Chiesa | Diocesi
Sono arrivate il 29 giugno, nella solennità dei santi Pietro e Paolo. «L’abbiamo vista come una protezione da parte di Pietro e Paolo proprio per questa missione – racconta suor Ottavina Predebon, madre generale delle suore Dimesse – Sotto la protezione dei due santi abbiamo messo questa iniziativa, che speriamo tanto possa essere utile per la Chiesa». Suor Agatha Mumbi, suor Josephine Kazungu e suor Immaculate Mumo, keniote, tutte sulla quarantina, vivono ora ad Adaba, in Etiopia, nel compound della missione della Diocesi di Padova, accanto ai sacerdoti fidei donum padovani: è la prima presenza delle Dimesse nel Paese del Corno d’Africa.
Le tre religiose, spiega don Nicola De Guio, fidei donum nella Prefettura apostolica di Robe, «sono una risposta a una richiesta fatta dal vescovo Mattiazzo prima e dal vescovo Claudio poi alla congregazione delle Dimesse, per una disponibilità nel sostegno alla missione padovana qui in Etiopia». Non avendo individuato religiose italiane disponibili, suor Predebon si è rivolta alla delegazione africana: le Dimesse operano in Kenya da 61 anni e hanno messo radici anche in Tanzania e Uganda. Le tre sorelle – impegnate finora tra scuola e pastorale – si sono preparate da marzo a fine maggio con un percorso online curato da formatori del Cum di Verona, in particolare Anita e Giuseppe Magri, coppia che ha vissuto sei anni in Etiopia.
Il programma dei primi mesi è definito: fino a fine agosto resteranno ad Adaba, partecipando alle attività del centro parrocchiale, poi a settembre si trasferiranno ad Addis Abeba per studiare la lingua. La disponibilità chiesta è di tre anni, sul modello delle convenzioni dei preti fidei donum. Il resto, ammette la madre generale, «è un po’ tutto da inventare»: le suore «visiteranno le famiglie, incontreranno le donne e le ragazze. Tutto sempre con molta umiltà, senza pretendere chissà cosa, cercando di stabilire un dialogo che possa essere costruttivo». In un contesto in cui i cattolici sono piccola minoranza in mezzo a una maggioranza musulmana, l’ambito naturale sarà l’educazione: «Ci sarà bisogno anche nelle scuole presenti nel territorio, e lì potranno operare perché sono preparate. Lo Spirito Santo darà la luce».
Per don De Guio la posta in gioco va oltre: «Per noi questa è soprattutto un’opportunità per creare una comunità missionaria, in cui sacerdoti fidei donum – e, a Dio piacendo, prossimamente anche dei laici – e le suore esprimano una realtà di Chiesa missionaria». Un tassello che rafforza il legame di Padova con l’Etiopia, dove lo stesso vescovo emerito Antonio Mattiazzo ha vissuto alcuni anni da missionario dopo il ministero episcopale.
Del resto, osserva suor Predebon, la vocazione missionaria appartiene alle Dimesse fin dalle origini: «Già il nostro fondatore non voleva che le suore restassero in clausura: le mandava a insegnare catechismo, ad aiutare negli ospedali, a stare con i poveri e con le ragazze che non avevano un’istruzione. Quindi lo spirito missionario c’è sempre stato fin dall’inizio, anche se allora non veniva chiamato esplicitamente in questo modo».