Storie
C’ è una storia “piccola” che lega Valdobbiadene al Piemonte, l’Alto Adige all’Austria. Una piccola storia intrecciata alla grande storia nella cornice drammatica della Seconda guerra mondiale. Una vicenda che racconta il sacrificio della giovane vita di un figlio della terra valdobbiadenese. Dino Dal Din, allievo carabiniere e partigiano, arrestato, deportato e infine assassinato in un sotto-campo di Mauthausen nel 1945, da oggi protagonista e depositario di quella memoria diffusa tra le città europee per non dimenticare mai le vittime nei campi di sterminio nazisti. Al suo ricordo lo scorso 30 gennaio il Comune di Valdobbiadene, con il patrocinio dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, dell’Associazione nazionale ex internati e dell’Associazione nazionale Carabinieri, ha dedicato la posa della pietra d’inciampo di fronte alla caserma dei Carabinieri di via Caduti di Nassiriya. La cerimonia ha coinvolto i famigliari di Dino Dal Din, oltre a diversi bambini e ragazzi della scuola primaria San Venanzio Fortunato e dell’Istituto superiore Giuseppe Verdi.
Nato l’8 settembre 1924 a San Pietro di Barbozza da famiglia contadina, Dino Dal Din di Innocente e Libera Marsura, frequenta la scuola primaria fino alla quarta elementare. Nel 1942, all’età di 17 anni, si arruola a Torino presso la caserma Cernaia al corso per allievi Carabinieri nella Settima compagnia-Secondo plotone.
Con la caduta del fascismo e l’Armistizio del 1943 si apre una fase di disorientamento convulso e drammatico che attanaglia la popolazione italiana tra violenze e deportazioni. Con l’ordine di disarmo dei Carabinieri, preceduto dallo scioglimento dell’Esercito italiano, il caos è totale. Molti militari dell’Arma si rifiutano di entrare nella Guardia nazionale repubblicana di Mussolini, non rispondendo alle minacce dei bandi di arruolamento e scegliendo di aderire alla resistenza. Dino è tra questi. Nel giugno 1944 si trova in val Sangone, a circa 30 chilometri da Torino tra la val di Susa e la val Chisone. Qui aderisce alla Brigata Moncade della 43a Divisione partigiana autonoma che porterà il nome del suo comandante Sergio De Vitis, ufficiale degli Alpini del Terzo reggimento Brigata val Chisone. Tornato dal Montenegro, dopo l’8 settembre 1943 De Vitis organizza e guida la Resistenza nella Valle. Dino Dal Din all’interno della Brigata ricopre il ruolo di capo dei servizi sanitari con il nome di battaglia “Italo”.
In seguito a continui e tragici rastrellamenti da parte delle colonne naziste, nel dicembre 1944 Dino-Italo è catturato a Giaveno insieme ad altri dieci partigiani. Dopo quasi un mese dall’arresto e dalla prigionia nelle carceri di Pinerolo, l’8 gennaio 1945 viene deportato nel Lager KZ di Bolzano, da dove viene quindi trasferito per giungere l’11 gennaio 1945 al Konzentrationslager di Mauthausen.
Il 20 aprile tutti i detenuti malati e disabili vengono portati al Blocco 31 del Campo di Gusen per essere assassinati con il gas Zykion B in due fasi tra la notte del 21 e 22 aprile 1945. Dino Dal Din, 21 anni ancora da compiere, morirà tra gli 892 prigionieri assieme al partigiano Massimo Gotto con cui era stato arrestato a Giaveno. Cinque giorni dopo, il 27 aprile 1945 la 43a Divisione partigiana autonoma Sergio De Vitis sfila vittoriosa per le strade della Torino liberata. Il campo di Gusen sarà liberato il 5 maggio 1945 dalla Quarta Divisione di Fanteria degli Stati Uniti.
Dal campo di concentramento di Mauthausen dipendevano 49 sotto-campi sparsi nel territorio austriaco dove morirono oltre 100 mila persone, tra cui 36 cittadini trevigiani. Il sotto campo di Gusen si trova a circa 25 chilometri dalla città di Linz. La zona è caratterizzata da numerose cave di granito, tra queste si ricorda la scala della morte, dove i prigionieri costretti al lavoro coatto morivano stremati.

Nel 1947, due anni dopo la morte, l’Anpi riconobbe a Dino Dal Din-Italo la tessera ad honorem a firma del segretario provinciale. Dal Din è stato insignito anche con la Croce al Merito di guerra per attività partigiane quale partigiano combattente dall’Esercito italiano e nel 2016 con la Medaglia d’Onore della Repubblica Italiana in occasione delle celebrazione del Giorno della Memoria.