Fatti | Calcio Padova
L’ultimo rinforzo arrivato alla corte di Antonio Calabro è Nicolas Galazzi: centrocampista classe 2000, mancino, di proprietà del Monza, è il tassello che allarga il ventaglio di soluzioni per la mediana. Presentato ieri allo stadio Euganeo, non ha nascosto una punta di emozione, ma soprattutto la determinazione di lasciare il segno con la maglia biancoscudata.
Tutto si è chiuso in pochissime ore, complice il gong del mercato ormai alle porte e l’infortunio di Zanimacchia, che ha costretto la società a muoversi in fretta. «È stata breve, anche per le tempistiche, poiché era rimasto poco tempo a disposizione — ha raccontato il giocatore —. Una volta ricevuta la chiamata del direttore, ci ho messo poco a convincermi».
Decisivo, in particolare, il confronto con l’allenatore. Nei giorni scorsi il direttore sportivo aveva spiegato che i profili individuati erano diversi, ma che era stato Calabro a chiedere espressamente il suo nome. Galazzi conferma: «È andata esattamente così. Sono molto contento di essere qua e, avendo parlato col mister, l’ho trovato ancora più carico di me: ci ho messo davvero poco ad accettare». Sul tavolo c’erano anche altre richieste, ma la scelta è caduta sul Padova: «Mi ha spiegato cosa pretende da me, convincendomi. Il gruppo lo sto imparando a conoscere adesso, però secondo me ci sono tutte le premesse per fare bene».
L’ultima stagione a Monza è stata a due facce: il trionfo del gruppo da un lato, un lungo stop personale dall’altro. «Arrivo da un’annata positiva a livello di gruppo, a Monza abbiamo fatto qualcosa di spettacolare. Personalmente, invece, un infortunio mi ha tenuto fuori parecchio, quindi ho tanta voglia di rimettermi in gioco, di giocare e di lottare nuovamente per gli obiettivi che abbiamo avuto negli anni passati».
Il problema, ha chiarito, riguardava il tendine d’Achille: «Non mi sono operato e mi avevano prospettato quattro mesi di riabilitazione. La società, assieme al mister, ha purtroppo fatto una scelta; non posso dare loro grandi torti, è una decisione che, giusta o sbagliata che sia, potevo capire». L’esclusione dalla lista si è però rivelata più severa del necessario: «In realtà sono poi tornato ad allenarmi dopo appena due mesi. Da marzo in poi mi sono sempre allenato con la squadra e andavo in trasferta con loro, sentendomi parte integrante del gruppo.».
Capitolo condizione fisica, dunque, archiviato: «Da metà marzo non mi sono più fermato. Ho fatto tutto il precampionato con mister Juric, fino ad arrivare alla partita del debutto a San Siro contro l’Inter.». Un dettaglio non da poco per Calabro, che si ritrova un giocatore già dentro i carichi di lavoro e arruolabile da subito.

Il salto dalla Serie A alla cadetteria non viene raccontato come un ripiego, ma nemmeno nascosto. «Penso che qualsiasi giocatore abbia la speranza e la voglia di giocare in Serie A, quindi sicuramente sì. Sono venuto qua anche perché ambisco a tornarci. Spero di fare un’ottima stagione con il Padova e poi vedremo cosa succederà». Una dichiarazione d’intenti che sposa quella del club: «Questo aspetto, emerso parlando col mister e col direttore negli ultimi giorni, mi ha spinto a scegliere questa piazza: abbiamo la stessa ambizione».
Sul gruppo che sta conoscendo, la prudenza di chi è arrivato da tre giorni: «Sono ancora un po’ frastornato, devo capire bene tante cose, però fin dai primi allenamenti ho notato subito che c’è molta voglia di fare bene. È un gruppo che ha lottato per la salvezza, quindi sa soffrire, e questa è una dote fondamentale in Serie B».
Su cosa serva per restare nelle zone nobili, la lezione arriva proprio dalla tribuna: «Una cosa che ho capito l’anno scorso, soprattutto restando fuori, è che il campionato non si vince in dieci, in undici o in venti. Si vince in quaranta, cinquanta persone, a partire da tutto lo staff fino a chiunque lavori per il club. Deve crearsi un’alchimia totale, una cosa tanto bella quanto difficile da trovare». E sulla categoria, che conosce bene anche per le stagioni al Brescia: «Vincere non è mai scontato e non trionfa sempre la squadra sulla carta più forte. Ci vorranno grande umiltà e tanto lavoro. Ho lottato per la salvezza e so quanto sia difficile stare in basso, ma vi assicuro che è molto difficile anche mantenersi in alto».
Arrivato a Venezia come esterno ai tempi di Perinetti, negli anni si è progressivamente accentrato. «Penso di essere cambiato tanto, e credo che il motivo principale sia il calcio moderno: oggi devi essere in grado di adattarti tantissimo e di fare molte cose in campo, quindi reputo sia una mia caratteristica il fatto di sapermi disimpegnare in più ruoli. Qui principalmente farò il centrocampista». Nessuna preclusione, comunque, all’idea di tornare largo a sinistra per sostituire Zanimacchia: «Con il modo di giocare del mister si ruota parecchio, quindi bisogna essere in grado di svolgere più compiti. Sono a completa disposizione, assolutamente, anche se ammetto che mi piace molto giocare in quelle posizioni più avanzate.».
I modelli raccontano bene le sue corde: «Ho sicuramente un giocatore a cui mi ispiro: è Paulo Dybala. Per me è un giocatore spaziale, spazia per tutto il campo ed è semplicemente incredibile. Negli anni passati seguivo molto anche Mesut Özil».
Infine lo sguardo al campo, con la trasferta di Cremona alle porte. «Ci aspettiamo una partita tosta, tipica del campionato di Serie B. Loro vengono da una retrocessione e hanno cambiato mister, quindi ci aspettiamo di tutto. Allo stesso tempo, credo che anche loro dovranno aspettarsi un Padova carico, pronto a dire la sua». Il giudizio sulle prime due giornate dei nuovi compagni è positivo: «Hanno affrontato squadre molto forti e se la sono giocata alla grande. Ora arriverà un’altra squadra di livello e noi scenderemo in campo per giocarcela». Un solo rammarico: non potrà incrociare subito il popolo biancoscudato. «Ho saputo poco fa che i tifosi non ci saranno domenica in trasferta, ma spero di poterli incontrare già la prossima settimana qui in casa».