un pensiero critico che sappia confrontarsi con la complessità. Non serve essere apocalittici e neppure serve essere integrati.