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Speciale catechesi

lunedì 9 Febbraio 2026

“Dentro” le tracce del Tempo della scelta. Spunti preziosi, ma a fare la differenza è l’educatore

Ilaria Buson
Ilaria Buson
collaboratrice

Stefano Bordignon, Anna Celeghin, Marzia Filipetto, Rosangela Roson e Isabella Tiveron sono i membri dell’equipe della catechesi di base “Si può fare”. Espressione delle diverse realtà della nostra Diocesi, vantano una collaborazione pluriennale dedicata all’incontro e al supporto dei catechisti sul territorio. Rosangela Roson, portavoce del gruppo, spiega che le nuove tracce per il Tempo della scelta (online dal 1° febbraio sul sito dell’Ufficio diocesano) non offrono solo contenuti, ma puntano ad accompagnare i genitori a maturare una scelta di fede consapevole, attraverso esperienze, ascolto della Parola e riflessione condivisa.
«Il Tempo della scelta – chiarisce Roson – va inteso come un’occasione in cui si impara a discernere e a dire “sì” non per abitudine, ma per convinzione. Il lavoro dell’équipe è stato quello di rendere le tracce accessibili, ma anche stimolanti, così che chi le utilizza possa personalizzarle». Roson non nasconde le sfide: «Non è sempre facile coinvolgere i genitori o far comprendere loro che il cammino dei figli interpella la propria fede. La chiave è superare l’impostazione scolastica investendo tempo nel creare fiducia e intessere relazioni». Un’ulteriore difficoltà è stata l’armonizzazione dei linguaggi: spesso gli adulti approcciano la Parola e la liturgia attraverso schemi mentali rigidi o immagini precostituite che rendono difficile un ascolto nuovo e autentico.
L’equipe si è focalizzata principalmente sulla chiamata di Dio, la libertà di scegliere, la corresponsabilità dei genitori, l’esperienza comunitaria della fede. «È fondamentale ricordare che il percorso punta a passare da una catechesi trasmissiva a una catechesi esperienziale – continua – si tratta di intrecciare vita e fede, non solo di insegnare la dottrina».
Le proposte sono pensate per essere strumenti flessibili, non schede rigide: ogni parrocchia può adattarle al proprio contesto. Si sottolinea la dimensione laboratoriale: esse invitano a fare esperienza, riflettere, confrontarsi, non solo ascoltare. «Abbiamo evidenziato il ruolo del linguaggio simbolico e rituale (gesti, segni, momenti di preghiera vissuti insieme ai genitori) cercando di proporre un cammino che susciti domande, non solo risposte. Perché la fede nasce sempre da un incontro e da una scelta personale».
Nella speranza che diventino tracce vive e non cornici fisse su cui lavorare, il lavoro degli ultimi dodici anni di questa equipe ha cercato, tra l’altro, di trasmettere l’idea che lo strumento necessario e indispensabile da mettere nella cassetta degli attrezzi è la Parola. «Quello che ci auguriamo è che la scelta sia sempre Gesù Cristo!» conclude Rosangela Roson.

Emanuela Ceci accompagna nel cammino di fede i genitori dei bambini di seconda elementare presso la parrocchia di Mestrino. «La mia priorità è quella di fare attenzione ai genitori ,perché sono il punto forte di questo nuovo
cammino, soprattutto durante il Tempo della scelta. I genitori di oggi si trovano spesso sotto la lente d’ingrandimento di una critica costante: perché incapaci di educare, considerati senza valori da trasmettere, assenti… Io non la penso così, anzi credo che si trovino ad affrontare un cambiamento radicale della società che non è
per nulla facile da sostenere. Il mio consiglio è quello di costruire un rapporto con i genitori, coccolarli, ascoltarli. Al nostro primo incontro in parrocchia si sono presentate quaranta coppie: ciò significa che c’è voglia di confrontarsi e un gran bisogno di riscoprire la fede. Dobbiamo essere non giudicanti ma tanto accoglienti perché è questa la bellezza delle comunità di cui facciamo parte».
Emanuela Ceci è una delle cinque persone individuate dall’Ufficio per l’annuncio e la catechesi, a cui è stato chiesto di leggere individualmente le tracce per il Tempo della scelta, offrire feedback ed apportare eventuali migliorie. «Mi ha colpito la loro trasversalità: riescono a toccare una vasta gamma di temi con grande profondità. Alcuni programmi in passato potevano sembrare asettici e astratti, perché si tendeva a distinguere la
persona dal credente. Invece siamo sempre noi stessi che crediamo in Gesù. A scuola, nel lavoro, in casa, nello sport… non dobbiamo indossare maschere intercambiabili, dobbiamo essere
sempre veri cristiani. Leggendo le tracce ho apprezzato quanto siano vicine alla realtà delle
famiglie: riescono a toccare con semplicità la loro quotidianità, rendendo il messaggio molto
concreto».
E ancora: «Trovo particolarmente efficace l’idea di utilizzare il cartone animato Inside out per esplorare il mondo emotivo. È evidente che le linee guida sono il frutto di un lavoro di qualità, curato da persone esperte con solide competenze interdisciplinari e una profonda sensibilità. L’impressione è senz’altro positiva, pur nella consapevolezza che le schede e tutte le sollecitazioni che contengono vadano intese come uno spunto. Negli incontri con bambini e genitori, infatti, resta fondamentale il contributo personale di ciascun educatore»

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