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Si era definito «un piccolo uomo» don Luigi Mazzucato nel discorso pronunciato in occasione del conferimento della laurea Honoris causa dell’Università di Padova nel novembre del 2020. «Un piccolo uomo» che poteva portare la testimonianza di una storia che lo aveva coinvolto profondamente, per buona parte della sua vita, quella del Cuamm.
Breve, ma intensa, è invece l’immagine di don Luigi Mazzucato che il vescovo Claudio Cipolla delinea all’inizio della postfazione del libro Nulla da lasciare. L’eredità di don Luigi per il futuro del Cuamm, scritto da Francesco Jori a dieci anni dalla sua scomparsa. «Un figlio più anziano che dialogava con un padre», scrive riferendosi agli ultimi colloqui avuti quando il direttore del Cuamm era già nel cammino terminale.
Quando accetta l’incarico di direttore della ong padovana, nel 1955 a 28 anni, il prete nativo di Creola lo fa per obbedienza, come lui stesso ammise. Il suo fu un “sì”, detto all’allora vescovo Girolamo Bortignon, a una chiamata cui sentiva di non potersi sottrarre, nonostante conoscesse poco o nulla il Cuamm.
e proprio l’esercizio della virtù dell’obbedienza è, secondo il vescovo Cipolla, la caratteristica che più colpisce di don Luigi. «La vocazione che chiama al sacerdozio – scrive il vescovo – è qualcosa cui si obbedisce più per fede che per calcolo» e continua poi dicendo che in fondo la dinamica è sempre la stessa, anche per don Luigi: «è il Vangelo – si legge – che poco per volta ci porta a dire un “sì” che piano piano, strada facendo, diventa sempre più grande. Verosimilmente don Luigi, in quel momento iniziale, non capiva pienamente cosa gli si stava chiedendo; ma ha obbedito». L’obbedienza, una dote tutta da riscoprire, pienamente coerente con il principio vocazionale, che don Luigi ha manifestato al suo vescovo e rinnovato poi ai vescovi successivi: «È stata vissuta come una chiamata della Chiesa, non di una singola persona».
La riflessione che fa quindi il vescovo Claudio si sposta su un piano più alto, sul tema della Fede, con la maiuscola: l’esempio e la testimonianza di don Luigi infatti ci dicono che la fede non è un dono, una conquista definitiva, ma una faticosa ricerca continua: «La Fede è una disponibilità a camminare – scrive infatti nella postfazione il vescovo – verso orizzonti che non rispondono alle logiche umane. C’è nelle nostre storie il filone ininterrotto di una Provvidenza che continua a manifestarsi nelle nostre vite quotidiane». A testimoniarlo sono tante piccole storie individuali, fra cui anche quella di don Luigi, che rispondono con un semplice, ma fondamentale “sì” destinato a cambiare la storia.
Oltre al libro per ricordare la figura di don Luigi Mazzucato il Cuamm ha prodotto anche il documentario Africa, la mia vita. Don Luigi Mazzucato e l’avventura del Cuamm per la regia di Nicola Berti.
Sabato 23 dalle 9.15 alle 13 presso il centro culturale Altinate San Gaetano a Padova (via Altinate 71) si tiene il convegno “Don Luigi Mazzucato oggi. Chiesa e cooperazione internazionale: un pensiero generativo”, con Elisabetta Belloni, Andrea Borgato, Giordana Canova, don Dante Carraro, mons. Claudio Cipolla, Anna Maria Dal Lago, Sergio Giordani, Daniele Giusti, Gavino Maciocco, Daniela Mapelli, Maurizio Murru, Giovanni Putoto, Alberto Stefani, mons. Andrea Toniolo e Giuseppe Zaccaria.