Mosaico
Quante furono le candidate all’Assemblea Costituente, il 2 giugno 1946, nella circoscrizione elettorale di Verona-Vicenza-Padova-Rovigo? Soltanto dieci su un totale di 127 aspiranti onorevoli. E quante furono le elette? Tra i 29 deputati della nostra circoscrizione soltanto una donna riuscì a conquistare il “passi” per Montecitorio. Alle domande consente di rispondere la lettura del manifesto elettorale di ottant’anni fa, che fornisce tutti i nominativi (con paternità e luogo di nascita) dei candidati delle sette liste in competizione (Dc, Pci, Psiup, Partito d’Azione, Fronte dell’Uomo Qualunque, Unione democratica nazionale e Pri). Il manifesto viene esibito all’interno dell’esposizione documentaria “1946: verso il referendum. Testimonianze dall’Archivio di Stato di Padova” che, dopo la “vernice” di sabato 6 giugno, potrà essere vista anche mercoledì 10 e giovedì 11 giugno (dalle ore 15 alle 16.30). L’iniziativa comprende inoltre un’interessantissima visita al Laboratorio di restauro dell’Archivio di Stato (che ha sede in via del Colli, 24).
Nel voto per la Costituente la Democrazia cristiana schierò Aldina Quattrin, staffetta partigiana vicentina, che in virtù di 10.746 voti risultò la prima dei non eletti, e Gigliola Valandro, consigliera comunale a Padova, che raccolse ben 9.556 suffragi. Il Partito socialista di Unità Proletaria, di cui era capolista Giancarlo Matteotti (figlio di Giacomo, rapito e assassinato dai fascisti il 10 giugno 1924) puntò su Angelina Merlin, detta Lina, originaria di Pozzonovo, che nel collegio veneto collezionò 5.914 consensi, ma che divenne “madre costituente” grazie al Collegio Unico Nazionale.
L’exploit dell’elezione riuscì invece alla giornalista comunista Maria Maddalena Rossi, laureata in Chimica e originaria di Codevilla, nell’Oltrepò Pavese, che fu prescelta da 11.842 elettori e arrivò seconda, alle spalle del capolista Antonio Pesenti (26.520 voti). Non ebbero grandi riscontri elettorali, sempre tra le candidate del PCI, la veronese Odilla Caterina Rossi (524 preferenze), Giuseppa Munari di Frassinelle Polesine (281) e Olimpia Menegatti (256), partigiana vicentina torturata dalla Banda Carità.
Il Partito d’Azione, guidato da Egidio Meneghetti (3.250 voti) e dal filosofo Norberto Bobbio (1.606), ebbe come candidata Lina Geremia (188 voti), vedova di Otello Pighin, il comandante “Renato” che il 7 gennaio 1945 era stato ferito a morte in via Rogati, a Padova, in seguito al tradimento del partigiano azionista Mario Santoro. L’Unione Democratica Nazionale (un raggruppamento di partiti conservatori) non schierò nessuna donna, così come il Fronte dell’Uomo Qualunque; Il Partito Repubblicano puntò su Marcellina Tommasi, originaria di Castelnuovo (196), e Sara Naccari di Adria (95).
Tra i documenti esposti all’Archivio di Stato figura anche il manifesto di proclamazione dei 29 eletti, firmato dal prefetto Carlo Manno, subentrato nel 1946 a Gavino Sabadin, che in precedenza era stato incaricato dal Comitato di Liberazione Nazionale. Il provvedimento è datato 12 giugno 1946, a testimonianza che, nonostante la situazione d’incertezza provocata dal trapasso dalla Monarchia alla Repubblica, si operò speditamente.
I Padri Costituenti. Ecco dunque i 29 Padri Costituenti della circoscrizione Verona-Vicenza-Padova-Rovigo: 15 i democristiani (Guido Gonella, Giovanni Uberti, Umberto Merlin, Antonio Alberti, Mariano Rumor, Antonio Guariento, Egidio Tosato, Giuseppe Bettiol, Ferdinando Storchi, Giustino Valmarana, Guglielmo Cappelletti, Fiorenzo Cimenti, Luigi Bacciconi, Achille Marzarotto, Luigi Gui); quattro i comunisti (Antonio Pesenti, Maria Maddalena Rossi, Concetto Marchesi e Severino Bolognesi); otto i socialisti (Giacomo Matteotti, Tullio Tomba, Alberto Fogagnolo, Luigi Faccio, Gastone Costa, Carlo Caldera, Mario Segala, Aldo Fedeli).
Dal fondo che l’onorevole padovano Luigi Gui ha donato all’Archivio di Stato nel 2007 (tre anni prima di morire) è tratta la comunicazione del 7 giugno 1946 (tre giorni dopo la Corte di Cassazione avrebbe proclamato il risultato parziale del referendum e la vittoria della Repubblica) con la quale il futuro ministro, che legò il suo nome alla riforma della scuola media unica, viene avvisato dall’Ufficio centrale Circoscrizionale, istituito presso il Regio Tribunale di Verona, di essere stato eletto deputato al quindicesimo posto della lista “avente il contrassegno “Scudocrociato con il motto Libertas”.