Idee
“Ascolta la voce che ti mette in guardia:/ con il male non si cancella il male./ Chi infligge tormento non sarà liberato dal tormento!/ Guarisci e sarai liberato dall’odio./ Che muoia chiunque abbia decretato la morte?/ Vuoi forse colpire chi ti ha oppresso?/ Che muoia di fame chi ha accolto la guerra,/ e che nessuno sia benvenuto finché non sia pentito…?/ Prima di giudicare, chiediti con pazienza:/ quanti tra noi sono senza colpa?/ E se ti senti nel giusto e sai di essere puro, distruggi le tue illusioni, Shylock!”.
Questo è l’incipit di una poesia dedicata “All’Austria”, pubblicata nel 1945, ma quanto mai attuale. Parole nate dalla penna di Erika Mitterer, scrittrice austriaca non molto conosciuta, di cui in questi giorni si celebra il 120° anniversario della nascita. Per l’occasione la “Österreichische Mediathek” ha pubblicato sulla sua pagina Fb un estratto audio di una sua intervista rilasciata nel 1975.
Erika nasce a Vienna nella primavera del 1906. Fin dai tempi della scuola coltiva un particolare interesse per la letteratura mondiale e, in particolare, per Goethe e “i russi”, ossia Tolstoj e Dostoevskij. La scelta di intraprendere una professione nel settore sociale non spegnerà il suo amore per la scrittura e la poesia. Ha appena 18 anni quando, nel maggio 1924, scrive per la prima volta a Rainer Maria Rilke (1875-1926), scrittore, poeta e drammaturgo austriaco di origine boema, considerato oggi uno dei più importanti poeti di lingua tedesca del XX secolo. Erika inizia a leggere i suoi componimenti quando di anni ne ha 16 e ne rimane affascinata. All’epoca non esistevano i social e le moderne app di messaggistica. Ma c’erano carta e penna. Erika decide di scrivere a Rilke e lo fa nel linguaggio a lei più consono: la poesia. E lui le risponde con una poesia. È il primo atto di un intenso scambio epistolare – composto da oltre 170 poesie di Mitterer e una cinquantina di Rilke – che durerà due anni, fino all’ottobre 1926. In quello che è stato un “Besitzlose Liebe” (Amore senza possesso) – come recita il titolo della raccolta completa del loro scambio epistolare poetico pubblicato nel 2001 – Rilke e Mitterer non si sono mai incontrati, se non una volta. In più occasioni lo scrittore, da tempo sofferente, aveva invitato la giovane a Muzot, ma invano. Erika accetta l’invito solo diversi mesi più tardi, quando viene a sapere che l’amato poeta soffriva di una rara forma di leucemia, che il 29 dicembre 1926 lo poterà alla morte.
Ad oggi il suo scambio epistolare con Rilke è considerato la sua pubblicazione più famosa, ma dalla penna di Erika Mitterer sono usciti molti altri scritti, che possiamo definire sicuramente attuali. Il suo confronto con la politica del potere – con cui si confrontò negli anni del nazionalsocialismo – il suo sguardo su come nasce l’odio nel mondo e la sua posizione di contrapporre ai gridi di guerra i colloqui di pace, ne fanno una autrice di grande attualità.
Accanto al lavoro come assistente sociale in diversi Länder austriaci, Erika porta avanti anche la sua attività di scrittrice, a cui si dedicherà maggiormente dopo il 1930 quando, alla morte della madre, è costretta ad abbandonare i suoi progetti professionali per occuparsi della casa e del padre. Ed è proprio in questo momento di rinuncia forzata, che prende il via una stagione di intensa attività letteraria, che la porterà a viaggiare molto e a tessere contatti e amicizie con molti scrittori e poeti del suo tempo.
Nel 1934 completa il suo primo grande romanzo, “Wir sind allein” (Noi siamo soli), in cui si occupa di persone socialmente svantaggiate di origine proletaria e ne descrive le condizioni di vita opprimenti e misere. La pubblicazione del libro viene però bloccata nel momento in cui giovane scrittrice austriaca testimonia la sua posizione di resistenza intellettuale nei confronti delle tendenze politiche dominanti. Erika si rifiuta, infatti, di rielaborare il manoscritto e di modificare il personaggio di un simpatico medico ebreo che curava i poveri, così come richiesto dalle autorità di censura del regime nazista. Il libro, in cui Mitterer dipinge uno spaccato dell’antisemitismo diffuso nella società degli anni Venti, che allo stesso tempo condanna e smaschera, verrà pubblicato solo nel 1945.
