Il 16 gennaio 2026, presso la Corte Benedettina di Legnaro, si è tenuto il terzo appuntamento del Trittico Vitivinicolo, evento in cui da oltre cinquant’anni viene fatto il consuntivo della vendemmia 2025 nel Veneto, e occasione per un focus sui mercati europei e internazionali.
Durante questo appuntamento, promosso da Veneto Agricoltura in collaborazione con Regione del Veneto e Avepa, oltre a un’analisi del comparto del vino veneto sono emerse indicazioni programmatiche sia per l’ambito produttivo che per quello dei mercati. In sintesi, il sistema vino del Veneto, si presenta come un comparto resiliente con crescita produttiva, export da record e pronto per le sfide globali.
A sottoscriverlo, le figure apicali delle istituzioni del settore primario del Veneto, peraltro al loro esordio nelle loro relative funzioni. Dario Bond, neo assessore all’Agricoltura, e Federico Caner, neo direttore di Veneto Agricoltura, hanno sostenuto la necessità di continuare a investire in qualità per vincere i dazi e cogliere l’opportunità dei nuovi consumi e dei nuovi mercati.
«Il comparto vitivinicolo veneto conferma nel 2025 il proprio ruolo di motore dell’agricoltura regionale e nazionale, mostrando segnali di crescita strutturale sul fronte produttivo, export e valorizzazione delle denominazioni di qualità, pur in un contesto internazionale complesso segnato da tensioni geopolitiche, dazi e mutamenti nei modelli di consumo – ha spiegato l’assessore Bond – Il Veneto continua a investire su un modello vitivinicolo basato su qualità, organizzazione delle filiere e programmazione. La crescita delle superfici e il potenziale viticolo disponibile dimostrano la vitalità del settore e la capacità delle imprese di guardare al futuro con fiducia».
La vendemmia 2025 registra una quantità complessiva di uva raccolta pari a 14.664.310,64 quintali, con un incremento del 6,8 per cento rispetto al 2024. Questo dato conferma la forte vocazione del Veneto verso le produzioni certificate e a maggiore valore aggiunto. Sul fronte dei prezzi, la quotazione media delle uve della vendemmia 2025 si attesta a 0,66 euro al chilo, con una lieve flessione dello 0,5 per cento rispetto al 2024, in un quadro di sostanziale tenuta del mercato.
Le esportazioni rappresentano uno dei pilastri del successo del vino veneto. I dati al terzo trimestre 2025 indicano transiti in uscita per circa 2,16 miliardi di euro, con una crescita annua dello 0,5 per cento. Il Veneto si conferma così prima Regione esportatrice di vino in Italia, con una quota di circa il 38 per cento su un export nazionale che raggiunge 5,74 miliardi di euro.
Il Prosecco cresce del 5 per cento in volume, con una progressione anche in valore e con gli Stati Uniti che continuano a rappresentare un mercato trainante. Positivi anche i dati delle Dop ferme del Veneto, che nei primi nove mesi del 2025 mostrano una lieve crescita in volume a valore stabile sul 2024, rappresentando il 25 per cento dei volumi e il 20 per cento del valore dei vini Dop fermi esportati a livello nazionale.
«I dazi e le tensioni geopolitiche – ha aggiunto Bond – si innestano su un cambiamento strutturale dei consumi che impone al settore di ripensare strategie produttive e commerciali. Per quanto riguarda i dazi Usa, l’impatto appare contenuto e parzialmente “spalmato” su tutta la filiera: gli spumanti resistono storicamente di più rispetto ad altri prodotti, mentre vini come l’Amarone vantano una clientela targettizzata e in grado di spendere. Fondamentale in questo quadro sono i consorzi di tutela che devono avere lo scopo di proteggere il prodotto non solo dalle contraffazioni e dagli abusi, ma anche e soprattutto nel suo valore e nella sua distribuzione lungo la filiera. Rispetto ai mercati, serve anche una valutazione sulla diversificazione e sulle strategie da adottare: su questo la Regione sta accompagnando i produttori con le risorse per la promozione sui mercati dei paesi terzi».
Il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner ha così concluso: «Stiamo affrontando la problematica del cambiamento climatico anche nel settore vitivinicolo, mettendo in campo, nel vero senso della parola, molti progetti innovativi, anche all’interno delle aziende pilota e sperimentali dell’Agenzia veneta stessa. L’impegno da parte di Veneto Agricoltura è importante e sottolineo che siamo a disposizione di tutti per sviluppare qualsiasi idea innovativa nel campo della viticoltura ed enologia, con l’obiettivo di affrontare al meglio il cambiamento climatico».
Il convegno, introdotto dall’assessore Dario Bond e dal direttore Federico Caner e coordinato da Efrem Tassinato, giornalista di Unarga, si è articolato in interventi che hanno fornito un quadro preciso dell’attualità e delle prospettive di un settore, quello della filiera vitivinicola, che rappresenta uno tra i maggiori cespiti dell’export agroalimentare italiano, dove il Veneto fa letteralmente la parte del leone. Un consuntivo della vendemmia 2025 in Veneto, quanto a produzioni e certificazioni dei vini veneti, è stato tracciato da Nicola Barasciutti della Direzione agroalimentare della Regione del Veneto insieme a Luca Furegon, dirigente del settore produzioni agricole di Avepa. Sull’export di vino veneto ha relazionato Alessandra Liviero, direttore dell’unità operativa Economia e comunicazione di Veneto Agricoltura. Mentre dei dazi imposti dagli Stati Uniti d’America e sul loro impatto e ricadute economiche sulle produzioni venete ha parlato Tiziana Sarnari di Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare). Infine, di strategie di riorientamento su altri mercati ha parlato Gabriele Castelli, direttore Federvini.
