«Msono un po’ commosso. È difficile mettere insieme delle parole a caldo – dice don Raffaele Coccato, responsabile dell’Ufficio missionario della Diocesi di Padova – diciamo che questo papa esprime quel dna del Vangelo che non può non essere missionario, quindi anche parla di un Chiesa, una comunità, un essere figli di Dio in senso pieno, senza confini. Nelle parole che ha detto all’inizio mi piaceva il richiamo alla pace che viene dal Signore risorto e che arriva a tutti. Ha sottolineato tantissimo questo “tutti”, senza discriminazioni, per creare ponti. E sappiamo che i ponti devono avere sponde grandi, in tanti modi, grandi nel cuore, grandi negli spazi, grandi proprio nell’umanità».
è stata una grande sorpresa per don Coccato e ciò che lo ha colpito è anche la lingua che usato per il suo saluto, quella italiana, «perché siamo qui. Ma poi ho usato lo spagnolo, richiamando il suo legame con quella Diocesi piccola e sperduta in Perù. E quello che ha commosso di più ancora è l’umiltà di dire che si può partire da qualsiasi parte del mondo per annunciare il Vangelo, si può arrivare in qualsiasi parte del mondo per annunciare. È un richiamo forte non solo alla missione ad gentes, ma anche allo spirito di apertura che è inevitabile per vivere. Più volte ha parlato di una Chiesa in dialogo e della necessità di creare ponti con tutti. Queste parole fanno molto bene. Mi ha colpito tanto il suo parlare con il cuore, usare espressioni a lui forse molto care per la sua esperienza missionaria. E questo ci incoraggia tutti, ci sprona tutti a non avere paura di affrontare le sfide nuove e piccole, quelle che stanno attorno a noi, senza però mai perdere di vista l’universalità della Chiesa».
Un messaggio quindi importante anche per Padova, come sottolinea infatti don Coccato: «Nella nostra Diocesi tentiamo il più possibile di mantenere vivo questo spirito di universalità, di ponti, è un segnale importante e molto bello».
E poi c’è la continuità con papa Francesco: «È stata fondamentale, ha richiamato le parole del giorno di Pasqua. Questo è un grande segnale, penso non ci siano motivi di dubitare che ha nel cuore questa amicizia, questo legame non solo istituzionale ma anche fraterno e umano con chi lo ha preceduto. Non oso immaginare cosa gli passi per la mente al pensiero di continuare quanto iniziato da Francesco».
«Il tempo lungo che abbiamo atteso prima che si affacciasse sulla loggia – conclude don Raffaele Coccato – penso sia stato un tempo per lui importante per agganciarsi a questa dimensione di un papa aperto al mondo e anche con una sua originalità. Ha voluto dare una continuità con papa Francesco, non nel nome ma nella sostanza, la sostanza verso le necessità del mondo. Il richiamo a Leone XIII e alla Rerum Novarum ci dice che è attento alle sfide del suo mondo. Indica una sua volontà, un sentimento profondo verso le realtà e le sfide di oggi. Quelle stesse sfide che raccoglie e che ha portato avanti in maniera straordinaria papa Francesco. Il legame con Bergoglio è a tanti livelli, a livello personale, a livello di stile, anche se non sarà lo stesso, ma nella sostanza sì».