In una regione competitiva come il Veneto le dinamiche del mercato del lavoro sono fortemente connesse all’evoluzione dell’economia regionale. Vediamo la situazione congiunturale e le caratteristiche strutturali collegate alla sostenibilità del mercato del lavoro nei prossimi anni.
Il mercato del lavoro nel mese di aprile 2026
Per il mercato del lavoro dipendente privato in Veneto il saldo dei primi quattro mesi del 2026 è positivo (+ 42 mila posizioni di lavoro) e poco più favorevole di quello registrato nel 2025 (+ 40.700 unità) grazie ai risultati osservati a marzo. Il mese di aprile sembra consolidare il rafforzamento, nonostante un quadro congiunturale ancora segnato da elevata incertezza per l’aggravarsi delle tensioni geopolitiche e delle difficoltà negli approvvigionamenti energetici con il rialzo dei prezzi del petrolio e dell’inflazione. Il contributo maggiore al saldo positivo arriva dal tempo determinato, sostenuto dalle dinamiche stagionali del periodo, mentre rallenta il tempo indeterminato. Nel comparto industriale permane la tendenza alla normalizzazione delle dinamiche occupazionali, pur con andamenti discontinui e un’elevata variabilità nel breve periodo; nel complesso del quadrimestre nei principali ambiti del manifatturiero, ma soprattutto nel metalmeccanico, si osservano una leggera ripresa della domanda di lavoro e un bilancio superiore a quello registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Nel terziario, il bilancio dei primi quattro mesi dell’anno resta in linea con quello del 2025, sostenuto dalla domanda di lavoro nei servizi turistici, nei servizi di pulizia e nell’editoria e cultura, dove incidono ancora una volta le attivazioni di breve durata legate alla produzione cinematografica nel veneziano.
Quale sostenibilità del mercato
del lavoro nei prossimi anni
Nonostante la presenza di segnali positivi congiunturali è necessario porsi costantemente la domanda sulle caratteristiche che consentiranno la sostenibilità del mercato del lavoro regionale nei prossimi anni, procedendo ad anticipare problemi e tensioni che impatteranno con la vita delle persone, delle famiglie, delle imprese e delle istituzioni. I principali temi da presidiare riguardano quattro fattori: la possibilità per le imprese venete di trovare i lavoratori necessari, la possibilità per tutti i lavoratori che non hanno lavoro e che lo ricercano di trovarne uno, la possibilità di disporre di un welfare aziendale e territoriale in grado di garantire il patto tra le generazioni anziane e quelle giovani che rappresenta il pilastro del nostro sistema pensionistico e infine la condizione per reggere la competizione del nostro sistema economico.
Caratteristiche del cambiamento nel mercato del lavoro
Dal 2008 il cambiamento è il compagno di viaggio dell’economia e del lavoro. È aumentata la velocità di distruzione e ricostruzione dei posti di lavoro, è cresciuta la polarizzazione tra basse qualifiche e alte qualifiche e si è affermato un mismatching tra domanda e offerta di lavoro, dovuto a fattori demografici e di disallineamento delle competenze possedute dai lavoratori.
Il bilancio complessivo delle posizioni lavorative (entrate-uscite) è stato negativo nella manifattura dal 2008 fino alla fine del 2023 (con un picco di 95 mila posizioni nel 2014), i saldi sono in crescita nei servizi, superando le 240 mila posizioni nel 2024, e positivi con una leggera crescita in agricoltura.
La polarizzazione alte-basse qualifiche rappresenta una caratteristica delle regioni competitive e riverbera il tema dei bassi salari insieme a quello della temporaneità dei contratti di lavoro in contesti di scarsa innovazione. Una combinazione che richiede migliori servizi all’impiego, in grado di rimettere al lavoro più rapidamente, e contratti di lavoro di qualità.
I lavoratori con basse qualifiche devono essere supportati nella propria qualificazione, mentre i lavoratori con alte qualifiche sono “obbligati” a manutenere le alte professionalità. La formazione continua sta passando da diritto a componente fondamentale per sostenere il ciclo di vita nel mercato del lavoro dei lavoratori.
