Idee
Se la cultura dominante può scandalizzarsi di fronte alla possibilità di un ritorno alla fede nella politica e nella visione del mondo complessiva soprattutto d’occidente, l’attuale situazione dovrebbe portare ad un ripensamento di quella che alcuni hanno chiamato cancellazione del divino nella cultura politica, e non solo in quella.
Andrea Gagliarducci, vaticanista per “Il Messaggero” e “Il Foglio” e analista politico, ci pone di fronte a quella che è attualmente la situazione di una visione politica, e della sua effettiva gestione, in cui si tenta la rimozione di un passato ritenuto reazionario e oscurantista.
Una delle parole chiave di questa reazione woke, scrive Gagliarducci in “Un ordine mondiale senza Dio? La Chiesa, la guerra, la pace, i diritti” (Città Nuova, 2026, 272 pagine, 18 euro) è “rispetto”, più propriamente rispetto verso chi non la pensa come noi, credenti: quello stesso rispetto che però dovrebbe essere indirizzato verso la fede.
Una certa cultura della cancellazione non manifesta rispetto verso chi fa della fede una componente essenziale del cammino nella storia e quindi nel qui e nell’ora, ipotizzando che il tema delle religioni sia un impaccio in questo cammino e non, invece, un aiuto alla soluzione degli innumerevoli e complessi problemi che il nostro oggi ci pone.
Perché, scrive Gagliarducci, un ipotetico ordine mondiale senza Dio significa riduzione della politica a puri, spesso brutali, rapporti di forza, con la sostituzione, -in parte sta accadendo in questi tempi di rimozione del divino e guarda caso di guerra-, degli ideali anche di fede con dinamiche di potere che vanno oltre le esigenze e le reali necessità dei popoli.
Ed è forse anche per questo che di fronte ad un occidente iper-laicizzato sono nate alleanze politiche –“Bric” (Brasile, Russia, India, Cina ed altri che si sono aggiunti successivamente) è solo un esempio- in altre zone del mondo, Asia, Africa, America del sud, che tendono a conservare (non esclusivamente per motivi tattici) il rapporto con le tradizioni religiose.
L’autore ricorda come in Iran l’università per le religioni e le confessioni religiose di Qom, che ha edito tra l’altro molti libri riguardanti il cristianesimo, abbia da poco concluso un accordo di cooperazione con la Pontificia Accademia Mariana internazionale.
Un libro, questo, che ci aiuta a capire come la realtà sia piuttosto diversa da quella rappresentata da chi vorrebbe far credere che la religione, qualsiasi religione, sia un retaggio del passato e anzi un ostacolo al raggiungimento della pace. Mentre è vero il contrario, perché un contesto mondiale senza Dio, scrive Gagliarducci, non sarebbe altro che un nuovo ordine basato solo sugli interessi e su una tecnologia sempre più autoreferenziale, che ha iniziato un cammino nuovo, in cui l’intelligenza artificiale non si pone i limiti etici di una umanità composta di credenti e non.
La AI va verso una assoluta laicità, se questo vuol dire assenza di tradizioni umane e religiose: il che significa cosciente rimozione di quegli esempi e culture che nel corso dei secoli hanno individuato nelle guerre e nelle divisioni il male autentico. Con il rischio della creazione di un nuovo culto inconsapevole e contrabbandato come assenza di superstizioni arcaiche e che invece è la reale anticamera di una nuova forma di schiavitù più o meno (in)consapevole.
Non è un caso che scrittori come Philip K. Dick, Arthur C. Klarke, Ray Bradbury, Ursula Le Guin e altri non siano intelligenze artificiali. Eppure hanno immaginato mondi che si sono, purtroppo, realizzati.