Confrontarsi di casa in casa. Il sindaco: «Portiamo vicinanza alle persone, mi relaziono con ciascuno. Con il parroco abbiamo lavorato per rinsaldare i rapporti e pacificare alcune rivalità di passati lontani»
Comune che conta poco meno di mille e trecento abitanti, Piacenza d’Adige è uno dei più piccoli della provincia di Padova per popolazione residente. Situato sulla riva sinistra del fiume Adige, al confine tra le province di Padova e Rovigo, è amministrato dal sindaco Primo Magri, al terzo mandato e in carica dal 2014. «Dopo la seconda guerra mondiale gli abitanti erano molti di più, quasi cinquemila, in un territorio prevalentemente agricolo – racconta il primo cittadino, 67 anni, da pochi mesi in pensione dopo aver lavorato come operatore tecnico presso l’ospedale di Montagnana – Con il passare dei decenni e l’avvento delle tecnologie, è venuta meno la necessità di manodopera nei campi e il paese si è via via spopolato. Oggi però assistiamo a un ritorno delle famiglie e dei lavoratori, sia per trovare impiego in agricoltura, che nelle industrie e realtà artigianali della zona. Un fiore all’occhiello è la scuola materna statale, bella e spaziosa, accoglie anche bambini di fuori Comune. Anche se, va detto, il trenta per cento della popolazione ha un’età che supera i sessantacinque anni, per questo l’ambito sociale assorbe molte energie e risorse economiche dell’amministrazione».
Il sindaco si occupa di far visita personalmente agli anziani soli del territorio nelle loro case per coglierne le esigenze, avere un confronto personale, capire come fornire supporto: «A parte questo aspetto, quando sono stato eletto nel primo mandato, più di dieci anni fa, ho trovato una comunità divisa, disorientata, a causa di contrapposizioni storiche. Con il parroco don Lorenzo Mischiati abbiamo lavorato molto per cercare di rinsaldare le relazioni, pacificare alcune rivalità che, in certi casi, affondano le radici in un passato lontano. Per me è una grande soddisfazione personale, oltre che politica, osservare come le persone siano tornate a salutarsi. Con la parrocchia i rapporti sono buoni e collaborativi, apprezzo in particolare l’attività della Caritas, realtà molto utile per il territorio, rivelatasi fondamentale durante il tempo della pandemia».
In passato il Comune è stato oggetto di tentativi di fusione con i “vicini” Masi e Castelbaldo, ma alla fine non è stato possibile raggiungere un accordo. Il territorio in cui insiste è delicato da un punto di vista idrogeologico, in quanto situato nei pressi del fiume Fratta-Gorzone e circa due volte l’anno viene interessato da fenomeni di allagamento; prossimamente dovrebbe essere realizzato un bacino di laminazione per sopperire a tale situazione precaria. Ciononostante il sindaco Magri traccia una sintesi positiva dei traguardi conseguiti in questi anni di governo di Piacenza d’Adige, insieme alla squadra di amministratori: «Per esempio, abbiamo realizzato una nuova piazza e sistemato gli impianti sportivi per il calcio che oggi hanno nuovi spogliatoi e un impianto fotovoltaico; il prossimo anno vorremmo realizzare una struttura dedicata al padel. Sono orgoglioso di aver abbassato in questi anni il debito del Comune, aspetto non scontato in tempi in cui le casse comunali sono sempre in sofferenza».
Ma, l’obiettivo principale resta quello di essere a servizio della cittadinanza. «La mia missione è lavorare per i cittadini, offrire loro i servizi di cui necessitano, in tempi brevi. Cerco di impegnarmi ogni giorno, insieme ai dipendenti del Comune, per portare vicinanza alle persone, relazionandomi con ciascuno nel modo più corretto possibile».
Il parroco: «Con il sindaco c’è stata subito onesta collaborazione. Qui il senso religioso permane. In passato si sono vissuti periodi di tensione, come l’eccidio della Grompa»
Dal 2017, don Lorenzo Mischiati è parroco delle parrocchie di Piacenza d’Adige, Masi e Castelbaldo. Nativo di Este, 55 anni, conosce bene questi territori e la gente che li abita. Siamo ai confini con la provincia di Rovigo, lontani da Padova, l’influenza rodigina spesso è più pregnante. «Queste terre sono caratterizzate da una storia che porta con sé periodi di tensioni e contrapposizioni, aspetti che in parte resistono ancora, anche se i tempi sono certamente cambiati – racconta il parroco, che ha una passione particolare per lo studio della storia – La cultura è legata al contesto della campagna con tutti i valori positivi che questo comporta, ma anche con taluni atteggiamenti di diffidenza. Il senso religioso permane in modo profondo, c’è una tradizione di cristianità pur con tutte le difficoltà che le parrocchie incontrano oggi, causate dalla scarsa frequentazione da parte dei giovani e in parte anche dal fenomeno dell’inverno demografico».
Piacenza d’Adige in passato è stata teatro dell’uccisione di un parroco, don Luigi Gianese, per mano dell’allora segretario comunale, Giovanni Bonaldo di Andrea, accadde il 12 settembre 1923. «Fu probabilmente un delitto politico, fatto passare però per delitto passionale – sottolinea don Lorenzo – Anche gli anni della seconda guerra mondiale furono caratterizzati da fatti di sangue: nel 1944 ci fu l’eccidio della Grompa che vide la morte di famiglie partigiane trucidate dai fascisti, e successivi episodi di violenza e vendetta perpetrati anche dagli ex partigiani contro persone ritenute fasciste, spie, o responsabili di eccidi». Eventi lontani ma non così tanto da essere dimenticati all’interno di alcune famiglie, e che fino a poco tempo fa hanno contribuito ad alimentare fazioni, divisioni.
«Fortunatamente con il sindaco Magri c’è stata fin da subito una onesta collaborazione, soprattutto nell’ambito del sociale, insieme cerchiamo di lavorare per la comunità – prosegue don Lorenzo – Il sindaco è molto rispettoso del lavoro dei volontari del circolo Noi e ha messo a disposizione uno spazio per gli uffici della Caritas; partecipa spesso alle iniziative parrocchiali e con l’amministrazione è molto attivo nell’organizzazione della sagra. Con lui c’è un confronto sincero, una comunione d’intenti, ragioniamo insieme sulle problematiche del paese e cerchiamo di trovare delle soluzioni adeguate. Gli siamo particolarmente grati per aver partecipato al restauro della pala di sant’Antonio abate, presente all’interno della chiesa parrocchiale.».
A Piacenza d’Adige sono attive due parrocchie, la principale dedicata proprio a sant’Antonio abate e una seconda nella frazione Valli Mocenighe, Annunciazione della Beata Vergine Maria, in cui è amministratore parrocchiale don Lucio Monetti; entrambe sono inserite nella collaborazione pastorale Sculdascia composta da una ventina di parrocchie del territorio a sud-ovest della provincia di Padova. «In parrocchia è molto attivo il circolo Noi così come i volontari che organizzano la sagra, che ha una buona tradizione culinaria: si tiene nel mese di ottobre in occasione della Madonna del Rosario; i volontari si occupano anche di organizzare diverse manifestazioni estive. Recentemente, come sottolineato dal sindaco, e in controtendenza con quanto avvenuto negli ultimi anni, registriamo a Piacenza d’Adige un aumento della popolazione legato sia alla viabilità favorevole, con l’autostrada che passa qui accanto, sia allo sviluppo di alcune realtà industriali: è un fenomeno positivo, che fa ben sperare».
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