Il mismatching tra domanda ed offerta di lavoro è ben rappresentato dalla rilevazione di Unioncamere Excelsior. Nella regione Veneto ogni 100 offerte di lavoro provenienti dalle imprese, 50 sono di difficile reperimento: 25 per mancanza di competenze e 25 per ragioni demografiche. Teniamo in considerazione che, ogni mese, la domanda di lavoro espressa dalle aziende del territorio genera tra le 40 mila e le 60 mila nuove assunzioni. La demografia ci dice che nel 2030, tra cinque anni, in Veneto mancheranno 400 mila persone in età lavorativa nella classe di età 15-44 anni, solo parzialmente compensata dal saldo positivo della classe di età 45-65 anni, per un bilancio finale che risulterà negativo per circa 150 mila persone.
Occupazione
Gli occupati sono cresciuti, nel 2019 erano 2 milioni e 154 mila, mentre nel 2025 2 milioni e 226 mila, con una variazione pari al + 3,5 per cento. Gli occupati dipendenti sono cresciuti del 6,6 per cento negli ultimi sei anni e rappresentano l’80 per cento, mentre gli occupati indipendenti sono il 20 per cento e ammontano a 442 mila nel 2024 con una riduzione del 7,3 per cento negli ultimi cinque anni. Gli occupati dipendenti a tempo indeterminato sono cresciuti del 10,4 per cento negli ultimi sei anni e rappresentano l’87,7 per cento mentre gli occupati dipendenti a tempo determinato sono il 12,3 per cento.
Il tasso di occupazione in Veneto nella classe d’età 15-64 anni (ovvero la percentuale di persone occupate, che hanno un lavoro, rispetto alla popolazione in età lavorativa raccolta da Istat) era pari nel 2019 al 67,5 per cento e nel 2024 al 70,2, con una variazione di 2,7 punti percentuale. Il tasso di occupazione medio in UE nel 2024 è del 70,8 per cento,
– 0,6 punti percentuali rispetto al Veneto.
Il tasso di occupazione maschile in Veneto era pari al 76 per cento nel 2019 e al 78 nel 2024. Il tasso di occupazione femminile in Veneto era del 59 per cento nel 2019 e del 62,3 nel 2024. Il dato medio UE è pari al 66,2 per cento (–3,9 punti rispetto al Veneto). La differenza tra il dato maschile e quello femminile è di –15,7.
I confronti regionali sui tassi di occupazione totale ci dicono di Regioni europee che hanno performance migliori rispetto alla nostra.Tasso di occupazione totale: 70,2 per cento in Veneto, 70,8 media europea, 80,9 in Baviera, 83,2 Eindhoven, 80,9 Rotterdam, 70,3 per cento Catalogna.
Tasso di occupazione femminile: 62,3 per cento Veneto, 66,2 media UE, 62,3 Lombardia, 77,0 Baviera, 79,3 Eindhoven, 77,2 Rotterdam, 66,3 per cento Catalogna.
Il 2025 si chiude con un bilancio del mercato del lavoro dipendente privato (dati Bussola di dicembre) in Veneto positivo per +14.600 posizioni di lavoro in essere; tuttavia, esso risulta dimezzato rispetto a quello dell’anno precedente (+29.500 unità).
Disoccupazione
Nel 2019 i disoccupati erano 128 mila (femmine 73 mila, maschi 55 mila) mentre nel 2025 erano 78 mila (femmine 52 mila, maschi 26 mila). Nel 2019 Il tasso di disoccupazione generale era 5,7 per cento (femminile 7,4 per cento e maschile 4,4) mentre nel 2025 il tasso di disoccupazione generale era 3,5 per cento (femminile 5,3 maschile 2,1). Le persone appartenenti alle Forze Lavoro Potenziali (i cosiddetti scoraggiati) e disponibili al lavoro erano 108 mila nel 2019 (femmine 60 mila, maschi 35 mila) , 78 mila nel 2025 (femmine 54 mila, maschi 28 mila).
