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Fondazione Irpea. L’anima verde di Irpea
L’apertura del parco della Fondazione, in occasione del festival “Anime verdi”, è stata un successo e un bel banco di prova per le persone con disabilità.
MosaicoL’apertura del parco della Fondazione, in occasione del festival “Anime verdi”, è stata un successo e un bel banco di prova per le persone con disabilità.
Prima giardinieri professionisti e dopo anche guide esperte, capaci di illustrare a più di 400 visitatori l’intero parco verde della Fondazione. L’evento, che si è tenuto in via Raggio di Sole durante l’ultimo weekend di settembre, ha davvero messo alla prova le capacità degli ospiti Irpea, permettendo loro di acquisire nuove competenze. «La proposta di aprire alla cittadinanza il nostro giardino – racconta il responsabile del progetto Matteo Mally – in occasione della quarta edizione del festival “Anime verdi”, è stata fin da subito accolta con entusiasmo dai lavoratori del gruppo “Coltiviamo il nostro futuro”. Mai ci saremmo aspettati un risultato del genere: Jenni, Antonella, Riki e gli altri membri del gruppo “Serra” sono stati davvero bravi, dimostrandosi preparati ad accogliere un numero così importante di visitatori e a presentare orgogliosi tutti i frutti del loro lavoro».
Per l’occasione il parco è stato suddiviso in sei aree principali, ciascuna dedicata alla narrazione di una specifica parte del progetto. «La prima sezione è stata riservata alla storia del giardino e del “Coltiviamo”, nato nel 2017 per dare una risposta di occupazione agli utenti del gruppo appartamento e poi esteso anche alle persone afferenti al Sil e ai centri diurni Irpea. Le altre, invece, sono state dedicate agli orti sperimentali, l’arredamento in legno riciclato del laboratorio di falegnameria, i tetti verdi prodotti in collaborazione con Daku Italia (che questo mese ha raccolto le produzioni di sedum dai giardini della Fondazione) la serra dove si coltivano le piante succulente e, infine, gli orti rialzati». Tante attività, quindi, ma tutte orientate al medesimo fine: favorire l’inserimento lavorativo della persona con disabilità. «Partecipando al progetto, gli ospiti hanno la possibilità di acquisire competenze trasversali utili all’avviamento di un percorso professionale vero e proprio – continua Mally – Imparano a rispettare orari e ruoli, si assumono la responsabilità delle mansioni affidate e apprendono competenze specifiche nell’ambito della ceramica, della falegnameria e dell’ortovivaismo». Altro grande obiettivo, poi, è quello dell’integrazione all’interno del territorio. «Con il progetto diamo l’opportunità ai lavoratori di uscire dall’ambiente Irpea e operare nella città». Il lavoro, quindi, diventa occasione per integrarsi nel tessuto sociale, ognuno con il contributo che può e riesce a dare. «Dopo un percorso al “Coltiviamo” alcuni partecipanti hanno avuto la possibilità di inserirsi in contesti meno protetti e privi dei sostegni forniti dagli operatori mentre altri sono rimasti per continuare ad accrescere le loro competenze». Per loro, in cantiere, ci sono tante nuove idee per incrementare i risultati e ampliare i momenti di condivisione.
Quattro strutture in legno, perfettamente accessibili anche a chi è in sedia a rotelle, per contenere vasi, piante e ortaggi di stagione. Questo è il dono che Fondazione Irpea, nell’ambito del progetto “Bio&Diversità” di Legambiente Padova, ha fatto al parco inclusivo del Basso Isonzo “Albero del tesoro”, del cui progetto è partner fin dal 2016. A realizzare gli orti è stato il gruppo di agricoltura sociale “Coltiviamo il nostro futuro”, formato da una ventina di persone con disabilità cognitiva che hanno trovato nell’ortovivaismo un percorso di inserimento lavorativo. «Con la consegna degli orti rialzati è stato fatto un passo in più verso la realizzazione di uno spazio veramente accessibile – ha commentato il presidente Irpea Armando Gennaro – un luogo, cioè, pensato in tutte le sue caratteristiche (giochi, camminamenti, attrezzature, edifici…) per essere “per tutti”, un luogo che rispetta le specificità di ognuno e che aiuti a crescere nel segno della condivisione e dell’inclusione». Alla crescita e allo sviluppo delle capacità relazionali la Fondazione dedica grande parte delle sue attività, soprattutto nell’area scolastica. «A inizio ottobre gli alunni della classe quinta della primaria Vanzo hanno trascorso tre giorni presso il centro di spiritualità e cultura Don Paolo Chiavacci, a Crespano del Grappa. Si sono messi alla prova, hanno verificato il proprio livello di autonomia, costruendo relazioni più solide con i compagni».