Chiesa
È in partenza Diletta Zanetti, padovana, oggi specializzanda in Pediatria presso l’Università di Padova. Destinazione Beira, in Mozambico, dove la attendono sei mesi di lavoro al fianco dei medici e operatori sanitari locali, all’interno di uno dei progetti di Medici con l’Africa Cuamm.
Un’esperienza che attende da sempre, da molto prima dell’iscrizione a medicina. «Ho sempre avuto questo tarlo, questo “fuocherello”, lo chiamerei. Volevo partire. Non so da cosa è iniziato. Forse ha inciso il contesto in cui sono cresciuta, ho avuto tanti fratelli e sorelle a distanza. Anche i miei genitori si ricordano che fin da quando ero piccola dicevo di avere questo desiderio. E quando ho scoperto che attraverso la specializzazione a Padova c’era questa opportunità, ho sentito che finalmente potevo realizzarlo. Dai colleghi e le colleghe sul campo cerco di non farmi raccontare troppo, voglio andare senza preconcetti, essere il più possibile aperta ad accogliere e raccogliere».
In Mozambico, dove andrà Diletta, Medici con l’Africa Cuamm è presente dal 1978. Oggi sono impegnati nel paese circa 300 operatori, distribuiti in diverse zone e in numerosi progetti nelle province di Sofala, Cabo Delgado, Maputo, Zambesia e Tete, a supporto di 74 strutture sanitarie. A Maputo, nel sud del paese, i medici del Cuamm lavorano per la salute materno-infantile, le cure pediatriche e le malattie croniche nell’Ospedale Generale di Mavalane. Insieme garantiscono assistenza nei centri di salute. A Beira, nel nord, oltre a essere presenti in 3 ospedali, dal 2004 il Cuamm collabora anche con l’Università Cattolica del Mozambico per formare i futuri medici nel loro paese natale, inviando medici docenti e raccogliendo fondi per sostenere economicamente gli studenti meritevoli, attraverso borse di studio. In questi anni, sono quasi 500 i medici mozambicani laureatisi a Beira, anche grazie al Cuamm.
«Di paure ne ho tante – continua Diletta – soprattutto della morte dei pazienti. Quando succede qui è davvero l’eccezione e ti rimane impressa, la porti nel cuore. So che lì invece dovrò affrontarla quasi quotidianamente e mi spaventa. Ma so che nell’insieme quello che più mi darà, sarà un grande arricchimento. Tutti dicono che è una esperienza da che li ha cambiati profondamente e non vedo l’ora di viverla, di immergermi nella quotidianità e nelle relazioni».
Ancora più a nord di Beira, al confine con la Tanzania, Medici con l’Africa Cuamm lavora nel distretto di Cabo Delgado, area tristemente nota per l’instabilità e gli scontri dei ribelli. Il numero di sfollati interni ha raggiunto l’allarmante cifra di più di 750 mila persone, su una popolazione di 1,2 milioni di abitanti. Medici con l’Africa Cuamm garantisce interventi di salute materno-infantile e fornisce assistenza medica di base agli sfollati, portando avanti interventi umanitari per la salute mentale e l’assistenza alle vittime di violenza sessuale, offrendo supporto psicologico e servizi a più di 40 mila persone nel 2024. Mentre nell’area di Tete, il lavoro si concentra sull’ambito di salute sessuale-riproduttiva degli adolescenti.