Idee
Ancor più in questa estate rovente la Comunità di Sant’Egidio è in prima linea per l’aiuto e la vicinanza ai più fragili delle nostre città, gli anziani. Una precarietà spesso amplificata dalla solitudine. Basti pensare che solo in Veneto si stima siano più di 17 mila quelli che dichiarano di non avere nessuno su cui contare. «Caldo, età avanzata e solitudine sono tre fattori che aumentano drasticamente la vulnerabilità delle persone – spiega Alessandra Coin, responsabile della Comunità di Sant’Egidio in Veneto – Perciò la Comunità pone al centro il contrasto all’isolamento con varie proposte».
La responsabile cita, in proposito, le “convivenze solidali”, un modello abitativo che permette a due, tre o quattro persone di condividere un appartamento, decidendo di vivere insieme e mettendo in comune le proprie risorse in modo proporzionato. «L’obiettivo è creare o ricreare, per chi l’avesse persa, una dimensione familiare – aggiunge Coin – Ogni inquilino conserva il proprio spazio privato, ma sono previsti ambienti comuni dove poter stare insieme e socializzare. Questi appartamenti sono “case tra le case” integrate nei quartieri e inserite in una fitta rete di volontari, operatori e servizi territoriali sociosanitari legati ai comuni di appartenenza».
A Padova, la Comunità di Sant’Egidio gestisce direttamente due di queste realtà ed è prossima all’apertura della Casa dell’amicizia nel quartiere Portello. Questa nuova struttura ospiterà altri due appartamenti: uno destinato a due persone e l’altro in grado di accoglierne fino a sei.
I volontari della Comunità garantiscono la gestione e la supervisione degli appartamenti legati alle “Convivenze”, ma il loro raggio d’azione è molto più ampio. Sono infatti circa un migliaio gli anziani isolati o a rischio isolamento, seguiti e monitorati costantemente nei vari quartieri di Padova, consentendo loro di continuare a vivere a casa propria. Diversi di questi interventi rientrano nel progetto “Viva gli anziani!” che consiste nel monitoraggio degli over 80 ed è attivo da anni anche a Padova. «La forza di questa iniziativa sta nella rete che si è costituita: vi partecipano infatti non solo i volontari dell’associazione ma anche medici di medicina generale, familiari, commercianti del quartiere, parrocchie e realtà locali».
I risultati sul territorio sono tangibili: nel solo quartiere Portello di Padova la Comunità monitora circa 300 ultraottantenni, mappando l’82 per cento della popolazione over 80. «Non siamo riusciti a registrarli tutti perché alcuni sono reticenti. Il quartiere Portello vuole così essere un modello da seguire e replicare sia in altre zone di Padova sia altrove, per questo importante servizio che si è fatto per gli anziani».