Neet
I Neet giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni che non lavorano o non frequentano percorsi di istruzione o formazione nel 2024 erano 65.410, pari al 9 per cento della popolazione giovanile. Il Veneto è secondo solo al Trentino Alto Adige (13.540 Neet, pari al 7,7 per cento), nel contesto di una media nazionale che si attesta al 15,2 per cento. Il 50 per cento dei Neet è già conosciuto ai centri per l’impiego.
Quali sono le sfide che la demografia pone al mercato del lavoro?
La fotografia che si sta delineando per il prossimo futuro in regione è quella di un mercato del lavoro meno ampio, con una maggiore istruzione e qualificazione nella fascia di età giovane. Nel 2024 l’incidenza della popolazione in età lavorativa in Veneto è del 63,5 per cento (63,8 nella media UE), l’incidenza della popolazione over 75 del 12,8 per cento in Veneto (10,2 in UE). L’indice di vecchiaia (rapporto tra numero di persone con più di 65 anni e di giovani 0-14 anni) è del 203 per cento in Veneto, 204 in Emilia-Romagna, 188 in Lombardia, 234 in Toscana, 148 per cento nella media europea, 138 in Baviera, 143 in Catalogna.
Il progressivo invecchiamento della popolazione in età lavorativa sta comportando profonde trasformazioni nella composizione del bacino occupazionale, con una presenza sempre maggiore tra occupati e disoccupati di lavoratori di età superiore ai 55 anni (+ 60 per cento nell’ultimo decennio). Gli occupati over 55 erano 200 mila nel 2002, sono saliti ai 500 mila del 2024, con un peso sul totale degli occupati con più di 15 anni salito dal 10 per cento del 2004 al 25 per cento del 2024.

Situazione dei servizi per il lavoro e delle politiche per il lavoro in Veneto
Sono circa 130 mila gli utenti che ogni anno si rivolgono alla rete dei Centri per l’impiego del Veneto per ricevere supporto nella ricerca di un nuovo lavoro. Nel solo 2025 si tratta di 132.272 persone, per una media di circa 11 mila ingressi al mese, con picchi concentrati nei mesi di luglio, ottobre e novembre.
Nella maggior parte dei casi (circa il 60 per cento) si tratta di disoccupati che accedono ai centri per l’impiego a seguito della conclusione di un rapporto di lavoro dipendente. Seguono gli inattivi (12 per cento), ovvero persone che tornano a cercare un impiego dopo più di quattro mesi dall’ultimo rapporto di lavoro, e gli inoccupati (11 per cento), utenti che cercano impiego in regione per la prima volta. Nel 15 per cento dei casi, invece, si tratta di utenti già in carico ai cpi che necessitavano di rinnovare o trasformare il proprio Patto di servizio. Tra i disoccupati, il sottoinsieme più numeroso è rappresentato da chi ha concluso un rapporto di lavoro a termine (22 per cento), seguito da lavoratori licenziati (12 per cento), stagionali (10), precari del comparto scuola (7), dimissionari (5) e disoccupati provenienti dal lavoro domestico (4).
Riguardo alle caratteristiche anagrafiche dei disoccupati, nella maggior parte dei casi si tratta di donne (58 per cento) e di persone con cittadinanza italiana (75 per cento), ma con una percentuale di stranieri in crescita (25 per cento) e in misura non trascurabile rispetto alla popolazione di riferimento. In termini di età prevale la fascia 30-54 anni, mentre i giovani under 30 costituiscono il 30 per cento del totale e gli over 54 il 18. Il livello di istruzione dell’utenza riflette anche la significativa presenza di cittadini stranieri, per i quali permangono criticità nel riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero: si osserva quindi una prevalenza di diplomati (44 per cento) e persone in possesso soltanto della licenza media (36), mentre i laureati costituiscono un quinto del totale.
