Idee
Una strategia a brevissimo termine e una a medio-lungo per affrontare una crisi mondiale che nemmeno chi l’ha scatenata sa quanto durerà e come evolverà. Quella immediata prevede di risparmiare ed ottimizzare tutti su tutto: dall’utilizzo dell’auto (con questi prezzi dei carburanti…) allo spreco di elettricità; dalla spesa al supermercato – certi prodotti stanno già scontando fin d’ora l’aumento dei costi di trasporto, vedi l’ortofrutta – alle vacanze in giro. Nulla che ogni italiano non metta già in pratica senza aspettare il consiglio o l’imposizione governativa.
D’altro canto, il governo ha le armi scariche. Ha giocato l’unica carta buona – quella della diminuzione delle accise sui carburanti – e l’ha giocata male e senza frutto: con una colossale spesa di quasi un miliardo e mezzo di euro ha tagliato le accise fino ad inizio maggio, peccato che nel frattempo i prezzi (soprattutto del gasolio) siano cresciuti ancor di più, vanificando l’effetto-sconto. Altri soldi in cassa non ce ne sono. Si parla poi di smart working per la pubblica amministrazione, per risparmiare a qualche migliaio di italiani i costi del pendolarismo. Robetta.
Diventa invece imprescindibile per tutti, singole famiglie come aziende di qualsiasi taglia, diventare il più possibile autonomi sul fronte energetico, il vero tallone d’Achille italiano, “laddove la Spagna ha fatto forti investimenti nelle rinnovabili – afferma il professore di Economia dell’energia dell’Università di Padova, Arturo Lorenzoni – e oggi è meno dipendente dall’estero e ha i prezzi dell’elettricità tra i più bassi d’Europa”. Per il docente, “il mondo dell’energia sta cambiando protagonisti e i benefici pian piano sono conquistati dai cittadini, prima sul piano ambientale, presto anche su quello economico”.
Quindi impianti di produzione, a cominciare dai pannelli fotovoltaici; di conservazione (batterie sempre più efficienti); di ottimizzazione dei consumi, come gli stabilizzatori di corrente e le pompe di calore. Nuove e più efficienti reti di trasporto, nuovi fornitori.
Dopo le ultime crisi mondiali, l’Occidente sta spostando l’attenzione e gli investimenti dai fornitori più economici a quelli più “sicuri”: quindi la ricerca di partnership per il metano con Argentina, Brasile, Canada oltre che Usa, piuttosto che Russia o Paesi del Golfo Persico. Nuovi elettrodotti con i Balcani e l’Africa; ulteriore sviluppo della tecnologia basata sull’idrogeno, che ci salverà tutti nei prossimi decenni.
Tutto molto bello e giusto, salvo un particolare: quanto durerà questa ennesima crisi mondiale? Quanto colpirà un mondo sempre più interconnesso? E come si evolverà, visto che ormai queste crisi fioccano come multe nelle Ztl cittadine?
Un esempio su tutti: come affronteremo noi italiani un prezzo del gasolio a 3 euro al litro? O una carenza dello stesso? Senza l’abbattimento attuale delle accise, stiamo già puntando a quota 2,5 euro…