Una critica velata al regime nazista la si trova anche nell’opera “Der Fürst der Welt” (Il principe del mondo), una delle opere più significative dell’emigrazione interiore, a cui la scrittrice lavora per sette anni. Il romanzo è ambientato in una città della Germania della prima metà del XVI secolo, per mostrare attraverso un’analogia con l’Inquisizione e i processi alle streghe, come in una società apparentemente funzionante possa verificarsi la “pressa del potere da parte del male”. Tradotto in norvegese e inglese, il romanzo è potuto uscire nel 1940, perché i nazisti lo interpretarono come ostile alla Chiesa cattolica. I lettori attenti, tuttavia, sono riusciti a cogliere chiaramente le intenzioni dell’autrice. Ne è testimonianza una riflessione del politico austriaco Viktor Matejka, che dopo la guerra scrive: Il mio successivo contatto intenso con la letteratura di Erika Mitterer è avvenuto nel campo di concentramento di Dachau. Il suo “Il principe del mondo” è stato per me e per i miei amici una sorta di resistenza”.
Fortunatamente Erika non viene perseguita penalmente per questo suo scritto, che la fa conoscere anche al di fuori dei confini nazionali.
Sposata nel 1937 con il dottor Fritz Petrowsky, l’anno successivo Erika dà alla luce Christiane, la prima dei loro tre figli. Dopo il racconto “Begegnung in Süden” (Incontro al Sud) nel 1941, l’anno successivo pubblica “Die Seherin” (La veggente). In quell’anno nasce Martin, il suo secondogenito. Due anni più tardi è costretta a lasciare Vienna. Nel suo appartamento, infatti, vengono “alloggiati con la forza” dei profughi delle bombe e lei, con i suoi due bambini trascorre l’inverno nella casa estiva a Kritzendorf, vicino a Vienna. Nel 1947 nasce Stefan, in terzogenito e nel 1948, Erika riceve il Premio della città di Vienna per la letteratura. Sarà il primo di una lunga serie di riconoscimenti. Due anni più tardi esce la “Corrispondenza in versi con Erika Mitterer”, tratto dal lascito di Rainer Maria Rilke, contenente solo quelle poesie della Mitterer necessarie a comprendere quelle dello scrittore austriaco. L’edizione completa uscirà, poi, nel 2001. Nel 1951 Mitterer pubblica “Die nackte Warheit” (la nuda verità), in cui racconta il suo rapporto con Rilke e tre anni più tardi scrive l’opera teatrale “Arme Teufel” (povero diavolo), l’unico dramma scritto da una donna nell’Austria degli anni Cinquanta. L’opera andrà in scena per la prima volta nell’ottobre 2005, alla Freie Bühne Wieden” di Vienna.
Nel 1965 Erika si converte dalla fede evangelica al cattolicesimo. Una conversione testimoniata da tre successive raccolte di poesie di carattere religioso. Partecipa al digiuno internazionale per la pace delle donne a Roma e inizia la sua collaborazione con il servizio di assistenza telefonica. Nel 1987 si trasferisce in una casa di riposo insieme al marito, che morirà agli inizi del 1996.
Sebbene Erika Mitterer venga associata ad un cattolicesimo preconciliare e si sia convertita proprio per i suoi rigidi dogmi, era “tutt’altro che un’autrice cattolica convenzionale”. A parlare, in un’intervista a Kathpress, è Wynfrid Kriegleder, letterato, professore universitario e presidente della Società Erika Mitterer, la realtà che porta avanti la memoria della scrittrice austriaca, che in occasione del 120° anniversario della sua nascita ha organizzato diversi eventi. Uno di questi è la conferenza internazionale “Erika Mitterer e la letteratura cristiana-cattolica (internazionale) dal volgere del secolo agli anni Cinquanta”, in programma dal 6 all’8 maggio a Vienna, nella sede della Società austriaca di letteratura.
“Il suo costante confronto con il periodo nazista, la politica del potere e la rimozione dei traumi nel dopoguerra rende la sua letteratura attuale ancora oggi – sottolinea Kriegleder – ma le sue opere non hanno solo un messaggio politico umanistico. In esse affronta ripetutamente anche questioni religiose esistenziali”. Come in “All’Austria”:
“Osa ancora una volta, anche se potresti essere disprezzato per questo,/ e raccoglie amore dove ha seminato odio…/ Solo l’amore alla fine sradica gli orrori/ e ricostruisce una casa solida dalle rovine!/ Non ascoltare le vecchie parole ‘occhio per occhio e dente per dente’,/ ascolta quella nuova, vecchia di duemila anni ed eternamente nuova;/ mostrati fedele a ciò che non si è mai compiuto!/ Oh, ascolta la voce che parla con giubilo:/ Solo la luce rischiara le tenebre!/ Non nel bagliore giallo e fumante della vendetta,/ nel fuoco dell’amore il mondo risplende puro!”.