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Fondazione Zancan. Il sostegno dei diritti: lo studio
La Fondazione Zancan ha pubblicato uno studio sull’amministratore di sostegno, ruolo che ridà dignità alla persona disabile che si ha accanto
FattiLa Fondazione Zancan ha pubblicato uno studio sull’amministratore di sostegno, ruolo che ridà dignità alla persona disabile che si ha accanto
«Grazie all’introduzione dell’amministratore di sostegno i diritti fondamentali delle persone con disabilità e ridotta autonomia non possono essere sacrificati alla solitudine delle insufficienti capacità». Inizia così l’editoriale di Tiziano Vecchiato, presidente della Fondazione Emanuela Zancan, sull’ultimo numero monografico della rivista Studi Zancan. Politiche e servizi alle persone che presenta il lavoro “Monitoraggio e ricognizione nazionale delle esperienze di amministratore di sostegno”. Lo studio analizza molti aspetti teorici e pratici dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, introdotto in Italia dalla legge numero 6 del 2004. L’amministrazione di sostegno (AdS) si è aggiunta a due preesistenti istituti: il tutore, nel caso di persona interdetta, e il curatore, per i casi di inabilitazione. «L’amministratore di sostegno – spiega Cinzia Canali, tra le curatrici della ricerca – intende garantire al soggetto interessato maggiori possibilità di realizzarsi come persona. Questo istituto consente, conservando le capacità giuridiche dell’individuo, di integrare i limiti posti da situazioni di ridotta autonomia personale con il supporto di una persona che è incaricata di affiancare il beneficiario nel compiere specifici atti individuati dal giudice tutelare. Un cambio di paradigma. La persona con disabilità non è più da vedere come persona con capacità giuridica e di agire limitata e, quindi, da proteggere, ma come persona con piena capacità, titolare di diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti». Tre le parti su cui si sofferma la ricerca. La prima fa un monitoraggio dell’attuazione, a livello regionale, della legge; la seconda analizza l’effettività della norma sull’amministratore di sostegno e le criticità riscontrate nella sua applicazione e, infine, la terza è dedicata a individuare il valore aggiunto che scaturisce dall’esercizio della funzione dell’amministratore di sostegno. Il Veneto è tra le Regioni che maggiormente si è impegnata a diffondere la presenza dell’amministratore di sostegno creando un percorso codificato attraverso l’approvazione della legge regionale 10 del 14 aprile 2017. «Sono due gli strumenti operativi, individuati dalla legge regionale del Veneto, per la diffusione dell’istituto – prosegue Canali – il Servizio di supporto all’amministratore di sostegno e lo Sportello di promozione dell’amministrazione di sostegno. A livello locale, si prevede che ogni Ulss e conferenza dei sindaci definiscano all’interno del piano di zona un “Progetto amministrazione di sostegno”, che comprenda l’istituzione del servizio di supporto all’amministratore di sostegno e alla rete degli sportelli locali, l’elaborazione di protocolli con il Tribunale; la progettazione del programma formativo e di sensibilizzazione per aspiranti amministratori di sostegno, operatori dei servizi socio sanitari e sociali, amministratori di sostegno in attività, programmi periodici di promozione. In particolare nella Azienda Ulss 6 un grande apporto viene dato dall’associazione Amministrazione di sostegno onlus di Padova». Dalla ricerca emergono alcune azioni raccomandate, come ridurre il grado di disomogeneità negli approcci e nelle prassi; assicurare flessibilità della misura, evitando soluzioni “standardizzate” e non personalizzate e delineare il campo di applicazione dell’istituto, per evitare “abusi” nel ricorso all’AdS.

«Siamo passati dai 1.221 morti sul lavoro del 2021 ai 1.090 del 2022. Questi numeri segnalano un decremento del 10,7 per cento. Ma la flessione è solo apparente: infatti, ricordiamo che nel 2022 sono quasi sparite le vittime Covid-19; nel 2021, invece costituivano tragicamente quasi un quarto dei decessi sul lavoro (294 su 1.221). Ciò significa che gli infortuni mortali “non Covid” sono cresciuti del più 17 per cento». È la riflessione di Federico Maritan, direttore dell’Osservatorio Sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre in merito agli infortuni mortali sul lavoro nel 2022 in Italia. Tutto questo mentre il Veneto è entrato in zona rossa: sono 12 le vittime, nove solo a febbraio, in questo primo trimestre 2023. Il Veneto si trova così sul podio nazionale dopo la Lombardia (14 infortuni mortali) e il Piemonte (10) e con l’incidenza di mortalità pari a 4,2 contro il 3,2 di media nazionale.
Per numero assoluto di AdS aperte, la Lombardia è complessivamente la prima Regione, con una media di 8.900 fascicoli i iscritti ciascun anno. Fa seguito il Veneto con circa 5.200 (nel 2021 sono 5.724).