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Distretti culturali evoluti. L’impresa si fa cultura
Distretti culturali evoluti Così Confindustria Veneto Est ha nominato le aree in cui patrimonio produttivo e tradizionale si fondono per generare appeal
MosaicoDistretti culturali evoluti Così Confindustria Veneto Est ha nominato le aree in cui patrimonio produttivo e tradizionale si fondono per generare appeal
Arte ed economia, cultura e industria, un binomio che esiste da sempre, da quando Fidia, artefice del Partenone, dirigeva la sua grande “fabbrica” sull’acropoli di Atene, o quando Lorenzo de’ Medici contava i suoi fiorini pensando ad abbellire Firenze. Non sempre il mondo del lavoro e gli imprenditori sono consapevoli di quanto questo rapporto facciacrescere entrambe le realtà. Anzi, la potente industrializzazione degli anni Cinquanta si era concentrata sul numero e la quantità degli oggetti, piuttosto che sulla memoria e sul potenziale di impatto culturale che essi avevano. Confindustria Veneto Est, assieme al Centro aiku-Arte impresa cultura dell’Università Ca’ Foscari, con un’impegnativa ricerca, ha voluto rendere più evidente questo rapporto dandogli un nome. La ricerca, presentata lo scorso 20 aprile a palazzo Giacomelli, a Treviso (sarà pubblicata su un’apposita sezione su www.palazzogiacomelli.it) ha individuato nel territorio tra Padova, Treviso e Venezia dieci distretti culturali evoluti. Una mappatura che ha, da un lato, individuato il patrimonio culturale d’impresa, ovvero quelle iniziative nate dall’attività produttiva – nell’area sono 117 tra fondazioni, musei e archivi d’impresa e musei delle produzioni locali – dall’altro, il patrimonio culturale tradizionale, 437 tra musei, teatri, festival, compagnie teatrali e cinematografiche. Due macro gruppi nati dal censimento di ben 500 realtà. La ricerca ha evidenziato le potenziali sinergie tra i due patrimoni, facendo evolvere il vecchio concetto di distretto industriale. Le forme di collaborazione tra imprese, luoghi culturali e territorio sono attivatori di un processo di sviluppo locale. Dunque, le imprese non sono semplici produttrici di ricchezza, o di oggetti, ma hanno un ruolo culturale e sociale, la crescita del patrimonio avviene grazie alla sinergia dei due insiemi. Da qui la nuova definizione di distretti culturali evoluti, aree omogenee in cui cultura, arte, economia, imprenditoria si parlano e generano ulteriore patrimonio culturale.
Mettendo assieme il patrimonio d’impresa e il patrimonio culturale, il distretto che risulta più ricco di musei, eventi, manifestazioni, produzioni, spazi espositivi, fondazioni, esperienze d’impresa e culturali risulta essere quello di Padova, con 118 elementi di tradizione culturale e 13 d’impresa. Nonostante la produzione culturale sia all’ultimo posto nella configurazione dei beni e attività culturali del distretto, sorprende il grande numero di realtà attive, maggiore rispetto agli altri luoghi. Diverse imprese hanno scelto di valorizzare il proprio patrimonio con un approccio didattico-esperienziale tramite realtà scolastiche (le Academy). Al primo posto per intensità di compresenza di realtà afferenti al patrimonio culturale d’impresa e ai beni e attività culturali si pone il distretto di Conegliano-Vittorio Veneto-Valdobbiadene. Il suo territorio comprende il sito Unesco delle Colline del Prosecco e qui la modalità di valorizzazione della tradizione d’impresa più frequente è la visita aziendale (factory tour): molte cantine scelgono di accompagnare il cliente-visitatore in un viaggio alla scoperta delle tecnologie di lavorazione e dei segreti del territorio, con la visita all’interno dei luoghi di produzione e percorsi di degustazione.

La geografia dei distretti culturali evoluti è: tre nella fascia pedemontana (Conegliano-Vittorio Veneto, Asolo-Montebelluna e Castelfranco-Cittadella), quattro nelle aree urbane (Treviso, Padova, Mestre e Venezia) e tre in aree rurali o a vocazione turistica (Veneto orientale, Rovigo, Colli Euganei). Una geografia che evolverà in relazione a come si rafforzeranno le potenzialità.
Il rapporto della ricerca Aiku illustra bene il nuovo approccio e identifica i distretti attraverso una piattaforma digitale ricercabile e aggiornabile, ma soprattutto liberamente valutabile.
Mariano Montagnin