Al termine, in coerenza con i buoni propositi improntati a qualità e valorizzazione delle tipicità, un light lunch creato con prodotti tipici delle Comunità locali, selezionati dal consorzio I Buoni Convivi.
Durante il convegno, Avepa ha presentato i dati dello schedario viticolo veneto e in particolare le variazioni delle superfici vitate coltivate. Per il 2025 si registra un aumento della superficie vitata di circa mille ettari (superficie totale 104.397,61 Ha), di cui 75 per cento coltivata con varietà a bacca bianca e il 25 per cento a bacca nera. La Regione Veneto dispone di un ulteriore potenziale viticolo di 5 mila ettari tra autorizzazioni di reimpianto e autorizzazioni di nuovo impianto. La varietà coltivata principale è il Glera (circa 41 mila ettari), la prima varietà a bacca nera è la Corvina con 6.887 ettari. Nella vendemmia 2025 sono stati raccolti in totale 14 milioni 664.310,64 quintali di uva di cui 11, 5 milioni di Dop e 2,5 milioni di Igp.

I primi mesi della nuova campagna 2025-2026 hanno evidenziato una produzione italiana in crescita rispetto allo scorso anno e stimata intorno ai 47 milioni di ettolitri (più 8 per cento), ma si attendono i dati delle dichiarazioni di produzioni per tirare le somme della vendemmia appena terminata.
A livello mondiale, le prime stime pubblicate a novembre da Oiv fissano i volumi a 232 milioni di ettolitri, con un aumento del 3 per cento rispetto al raccolto basso del 2024, ma comunque inferiore del 7 per cento alla media quinquennale.
L’Italia, quindi, resta leader tra i paesi produttori. Sembra confermarsi anche il primo posto tra i Paesi esportatori in volume in uno scenario che per il vino è complesso perché il settore è alle prese con problematiche esogene quali tensioni geopolitiche e dazi, ma anche con un cambiamento strutturale dei consumi di vino che chiedono di ridisegnare le strategie produttive e commerciali.
In un contesto internazionale che registra contrazione degli scambi, i dati delle esportazioni italiane dei primi nove mesi del 2025 (elaborazioni Ismea su dati Istat) mostrano solo un lieve calo sia in volume sia in valore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con gli Stati Uniti che, dopo la corsa agli acquisti della seconda parte del 2024 e dell’inizio del 2025, che nei mesi estivi hanno rallentato la domanda come previsto dagli operatori.
Scendendo nel dettaglio dei singoli segmenti, si sottolinea la buona performance delle Dop sia per i vini fermi sia per gli spumanti. Ed è proprio in questo contesto che l’analisi dei vini veneti si fa molto interessante perché si evidenzia un andamento migliore al resto del comparto. Partendo proprio dal mondo del Prosecco, si evidenzia una crescita del 5 per cento in volume con una lieve progressione anche in valore con gli Usa che sembrano trainare la domanda e incrementi, almeno nei primi nove mesi dell’anno, superiori alla media.
Segnali positivi anche per le Dop ferme del Veneto (che rappresentano il 25 per cento dei volumi esportati dei vini totali Dop fermi nazionali e il 20 per cento del valore) che nei primi nove mesi del 2025 hanno mostrato una lieve progressione in volume a parità di valore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Bisognerà comunque attendere i dati dell’ultimo quadrimestre per avere un quadro esaustivo di questo primo anno dei dazi che, come detto, si innestano in una situazione già di profondi cambiamenti per il settore.
La Regione del Veneto da anni è impegnata nella qualificazione e miglioramento delle produzioni vitivinicole lungo tutta la filiera: dalle aziende agricole alle cantine, dalle iniziative di assistenza tecnica alla promozione del prodotto. In quest’ultimo caso, la Regione sostiene iniziative di qualificazione e miglioramento delle produzioni a denominazioni d’origine controllata e garantita (Docg), denominazioni d’origine controllata (Doc) e indicazione geografica tipica (Igt). La vocazione dei territori veneti alla produzione vinicola si misura anche con l’incremento delle esportazioni verso l’estero, che hanno reso questo settore sempre più trainante nel panorama agroalimentare veneto.
Il successo della viticoltura veneto in Italia e nel mondo è il risultato di una vitale collaborazione che interessa produttori, consorzi di tutela, Regione, enti di ricerca e Veneto Agricoltura.
La Regione supporta, attraverso diverse iniziative, tutte le fasi relative alla vitivinicoltura: la coltivazione dei vigneti, la lotta contro le principali malattie della vite, la vendemmia, la vinificazione in cantina e la promozione del vino veneto, attraverso molteplici canali di finanziamento.