Fatti
Due proposte di legge dell’Udc per l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore nei luoghi di vita e di cura. Il disegno di legge 2042 è stato presentato a Palazzo Madama, il 18 settembre, dal senatore Antonio De Poli. Il progetto di legge regionale numero 124, del 17 settembre, porta la firma del consigliere Eric Pasqualon. De Poli e Pasqualon hanno illustrato le proposte a Padova. All’incontro hanno partecipato anche Michela Rigon, direttore sanitario della Fondazione Oic, e Federico, figlio di una donna che, nel suo percorso di malattia, ha ricevuto sollievo dalla terapia del dolore.
«Le cure palliative – ha sottolineato De Poli – sono un diritto di tutti i malati. Si stima che nel nostro Paese, a fronte di 260 mila persone che ne avrebbero bisogno, le ricevano soltanto 106 mila pazienti. L’obiettivo è garantire un’assistenza sanitaria e sociale adeguata e prevenire situazioni di sofferenza che possano indurre i malati a richiedere la morte medicalmente assistita. Serve anzitutto un cambio di mentalità: le cure palliative non devono essere riservate ai malati terminali. Bisogna estenderne la rete a domicilio e nelle Rsa». Per finanziare la legge, De Poli propone un incremento di 200 milioni di euro, nel Fondo sanitario nazionale, della quota già vincolata alle cure palliative.
Puntuali i dati 2024 contenuti nella relazione che accompagna il disegno di legge del capogruppo Pasqualon. «In ciascuna Asl – si legge – opera un’unità operativa complessa di cure palliative, che coordina la rete locale e le 44 unità di cure palliative domiciliari. Queste hanno assistito 12.877 pazienti (oltre l’80 per cento con una diagnosi oncologica), erogando 392 mila accessi domiciliari. Sono attivi 24 hospice, con 226 posti letto e un tasso di occupazione dell’83 per cento: il 90 per cento degli assistiti sono però malati oncologici».
Per la dottoressa Rigon «le cure palliative aprono una nuova prospettiva per i bisogni fisici, relazionali e spirituali della persona malata. Il che non significa anticipare o ritardare la morte, ma garantire dignità a questa fase della vita». Toccante la testimonianza di Federico, che ha accompagnato il percorso della mamma Graziella nell’hospice dell’Oic. «All’inizio mia mamma, sofferente, ripeteva: “Voglio morire, non voglio più restare al mondo”. Poi ho trovato persone incredibili che ci sono state vicine. E la mamma se n’è andata con il sorriso».