Tra geopolitica e paure quotidiane, la speranza sembra smarrita. Ma riappare nei gesti semplici: un forno, un uomo, il pane come resistenza silenziosa al disincanto del mondo
Anno nuovo con fatti globali sconcertanti. è la storia, come pure il destino di una globalizzazione che tra capricci politici, strategie militari, istinti ancestrali, patologie personali, stanno mutando la geopolitica del nostro quotidiano. I nomi non sono “astrologici”: Trump, Netanyahu, Putin, Shisha Pen, Modi. Se da una parte il “potentato” – peccato originale, che si fonda sul “mio” – sta imponendo quel “diritto” che ha poco di democratico e sancisce la fine del diritto internazionale acquisito negli anni, dall’altra ci siamo noi scossi come farebbe una nonna per produrre “el butiro” (il burro) dal latte, dentro una bottiglia. Sbattuti, scioccati, spaesati, angosciati, frastornati sono tutti aggettivi che ci accompagnano in questo inizio anno. In tutta questa situazione, gli auguri espressi a trentasei denti il giorno di Capodanno, poche settimane dopo ce li troviamo a fare semmai a denti stretti. Anzi, strettissimi, digrignando per la paura dell’incertezza. E dire che si è appena concluso il Giubileo della speranza! Appunto, che fine ha fatto la speranza? è la vittima più illustre di questo momento. Ferita a morte da quella rassegnazione imposta dai potentati. A meno che non la si trovi nella quotidianità come eroismo della speranza. L’esempio mi giunge durante un viaggio di ritorno dall’Appennino modenese. Una scritta di un negozio di Pavullo: “pane dal 1945”. è il tardo pomeriggio di domenica (orario insolito per un negozio del pane), mi viene incontro un uomo basso e anziano, vestito di bianco. Un’immagine che mi arriva dal tempo, dal sapore autentico e genuino. Lui, Giuseppe Tazzioli, 94 anni di cui 75 passati dentro quel forno dove continua a panificare, per me era già un mito che nutriva quella speranza, capace di controbattere l’orrore del mondo che mi attendeva fuori dal suo negozio. Mondo che in quel momento, ha cambiato “colore e sapore”.