Il miele dei Colli Euganei soffre i cambiamenti climatici. L’anno in corso sembra confermarlo una volta di più, almeno secondo i produttori afferenti a Cia Padova, che raccontano di annate “in altalena”. È un problema per gli oltre mille apicoltori padovani censiti negli appositi registri, per un fatturato medio che supera i 20 milioni di euro all’anno.
In particolare, nel 2026 è quasi azzerata la produzione di miele di tarassaco e colza, e anche per l’acacia se ne segnalano solo modeste quantità. Fino a maggio infatti la primavera è stata particolarmente critica: dapprima il caldo anomalo, fuori stagione, ha fatto sbocciare i fiori. Dopodiché le temperature si sono nuovamente abbassate. Non solo. Il vento ha fatto cadere i fiori, mentre le ultime piogge hanno sferzato il colpo del ko.
Cia Padova imputa parte delle difficoltà alle dirette conseguenze dei cambiamenti climatici, ma non solo: il settore soffre anche l’aumento delle spese, su tutte i trattamenti da effettuare. «Cerchiamo di barcamenarci tra mille difficoltà – osserva Gloria Pagliuca, apicoltrice di Torreglia – Tanto per dare l’idea: quest’anno non prevediamo di preparare i vasi miele di tarassaco e colza da un chilo, bensì solo da mezzo, proprio a motivo della scarsità di produzione».
Anche altri tipi di miele, meno noti, sono tuttavia in sofferenza. «Con un meteo tanto ballerino – precisa Pagliuca – le prime spighette del castagno si stanno già trasformando in fiori, con un anticipo di almeno un mese sulla tabella di marcia. Vi sono molteplici incognite, non è possibile programmare. La parola chiave, oggi, è multifunzionalità: vivere di sola produzione di miele non è più fattibile».
L’area del Parco Colli è molto vocata per la produzione di miele e sono decine gli apicoltori che sono soliti portare in primavera le loro arnie dalla pianura agli Euganei, ma gli sbalzi di temperatura e il costante alternarsi di sole e pioggia non fanno bene né alle piante, né alle api. Le quali, quando c’è il vento, non si muovono nemmeno.
«Quello del miele è un comparto di nicchia – sottolinea anche il neoeletto presidente di Cia Padova, Luca Bisarello – da far crescere con azioni mirate, come il riconoscimento “MAB Unesco” che contribuisce a fare conoscere i Colli Euganei ai turisti non solamente per prodotti come il vino e l’olio. Gli agricoltori sono pronti a un confronto con gli enti preposti per centrare l’obiettivo di un reale potenziamento, a tutti i livelli, di tutta la zona nel segno della compatibilità tra ambiente e attività economiche».
Durante la Giornata mondiale delle api, il 20 maggio scorso, è stato presentato a Roma “L’alveare parlante”, iniziativa promossa dalla giornalista padovana Valentina Calzavara per parlare di miele e apicoltura. Il progetto si concluderà nel 2027 e mira a mappare le eccellenze del miele italiano e a valorizzare la forza comunicativa delle storie umane e imprenditoriali.