Fatti | Dal Municipio al Campanile
Territorio in continua crescita. Il sindaco: «Abbiamo sempre investito nel turismo, nel lavoro, nella sanità e nella qualità della vita dei cittadini. Senza mai dimenticare le frazioni più lontane dal centro»
Con un territorio che dalle mura duecentesche si estende lungo la vecchia Postumia e la Valsugana, e con circa 20 mila residenti stabili da tempo, Cittadella è il principale Comune dell’Alta Padovana per storia e importanza. Lo guida dal 2016 Luca Pierobon della Lega Nord, di professione bancario, già in amministrazione nel 1997 come assessore. I suoi mandati sono stati all’insegna della continuità e del rafforzamento di quanto fatto dai predecessori, anche perché parte da un contesto politico locale dove il Carroccio è protagonista da oltre 30 anni.
«Abbiamo sempre investito nel turismo, nel lavoro con l’insediamento di nuove fabbriche, nella sanità, nella qualità della vita dei cittadini anche nelle frazioni più lontane dal centro» così esordisce il sindaco. «Partiamo dal turismo: il restauro completo delle mura è stato inaugurato nel 2013; allora le visitavano circa 30 mila persone all’anno, negli ultimi tempi siamo arrivati a una media di 80-90 mila. Per non parlare di tante altre iniziative culturali. Si è trattato di un percorso portato avanti assieme alle categorie economiche, per assicurare più servizi possibili ai visitatori: se una volta a Ferragosto tanti esercizi erano chiusi, ora molti sono aperti con personale che parla pure in inglese». Questo fa la differenza, per Pierobon.
Poi c’è il tema dell’industrializzazione. «Con gli spazi della Zitac, cruciali a livello logistico, abbiamo permesso la realizzazione di nuovi stabilimenti produttivi. I settori coperti dalle nostre industrie sono molteplici, con una buona presenza della filiera della bicicletta se includiamo il Bassanese; pensiamo che oltre ai punti vendita e di riparazione, abbiamo anche incentivato le strutture ricettive dedicate come i bike-hotel, gli alberghi per i ciclisti. Senza dimenticare le grandi aziende storiche come la Gabrielli, da sempre attive».
Quindi, l’ospedale. «Penso alle nuove sale operatorie e al pronto soccorso, interventi da 50 milioni di euro tra il Pnrr (all’inizio) e altri fondi di finanziamento (poi). Ma non solo. Volevano chiudere il dipartimento di pneumologia del presidio ospedaliero: abbiamo lottato perché ciò non avvenisse e con il Covid abbiamo avuto i riscontri positivi della nostra battaglia. C’è comunque ancora da fare, occorre un nuovo parcheggio visto che nemmeno i dipendenti trovano spazio per la propria auto».
Guai però a dimenticare le frazioni. «In consiglio comunale c’è praticamente un rappresentante per ogni frazione, cerchiamo di tenere vivi i vari centri attraverso buoni rapporti con le parrocchie e gli appuntamenti culturali, come la rassegna “Teatro nelle frazioni”, grazie alla convenzione con Febo Teatro. Ma c’è anche la promozione dei negozi di vicinato». Il tutto accompagnato dagli investimenti nello sport, con impianti diffusi in tutta la superficie municipale. «Solo negli ultimi anni, abbiamo impiegato quattro milioni di euro per realizzare la pista di atletica. A cui si aggiunge la possibilità di praticare qualsiasi tipo di sport».
Quanto alle sfide per il futuro, Pierobon cita un progetto ambizioso: «Vorremmo costruire un auditorium da mille posti, per i grandi eventi. Attualmente contiamo su Villa Rina e sul Teatro sociale, ma non possono ospitare così tante persone». E poi la viabilità interna: «Abbiamo portato i limiti di 30 chilometri nelle zone del centro storico, così chi si dirige a Padova o a Bassano del Grappa è indotto a percorrere altre strade come la tangenziale».
l parroco: «Il Duomo e il patronato sono i due “polmoni” della comunità perché sono i luoghi più rappresentativi, dove si celebra la liturgia e dove si condividono esperienze»
Se Cittadella è il primo Comune dell’Alta Padovana per determinate caratteristiche, la sua parrocchia dei Santi Prosdocimo e Donato – meglio conosciuta come parrocchia del Duomo – ne è la principale per estensione, popolazione e ruolo. Una realtà ancora viva, ma che si ritrova come tante altre comunità piccole e grandi nel vortice dei tempi che cambiano in fretta. La guida don Luca Moretti, che ha deciso di affrontare la sfida del cambiamento lungo due direttrici principali, il contesto del Duomo e del patronato.
«Io li definisco i nostri due “polmoni”, perché sono i due luoghi più rappresentativi: il primo dove si celebra la liturgia, il secondo dove si condividono esperienze – spiega don Luca – Per questo abbiamo convogliato attorno a essi una serie di iniziative».
Per il luogo di culto c’è “Progetto d’Uomo”: «è qui che parte la vita comunitaria, dalla manifestazione al suo interno della fede e della spiritualità». E proprio per il Duomo sono stati fatti lavori di restauro sul tetto e su altre parti per mantenerne intatta la struttura, per un investimento complessivo di due milioni di euro; fondi questi che sono frutto di più contributi: comunali, della Conferenza episcopale italiana, della Fondazione Cariparo e della Banca del Veneto Centrale, delle offerte dei parrocchiani e pure dell’alienazione di un cespite.
«Poi c’è appunto il patronato, che dai primi del ‘900 accoglie le attività parrocchiali e non soltanto. Attualmente è uno spazio di 17 mila metri quadri, costituito da aree per la pratica sportiva, sale giochi, sale polivalenti e stanze per le associazioni. Chiunque vi può entrare, fare attività di vario tipo, divertirsi e stringere amicizie. è un po’ come l’agorà delle antiche città greche». Questa funzione, di aggregazione ed educazione, la ripropone da decenni tant’è che centinaia di persone ora adulte e anche scomparse vi hanno fatto capolino. I numeri presentati nel corso di un momento formativo lo spiegano bene: solo nel 2024, si sono avvicendati 150 mila utenti e lo hanno utilizzato 140 gruppi associativi, dei quali una cinquantina quelli parrocchiali, per 35 mila ore complessive di utilizzo.
In ogni caso per una parrocchia di circa 10 mila abitanti (la metà degli abitanti complessivi del Comune), il patronato non è certo l’unico luogo fisico che diventa punto d’incontro duraturo. «Ci sono i due gruppi scout Agesci con le rispettive sedi – continua don Luca – A cui si aggiungono la Caritas e il locale gruppo missionario, in entrambi i casi realtà molto radicate nel territorio». A conferma della buona salute della vita associativa parrocchiale, il presbitero sciorina una serie di dati: «635 bambini e ragazzi seguono la catechesi, con una quarantina di catechisti e altrettanti animatori per quel che riguarda l’Acr. Per non parlare dei 471 piccoli partecipanti, per un’offerta di quindici campiscuola. A cui si aggiungono le 880 presenze in media ai grest. Dietro a questi giovanissimi e alle tante iniziative proposte per loro, dietro alla disponibilità di servizi come il bar e altre attività, ci sono centinaia di volontari che si prodigano per più giorni alla settimana. Ad almeno 300 di questi volontari facciamo fare un po’ di formazione due volte l’anno, che io preferisco chiamare accompagnamento, nel miniciclo “Insieme per rinnovarsi”: è un modo per mostrare le sfide che ci attendono come comunità e come singoli; ma è anche un’occasione per conoscersi meglio l’un l’altro, per confrontarsi e sostenersi nel ruolo di educatori e animatori».