Fatti
No al nuovo polo logistico di Dolo. È il grido che si leva dai promotori dell’incontro pubblico del 24 marzo scorso, organizzato presso il patronato di Cazzago di Pianiga. Dati e numeri alla mano Opzione Zero, Eco Istituto del Veneto, Comitato Vetrego Viva, FGilt Cgil hanno spiegato ai cittadini gli aspetti negativi del progetto che sta per nascere tra Dolo, Mirano e Pianiga, un polo logistico di oltre 205 mila metri quadrati di superficie cementificata tra edifici, viabilità, parcheggi e opere viabilistiche di contorno.
La speranza dei cittadini è che l’hub – che rinasce dalle ceneri della vecchia Veneto City, mai costruita – non vada in porto o che venga ridimensionato. Il tam tam tra i residenti dei Comuni coinvolti si sta intensificando, come racconta Elisabetta Barizza, una cittadina di Pianiga: «Il progetto sorgerà a Dolo ma ci saranno ripercussioni anche sui Comuni di Pianiga e Mirano. Basti pensare che tutto il traffico pesante passerà per il piccolo casello di Vetrego, che già ora è congestionato; bisognerebbe riaprire quello di Roncoduro ma questa opzione non sembra all’ordine del giorno di Concessioni autostradali venete e Regione. Il polo è voluto dal colosso Unicomm, (soggetto della Gdo che opera in 32 province italiane con insegne quali supermercati Famila e Mega, ndr) e Protea, e sarà enorme, riunendo i quattro poli esistenti. La richiesta è stata presentata tramite Suap, poi si è passati all’iter dell’accordo di programma tutt’ora in corso, ma sempre non coinvolgendo la cittadinanza che lamenta una mancanza di trasparenza. Dopo le osservazioni ci sarà una conferenza dei servizi nel corso della quale i Comuni coinvolti, Città Metropolitana e Regione potrebbero dare il via libera al progetto». Barizza continua: «I Comuni incasseranno oneri milionari oltre a opere compensative. Ma quali saranno i benefici per i cittadini? Noi vediamo solo cementificazione, inquinamento, perdita di valore del territorio della Riviera del Brenta».
Contraria è anche l’associazione Opzione Zero che si occupa di tutela dell’ambiente, come spiega Mattia Donadel: «Presentata per la prima volta nel 2004, Veneto City si era arenata grazie alla lotta dei cittadini. Era rimasto un accordo di programma tra i Comuni di Dolo, Pianiga e Mirano con la Regione Veneto e la Provincia di Venezia ma è decaduto nel 2020. Adesso si farà un nuovo accordo: se il Consiglio comunale di Dolo darà il via libera, dopo aver mantenuto la destinazione commerciale dei terreni un tempo agricoli, allora il progetto si farà».
Donadel sottolinea poi le questioni ambientali: «Sono state presentate delle osservazioni alle quali entro fine mese dovranno rispondere i soggetti coinvolti, ma non risulta esserci un rapporto ambientale, né alcuna valutazione degli impatti ambientali. Se il progetto passerà, presenteremo un ricorso al Tar».
Luca Fattambrini di Eco Istituto del Veneto, riferendosi in particolare alle bonifiche già realizzate per far posto all’area logistica non usa mezzi termini: «Sta avvenendo un “ecocidio”. Nei primi due metri di terreno viene stoccata Co2 pari a quattro volte quella della vegetazione. Il suolo è vita, ci dà sicurezza alimentare, protezione dalle alluvioni, filtraggio dell’acqua, tutela della biodiversità. Con la cementificazione degli ultimi anni e l’aumento dell’inquinamento, la salute dei cittadini peggiora: ogni anno, in questi termini, il Veneto perde 73 milioni di euro, secondo i dati Ispra».
E le compensazioni promesse? Per Fattambrini sono «opere dovute per legge che non ripristinano l’equilibrio ecologico del suolo. Un bosco in una zona industriale a cosa serve? Il progetto ha molte criticità, per i cittadini e per il suolo». Contattata, Unicomm ha fatto sapere che avrebbe fornito una risposta sulla questione.