Idee
Nascono meno figli, avremo meno studenti. Chiuderanno le scuole?
La domanda è provocatoria, ma il problema è reale e nemmeno tanto sorprendente, visto che già da qualche anno si riflette sulle ripercussioni della crisi demografica riguardo la scuola.
La Fondazione Agnelli in passato ha già evidenziato le criticità di una tendenza – quella a fare meno figli – che comporta conseguenze per l’intera società italiana. Ora torna sull’argomento, con proiezioni che fanno riflettere.
Tra meno di quindici anni – riassume la Fondazione – la scuola italiana potrebbe avere quasi 2 milioni di studenti in meno. I dati e le previsioni demografiche si basano sulle rilevazioni Istat: nel 2025, si rileva, in Italia sono nati 355 mila bambini, il valore più basso mai registrato. Nell’anno scolastico 2039/40 questi bambini ormai ragazze e ragazzi entreranno in prima superiore. Se si confronta il il dato con quanti sono entrati in prima superiore quest’anno, nel 2026, cioè i nati nel 2012 (534.286) il calo è evidente. Il conteggio comprende anche i figli di cittadini stranieri residenti in Italia e, a regole invariate, nessuna previsione fino al 2040 ipotizza un aumento della popolazione straniera. L’impatto sul numero delle classi e dei docenti necessari di fronte al minor numero di allievi è importante: a organizzazione e normative invariate, la Fondazione calcola circa 95 mila classi e 166 mila docenti in meno. In pratica manca all’appello quasi uno su quattro, con un -23,1% a livello nazionale sia per le classi sia per gli insegnanti. A parte andrebbero considerate eventuali scelte politiche che potrebbero essere attuate nei prossimi anni, ma qui ci fermiamo ai numeri.
Numeri che, in realtà, utilizziamo solo per grandi linee, mentre la Fondazione Agnelli analizza nel dettaglio le variazioni di popolazione scolastica da qui al 2040, con schemi e grafici che è difficile restituire in poche righe.
Tuttavia il dato macroscopico è evidente: tra meno di vent’anni, e con un calo progressivo anche se graduale, arriveremo a una situazione di emergenza per quanto riguarda popolazione studentesca, cattedre e istituti.
Il calo non sarà omogeneo sul territorio italiano. Un grafico riassuntivo della Fondazione Agnelli presenta un calo della popolazione tra 0 e 18 anni tra il 2025 e il 2040 più accentuato nel Mezzogiorno (-27,4%) e più ridotto al Nord Ovest (-15,1%) e al Nord Est (-16,4%). Al Centro il calo sarà del 22,8%, con media italiana assestata al -21,1%.
Per quanto riguarda le classi scolastiche il fanalino di coda nel 2040, con la riduzione più sostanziosa, sarà sempre il Sud (-28%), mentre il Nord Ovest si assesterà a un -18,1% (Nord Est -19%; Centro -25,6%; e la media italiana al -23,1%). Percentuali simili anche per quanto riguarda il calo degli insegnanti: Sud -27,9%; Centro -25,5%; Nord Est -19%; Nord Ovest -18%.
La scuola si svuoterà, dunque? Le proiezioni dicono di sì e incentivano a pensare a qualche correttivo, a politiche lungimiranti, per garantire la tenuta complessiva del sistema di istruzione. Ma guardando un po’ oltre, il tema chiede un supplemento di riflessione sul sistema Paese, che dal calo così importante della nascite risente certamente di mancanza di prospettiva. L’allarme non è nuovo, ma sembra che finora sia rimasto sotto traccia.