Chiesa
Messa e processione nelle strade di Madrid per la solennità del Corpus Domini. È il secondo giorno della visita del Papa in Spagna, e Leone XIV celebra davanti a una folla che i media hanno calcolato in oltre un milione di persone; celebra in Piazza de Cibeles “con il cuore colmo di gioia” e guida la processione, rito solenne che è nella tradizione e nella storia del popolo spagnolo: “non si tratta di una manifestazione esteriore – ha detto il Papa – di una sopravvivenza folcloristica o di un semplice ornamento estetico: qui si tratta della fede nella presenza del Signore Risorto, che è vivo e passa in mezzo a noi, che si fa pane per la nostra fame di vita e visita gli angoli del nostro cuore e della nostra storia, anche quelli più oscuri”.
Il pane che dà la vita eterna, il “tesoro più prezioso” diceva Papa Francesco; per Benedetto XVI “la comunione con il corpo di Cristo è farmaco dell’intelligenza e della volontà per ritrovare il gusto della verità e del bene comune”.
In questa domenica nel Vangelo di Giovanni si legge che Gesù, nel discorso pronunciato nella Sinagoga di Cafarnao, dice di essere il “pane vivo disceso dal cielo”. Parole che fanno eco a quanto riportato nell’Antico Testamento, ovvero il pane immagine che esprime saggezza, e che rimanda alla manna piovuta dal cielo che ha alimentato gli ebrei durante la loro peregrinazione nel deserto. Così Gesù è il pane vivo disceso dal cielo: “se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Altro legame, il sangue: la carne dell’agnello pasquale aveva nutrito gli ebrei, la notte della fuga dall’Egitto; il sangue era stato il simbolo della liberazione dalla schiavitù. Ecco che il messaggio di Gesù, il nutrirsi del suo corpo e del suo sangue, diventa legame con la storia della salvezza.
Papa Leone, nell’omelia, ricorda che “Cristo si dona come alimento”, e nella processione ci dice che “non rimane chiuso nel tempio ma, anzi, esce incontro a noi. Gesù cammina per le strade, attraversa le piazze, visita i nostri quartieri, abita i luoghi della nostra vita quotidiana”; cammina con il suo popolo, è il “Signore della storia” e nell’ostensorio “si identifica con i poveri, i malati, i soli e gli scartati”. Di più, quell’ostensorio è invito a farsi portare “fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo, accogliendo la sua presenza che ci cambia e ci rende costruttori di un mondo nuovo”.
Il Corpus Domini con la sua processione non è “un ricordo nostalgico” ma un “invito per l’oggi” per la nostra vita personale e per non “cadere nella tentazione di affidarsi ad altri idoli e nutrirsi di un pane che non sazia”. Quindi il Papa lascia una consegna alla Spagna: la religiosità che da secoli anima il paese “non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi. Una scuola che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo, perché nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello; una scuola che ci insegna la gratuità dell’amore che si fa dono, perché circoli tra di noi e spezzi le catene di ogni egoismo”.
Una celebrazione che è stata preceduta, la sera di sabato, dall’incontro con i giovani; nella veglia ha ricordato loro che proprio gli anni della missione in Perù, in mezzo a un popolo “segnato da molte difficoltà, ma pieno di speranza”: proprio “l’incontro con le ferite e le gioie del popolo mi ha fatto crescere nel cammino alla sequela di Gesù”. E lascia loro un duplice messaggio: innanzitutto l’importanza del silenzio perché “liberandoci dal frastuono di mille voci, riconosciamo che alcune illudono i nostri desideri, altre ci comprano senza nutrirci, altre parlano per tornaconto. Nel silenzio capiamo che le ideologie passano, mentre la verità resta”. Verità da cercare sempre, anche nei social.
Quindi l’invito a testimoniare Cristo nel mondo “inclusa la realtà digitale, per comunicare i valori e la bellezza del Vangelo”. Davanti al vuoto dell’indifferenza e del qualunquismo, ha detto il Papa ai giovani, “davanti alla violenza della guerra e della menzogna, siate voi stessi scintilla di un’umanità nuova”.