Fatti
Se si crea una possente economia di guerra – insomma armamenti ed affini –, cosa ne risulterà alla fine del percorso?
Già. Ma è quella la direzione che il mondo sta prendendo con estrema decisione, e soprattutto investendo enormi quantità di denaro per realizzare cose che non ci daranno né uno yogurt né una medicina. L’altro giorno la Nato ha deciso di mettere sul piatto 40 miliardi di dollari per produrre e/o comprare sistemi di difesa anti-drone. Non pensiate che siano tanti: sono solo una parte di quanto Stati e organizzazioni stanno stanziando da quando la Russia ha tentato di invadere l’Ucraina (e la Cina sta tentando di soffocare Taiwan, e gli Usa si sono impelagati nella più assurda guerra dai tempi del Vietnam, e gli israeliani…).
Il fatto è che appunto esistono dittatori e dittature aggressive, che alla faccia scura hanno fatto seguire le brutte maniere. Nel contempo, gli Stati Uniti hanno deciso di non essere più il gendarme del mondo, soprattutto il gendarme di noi europei. Da qui la pressante richiesta americana di aumentare le nostre spese militari; da qui il cambio di rotta di molti Paesi europei.
Spendere di più in armamenti significa acquistare da chi produce: Stati Uniti in primis, quindi Israele, Turchia, Corea del Sud. Soldi sprecati e mandati lontani da noi, il massimo del minimo.
Da lì la scelta di creare una possente economia di guerra europea: caccia di ultima generazione in cui siamo coinvolti pure noi italiani; la conversione di fabbriche dalle auto alle autoblindo; la produzione di proiettili e missili, senza i quali non si possono fare guerre; la rincorsa alle “nuove armi” (soprattutto droni e sistemi anti-drone); l’applicazione dell’intelligenza artificiale agli strumenti di morte, per renderli più micidiali e per eliminare il più possibile il fattore umano.
E altro ancora, tanto che un pool di banche occidentali sta aderendo al progetto canadese di realizzare una Banca del riarmo che riesca a mobilitare risorse finanziarie superiori ai 100 miliardi di euro. Business is business.
C’è chi la vede come una bella occasione per creare posti di lavoro, non rendendosi conto che anche spalare la sabbia a destra e sinistra in una spiaggia produce lavoro, ma non serve a niente. Eppure si parla solo di questo: satelliti da lanciare nello spazio per manovrare da lì le battaglie; sottomarini sempre più sofisticati e letali; missili capaci di centrare un tombino a 3mila chilometri di distanza.
In attesa di mangiare insalate di proiettili, rimane l’ansia di constatare che le stesse dinamiche interessarono il mondo 90 anni fa. Il tutto si concluse con la più spaventosa guerra che abbia sconvolto il mondo. Perché – come diceva il saggio – quando hai le armi, finisce che le usi.