Fatti | Dal Municipio al Campanile
Patrimonio Unesco che cambia. Il sindaco: «Vivere a Valdobbiadene significa abitare un paesaggio unico al mondo. Le sfide che ci attendono si possono suddividere in tre temi: lavoro, servizi, residenzialità»
Poco meno di 10 mila abitanti per una superficie di 62,9 chilometri quadrati. Provincia di Treviso, Diocesi di Padova. Un Comune che si estende dal fiume Piave al monte Cesen. Tra l’acqua e la montagna un mare verde di vigneti di collina, dove le “rive”, ripidi pendii dove da sempre si coltiva la vite, ricamano un paesaggio unico al mondo e riconosciuto nel 2019 quale Patrimonio dell’umanità Unesco. Da qui il binomio indissolubile Valdobbiadene Prosecco – che grazie alla storicità, al lavoro incessante e alla tenace lungimiranza di alcuni pionieri delle vecchie generazioni – ha conquistato la fama internazionale e che oggi corre il rischio di essere inglobata e confusa in quell’universo Prosecco esteso a cinque province venete e quattro friulane. Croce e delizia: oltre alla produzione vitivinicola poche e rare aziende, spesso di piccole dimensioni, faticano a diversificare l’economia del territorio. Certo, cresce il turismo, senza esagerazioni, ma con costanza (più 15 per cento all’anno dal post Covid).
«Vivere a Valdobbiadene significa abitare un paesaggio unico al mondo, una grande responsabilità – spiega il sindaco Luciano Fregonese – La nostra è una realtà particolarmente frammentata, tanto per estensione e orografia quanto per l’identità delle singole frazioni e borgate disseminate per il Comune. Una storica pluralità che da sempre compone il mosaico del nostro territorio, basti pensare che fino alla caduta della Serenissima qui coesistevano ben 15 distinte Regole, vere e proprie comunità rurali autogovernate e con la propria chiesa. Ancora oggi il Comune dialoga con dodici diverse frazioni e borgate, dodici gruppi Alpini, sei pro loco, sette parrocchie, quattro scuole primarie e cinque scuole dell’infanzia».
«Le sfide che ci attendono oggi si potrebbero suddividere in tre grandi temi: il lavoro, i servizi e la residenzialità. Il nostro è un territorio caratterizzato principalmente dalla produzione vitivinicola, ma grazie alla costante crescita turistica degli ultimi anni anche l’accoglienza si sta affermando come possibile economia alternativa. Proprio questa crescita può favorire il mantenimento di servizi utili anche e in primo luogo alla cittadinanza».
«Sul tema della residenzialità purtroppo non c’è la bacchetta magica: va detto che a Valdobbiadene su sei mila immobili quasi la metà risultano non utilizzati. Per incoraggiarne il recupero abbiamo azzerato i contributi di costruzione ai cittadini per le ristrutturazioni a fini residenziali, registrando nell’ultimo periodo già 15 nuovi interventi. Un piccolo segno che speriamo possa spronare i diversi proprietari che finora non hanno dimostrato interesse nel riconvertire i propri immobili inutilizzati, così da sostenere la residenzialità a Valdobbiadene».
Per quanto riguarda le opere pubbliche è prossima la riapertura del nuovo ecocentro comunale Savno, mentre è in corso il rifacimento dei muretti a secco lungo i tornanti di strada San Francesco verso Pianezze per la prevenzione del rischio idrogeologico della montagna. Con l’autunno si completerà la passerella panoramica di San Floriano e verrà progettato un nuovo parcheggio per circa 30 posti auto nei pressi di piazza Marconi nella zona di Borgo Furo. Inoltre si procederà con il restauro conservativo e monumentale della facciata del municipio: «Con il 2027 piazza Marconi si mostrerà a nuovo grazie anche al restauro del pronao del Duomo».
I parroci: «Nelle parrocchie della collaborazione c’è reciprocità e si lavora insieme. Comunità cristiana è un termine che raccoglie la partecipazione di tante persone»
«A Valdobbiadene si vive bene, c’è un bel rapporto tra le persone della nostra comunità», racconta il parroco don Romeo Penon, che insieme a don Paolo Pizzolotto guida le parrocchie di Santa Maria Assunta, San Vito, San Pietro di Barbozza, Santo Stefano, Guia, Bigolino e San Giovanni all’interno della Collaborazione pastorale La Piave.
«Condividiamo con il Comune l’impegno nella gestione delle scuole dell’infanzia parrocchiali e della scuola primaria paritaria. In generale c’è dialogo e si cerca sempre di collaborare nelle diverse attività a favore della comunità. Di recente lo abbiamo fatto attraverso un’assemblea pubblica congiunta per presentare alla cittadinanza la progettualità per il restauro del pronao del nostro Duomo di Santa Maria Assunta, un patrimonio secolare per tutto il territorio. Nelle parrocchie di Valdobbiadene ora inserite nella collaborazione pastorale c’è reciprocità e dopo un primo periodo di assestamento si comincia a lavorare bene insieme. La criticità che desta più preoccupazione per il nostro territorio a mio parere è rappresentata dai rischi e dagli effetti collaterali della monocoltura vitivinicola. L’economia è trainata quasi esclusivamente da questo settore ormai in via di saturazione e che difficilmente attrae nuovi posti di lavoro: molti giovani con inclinazioni diverse sono costretti a spostarsi e lavorare fuori paese. Oltretutto per una giovane coppia trovare casa a un prezzo accessibile risulta davvero complicato. Ciò implica un costante invecchiamento della popolazione residente, parallelamente al calo delle nascite».
«La comunità cristiana di Valdobbiadene vive nel territorio con varie attività e presenze, il più delle volte discrete, ma sempre fruttuose, anche perché aiutate dalla Provvidenza, dalla generosità delle persone, dei vari gruppi e di altre realtà compresa l’amministrazione comunale – prosegue don Paolo Pizzolotto – L’agire è come un silenzioso bosco che cresce e non come un albero che con grande rumore cade e muore. La sua azione di testimonianza si rende concreta attraverso il percorso della fede con le varie celebrazioni, l’assistenza alle famiglie bisognose tramite la Caritas e in collaborazione con il Comune con 55 nuclei familiari seguiti. E ancora attraverso l’apertura alla promozione umana nel mondo con il gruppo missionario e la gestione delle scuole dell’infanzia e della primaria paritaria per cui il paracadute di bilancio rimane sempre la parrocchia. Senza dimenticare le attività per i ragazzi e la catechesi, e l’attenzione al diffuso patrimonio edilizio sacro delle varie frazioni e borgate. Comunità cristiana è un termine che raccoglie diverse partecipazioni di persone che sentono e amano la comunità e vivono le iniziative con spirito di servizio. Non sempre visibili, ma è visibile il loro lavoro fedele, coerente, quotidiano, semplice e sempre presente».
Paolo Diacono, nella sua Historia Langobardorum accenna al paese natale dell’illustre poeta e agiografo Venanzio Fortunato chiamandolo Duplavilis, indicando nel nome due ramificazioni del Piave-Plavis. Da qui dovrebbe essere derivato l’attuale toponimo.