La distribuzione territoriale degli utenti riflette il peso demografico delle singole province e risente delle specificità settoriali che contraddistinguono la domanda di lavoro locale: il numero più elevato di soggetti presi in carico si registra nei cpi della provincia di Venezia (28.162 patti di servizio, pari al 21 per cento del totale regionale), territori caratterizzati da un maggiore stagionalità, seguiti da quelli di Padova (24.695), Verona (23.995), Vicenza (22.161), Treviso (20.740), Rovigo (7.054) e Belluno (5.465).
L’attuazione del programma “Gol” ha rafforzato l’integrazione tra servizi per l’impiego pubblico e operatori privati accreditati, che storicamente caratterizza il modello veneto delle politiche attive del lavoro: il Centro per l’impiego mantiene la funzione di regia del percorso (intercetta l’utente, ne valuta il profilo, definisce il Patto di servizio e orienta le misure più coerenti), mentre i privati gestiscono l’erogazione dei servizi di formazione e contribuiscono alle attività di accompagnamento al lavoro.
Ad un anno dalla presa in carico, l’88 per cento degli utenti con maggiore prossimità al mercato del lavoro risulta occupato o aver comunque sperimentato nel periodo almeno un’occasione di lavoro. Si tratta prevalentemente di lavoratori stagionali, precari della scuola o dimissionari. Tra gli utenti con un bisogno più intenso di supporto alla ricollocazione, il tasso di utenti occupati o che hanno avuto almeno un rapporto di lavoro nei 12 mesi è del 64 per cento e coinvolge soprattutto lavoratori giovani e con precedenti esperienze lavorative.
In periodi di bassa disoccupazione cresce la cura del capitale umano
La questione demografica e la sostenibilità del mercato del lavoro pongono l’urgenza di una maggiore cura del capitale umano oggi disponibile da parte delle imprese nei confronti dei lavoratori presenti e futuri. Uno studio recente della Banca Centrale Europea fornisce una risposta nuova e molto utile in un momento in cui la crisi dell’offerta di lavoro è uno dei principali vincoli per le imprese europee. I risultati mostrano che i lavoratori cambiano posto per ottenere una migliore corrispondenza tra competenze e mansioni, una paga più alta o condizioni più sostenibili, dall’orario al pendolarismo.
Capitale umano e welfare
I giovani cercano un lavoro dove vedono coerenza tra competenze, crescita, retribuzione e qualità della vita. I sistemi di welfare previdenziale pensionistico, sanitario, bilaterale, aziendale e territoriale, rappresentano le infrastrutture per sostenere la qualità del lavoro. La sfida per le imprese per trattenere i giovani riguarda la capacità di rispondere alla domanda di realizzazione che è presente in ciascuno oggi molto più che nelle generazioni precedenti che indentificavano il senso della vita nel lavoro.
Mercato del lavoro e sistema economico competitivo: la sfida della produttività
Il Veneto è una regione con 4,9 milioni di abitanti (8,1 per cento della popolazione italiana) e produce il 9,5 per cento del Pil italiano. È uno dei motori industriali europei, con un settore manifatturiero che rappresenta oltre un terzo del valore aggiunto lordo regionale. Negli ultimi due decenni, il Veneto ha mantenuto un vantaggio di competitività rispetto a regioni europee di confronto, grazie a una combinazione di elevata produttività del lavoro e costi del lavoro relativamente moderati. Nel 2024, la produttività del lavoro del Veneto aveva accumulato un divario di 12 punti percentuali rispetto alle principali regioni europee che nel 2005 avevano livelli di produttività simili. La tendenza è comune ad altre regioni industriali italiane e richiedono interventi mirati soprattutto con politiche industriali nazionali. Tra le principali criticità evidenziate in letteratura sono le seguenti: investimenti e investimenti esteri inferiori rispetto alle regioni concorrenti, scarsa presenza di grandi imprese ad alta produttività, livello di istruzione e competenze della forza lavoro inferiore rispetto alle regioni europee più avanzate, limitato utilizzo delle competenze Stem e dei lavoratori altamente qualificati, difficoltà nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Il Veneto rimane un motore industriale europeo, ma per mantenere competitività e benessere deve puntare su innovazione, investimenti, competenze e crescita della produttività, più che sul contenimento dei costi del lavoro.