Chiesa
Nelle scorse settimane, le parrocchie e gli enti diocesani hanno ricevuto una nota operativa riguardante il “Conto termico 3.0”. «Rientra – spiega Alessandro Perego, responsabile del Servizio di amministrazione per enti e parrocchie – in un’operazione che stiamo cercando di compiere con regolarità: cioè inviare delle informazioni esplicative, a parrocchie ed enti diocesani, sulle novità normative che potrebbero interessarli per qualche aspetto. Tali note sono formulate a domande, le cosiddette Faq (Frequently asked questions, cioè “domande frequenti”), in modo che siano semplici e chiare».
Il “Conto termico 3.0” è una novità normativa che riguarda un incentivo statale a fondo perduto per privati e imprese che intendono compiere interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici. «È una misura significativa – sottolinea Perego – prima di tutto perché non è un bonus. Vuol dire che non dà un beneficio fiscale da recuperare negli anni, ma dà un contributo economico. A questa tipologia di beneficio possono accedere anche le parrocchie e gli enti diocesani; le parrocchie, in particolare, possono accedere al contributo sia per gli edifici residenziali, quindi le case canoniche, sia per gli edifici destinati al settore terziario, cioè chiese, patronati, scuole dell’infanzia. Rispetto a questa tipologia di edifici, l’intervento più importante è quello della sostituzione delle caldaie tradizionali con pompe di calore elettriche».
C’è poi tutta una serie di interventi complementari che, in alcuni casi, possono essere eseguiti anche separatamente, come – ad esempio – la sostituzione di serramenti e infissi, l’isolamento dell’involucro edilizio, l’illuminazione interna ed esterna con sistemi di alta efficienza (led, ad esempio). «Una particolarità è legata agli impianti fotovoltaici: possono essere finanziati solo se collegati alla sostituzione dell’impianto termico».
C’è una avvertenza importante da tenere presente prima di avviare qualsiasi tipo di intervento: «L’incentivo, che varia a seconda della tipologia dell’intervento (massimo il 65 per cento della spesa sostenuta), non è certo. Nel senso che il “Conto termico 3.0”, pur non avendo una scadenza fissa (a differenza dei bonus), prevede un limite di risorse annualmente disponibili. Siccome la richiesta di rimborso va fatta dopo aver effettuato l’intervento, non è detto che ci siano ancora fondi. Certo, questa misura viene ri-finanziata ogni anno».
Modalità, condizioni di accesso e la misura dell’incentivo sono più favorevoli quando la parrocchia o l’ente diocesano è iscritto al Runts, il Registro unico nazionale del Terzo settore, e svolge attività d’interesse generale con modalità “non commerciali”. «Gli Enti del Terzo settore possono prenotare il finanziamento, hanno diritto a un anticipo del 50 per cento a inizio lavori, all’erogazione di una rata circa a metà dell’intervento e al saldo a fine lavori. In tutti gli altri casi, l’incentivo verrà erogato solo a conclusione dell’intervento».
La nota sul “Conto termico 3.0” si rivolge soprattutto «a quelle parrocchie che avevano già in mente di compiere un intervento di efficientamento energetico. Non si vuole spingere ad avviare lavori non necessari, ma solo aiutare chi li ha già il programma. In questo senso va la scelta, quando autorizziamo un intervento come Diocesi, che sia prima di tutto sostenibile dal punto di vista pastorale, tecnico-edilizio ed economico. Il “Conto termico 3.0” aiuta su questo fronte, ma a monte deve esserci un intervento necessario. Se la caldaia va cambiata perché non funziona più, allora vale la pena prendere in considerazione a questo incentivo a fondo perduto. Certo, la valutazione se cambiare o no la caldaia va fatta da parte di tecnici di fiducia della parrocchia; chi non li ha può rivolgersi a noi… Fatta la valutazione allora la parrocchia, o l’ente, si confronta con gli uffici diocesani competenti per tutti gli aspetti autorizzativi.