Idee
Donne nella Chiesa. Strada in salita, ma la caparbietà non manca
Gentile direttore, approfitto del vostro invito alle lettrici a condividere la propria esperienza di vita nell’ambito della Chiesa.
IdeeGentile direttore, approfitto del vostro invito alle lettrici a condividere la propria esperienza di vita nell’ambito della Chiesa.
Da circa sette anni faccio parte della comunità di Ronchi del Volo, piccola frazione del Comune di Casalserugo, una grande famiglia che mi ha accolto, facendomi (ri)scoprire l’importanza, per un autentico cammino di fede, di valori, come la partecipazione e la condivisione. Una comunità in cui, senza nasconderne le fragilità e i momenti di tensione, si cerca di dare il proprio impegno e contributo alla vita parrocchiale, a beneficio di tutti. Le donne, attive nei vari servizi comunitari, sono molte; nell’ambito pastorale, in quello liturgico, nella gestione economica, nel servizio, per le varie iniziative parrocchiali. Come in ogni famiglia, così anche nella comunità c’è una figura guida che ha il delicato compito, tra i mille altri, di mediare gli equilibri. Bisogna dar merito al parroco di cercare sempre di coinvolgere tutti i membri della comunità perché si facciano parte attiva nella vita della parrocchia, intervenendo nei momenti importanti e garantendo sempre una supervisione, ma lasciando spazio ai laici di creare e gestire iniziative. Come le funzioni liturgiche vengono accompagnate dalle melodiose voci delle nostre coriste e dalle lettrici della Parola, altrettanto fondamentale contributo viene donato dall’instancabile impegno del nostro organista e dei nostri chierichetti. Questo è per evidenziare come risulta fondamentale che a ogni cristiano sia concesso di esprimere al meglio i propri talenti, facendo in modo che tutti, a prescindere dal genere, dall’età, possano partecipare alla vita della comunità, donando tempo e competenze, ognuno secondo le proprie possibilità. In merito a una maggiore “partecipazione” delle donne anche in quegli ambiti della Chiesa sinora riservati agli appartenenti al genere maschile, oltre al già citato (nell’articolo della Difesa del 3 marzo 2024) passo di S. Paolo 1 Cor 14,34, ricordo che siamo figlie e figli di una tradizione che, a partire, a titolo di esempio, da Aristotele – che affermava «il maschio è per natura migliore, la femmina peggio, l’uno atto al comando, l’altra a obbedire» – identificava la donna come una sorta di essere inferiore e destinata a obbedire agli uomini, facoltizzata a rivestire, in ogni caso, ruoli inferiori. La strada per una piena partecipazione delle donne alla vita, tutta, della Chiesa è ancora in salita ma non ci mancano sensibilità, capacità e caparbietà per guadagnare a piccoli passi grandi spazi. Papa Francesco ha più volte rivalutato il ruolo delle donne anche in ambito ecclesiastico e, con la recente dichiarazione «la Chiesa è donna, bisogna smaschilizzarla», rivolta ai membri della Commissione teologica internazionale, ha sottolineato il prezioso contributo che l’universo femminile può dare alla riflessione teologica. Mi sento di sottolineare, infine, l’importanza che chi guida le nostre comunità sia in prima persona inclusivo, disponibile a dare spazio alle collaborazioni femminili, senza pregiudizi sulle attribuzioni dei vari servizi; questo rappresenta un grande segnale di apertura a noi donne.
Rita AcquestaCasalserugo, Padova