L’abbazia di Carceri è uno scrigno di storia, fede e arte, e come tutti i complessi antichi necessita di continua manutenzione. Dopo molti interventi di restauro susseguitisi nel corso degli anni, tocca ora al campanile annesso alla chiesa, anch’esso ricco di storia.
Di questo manufatto non si hanno in realtà notizie dettagliate, come invece è per il resto del complesso abbaziale, che trae origine da un insediamento di canonici attorno all’anno mille. Appare comunque evidente che siamo in presenza di una “fabbrica” segnata dalle evoluzioni che ha subito la chiesa, quasi certamente in seguito a rovinosi incendi. La parte più antica è il basamento, risalente all’epoca dei monaci Portuensi, un ordine religioso legato agli Agostiniani, e quindi antecedente al 1200; salendo di quota si può riconoscere una seconda fase risalente alla più tarda epoca dei Camaldolesi, insediatisi a Carceri nel 1408, ma da alcune fonti viene indicato il 1427 – data in cui il complesso fu elevato da monastero alla dignità di abbazia – come anno di una prima sopraelevazione, cui nel 1670 ne segui un’ultima.
Pur essendo il risultato di successivi interventi, la torre campanaria si integra in maniera armoniosa con il resto degli immobili adiacenti. Addossata al presbiterio, dal quale vi si può accedere, si sviluppa su sette piani oltre alla cella campanaria, al tamburo e alla cuspide. L’interno presenta una tessitura muraria in mattoni pieni, grazie ai quali è intuibile la sequenza dell’evoluzione, per la presenza della cornice ad archetti al quarto livello lungo il muro del presbiterio, dove un tempo terminava l’antica chiesa. La volta in mattoni a crociera che chiude il piano terra era quasi certamente il soffitto della navatina medievale. La cella campanaria è caratterizzata da colonne d’angolo e centrali in mattoni pieni e da bifore ai quattro lati, chiuse da eleganti balaustrine.
Il campanile di Carceri si presentava ormai con un profondo degrado che stava intaccando le superfici esterne, gli elementi decorativi e parzialmente gli ambiti interni. Sono quindi state avviate alcune opere, attualmente in corso, che mirano alla messa in sicurezza dell’antica torre con interventi che riguardano tanto la parte strutturale che le finiture, nonché la dotazione impiantistica. Saranno eseguite anche alcune opere complementari.
L’intervento si divide in tre capitoli sostanziali, ovvero pulizia, consolidamento e protezione, il tutto con l’obiettivo di recuperare e valorizzare uno fra i beni culturali più antichi non solo del complesso dell’abbazia di Carceri, ma anche dell’intero contesto territoriale, meta turistica molto conosciuta in ambito religioso e culturale.
L’intervento prevede anche il restauro delle campane, eseguito dalla ditta Elettrocampane Giacometti Sas di Enzo Danieletto & C. di Legnaro. La parrocchia ha ottenuto un contributo dalla Fondazione Cariparo, dalla Cei e dal Comune.