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Nel 1969 la fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma Union Oil al largo di Santa Barbara, in California, è stata uno dei più gravi disastri ambientali verificatisi negli Usa. In undici giorni circa 100 mila barili di greggio sversarono in mare, inquinando 50 chilometri di costa e uccidendo migliaia di animali marini e l’anno dopo, il 22 aprile 1970, 20 milioni di americani si mobilitarono per una manifestazione in difesa della Terra. Da allora ogni 22 aprile si celebra l’Earth Day, la Giornata mondiale della Terra.
“Il nostro potere, il nostro pianeta”, è il tema ufficiale dell’edizione 2026, tema che insiste sulla necessità di accelerare la transizione globale verso un’energia pulita e rinnovabile e di mettere in campo un’azione collettiva per realizzare questa transizione. Basta parole. È ora di agire, di attivare risposte concrete, ma dobbiamo farlo tutti insieme per proteggere l’ambiente, migliorare la salute pubblica e garantire la stabilità economica, consapevoli che le condizioni ambientali influenzano la nostra vita, incidono sui nostri comportamenti.
Il valore della Giornata mondiale della Terra è documentato da uno studio del National Bureau of Economic Research, che mostra come da subito questa Giornata abbia influenzato l’opinione pubblica: il suo messaggio «non riguarda solo l’urgenza climatica, ma anche la responsabilità condivisa di tradurre la consapevolezza in scelte concrete – si legge nel sito di Etica Sgr, la società di gestione del risparmio di Banca Etica – La partecipazione diffusa, fatta di piccoli gesti e iniziative locali, ha contribuito a orientare le scelte collettive per i decenni successivi, con effetti misurabili anche sul piano sociale e sanitario, tra cui miglioramenti nella qualità della vita e una riduzione della mortalità infantile nelle aree dove il coinvolgimento era stato più elevato».
«“La natura non è un posto da visitare, ma il sentirsi a casa” sostiene il celebre poeta ecologista Gary Snyder. Ogni anno, la Giornata mondiale della Terra è un richiamo alla responsabilità nei confronti di questa casa, il nostro Pianeta. Ci invita a interrogarci sulle nostre scelte e sulle loro conseguenze, immaginando un mondo che metta al centro ambiente e collettività» commenta Roberto Grossi, direttore di Etica Sgr, sottolineando che «il tema di quest’anno ricorda che le decisioni economiche non sono mai neutrali. Il denaro non è solo uno strumento da proteggere o far crescere: è una leva capace di orientare l’economia reale e sostenere modelli di sviluppo più equi. Questa consapevolezza è sempre più diffusa tra le nuove generazioni. Millennials e Gen Z stanno ridefinendo il significato stesso di investire: non più solo rendimento, ma impatto. Guardano al lungo periodo, agli effetti su clima, natura e qualità della vita, chiedendo che il capitale diventi uno strumento di responsabilità».
A questa domanda più esigente «deve corrispondere un impegno altrettanto chiaro – continua Grossi – L’industria finanziaria ha oggi il dovere di offrire soluzioni trasparenti, credibili e coerenti. Il valore più profondo di questa Giornata sta nella consapevolezza che ogni scelta conta. Orientare il risparmio con responsabilità non è solo un atto finanziario, ma partecipazione attiva per promuovere uno sviluppo capace di tenere insieme ambiente, società ed economia. È da qui che passa il futuro che vogliamo. E la responsabilità di costruirlo è, oggi più che mai, nelle nostre mani».
In occasione della 56a Giornata mondiale della Terra sono in programma a Roma dal 13 al 22 aprile, tra Villa Borghese e Nuvola di Fuksas, centinaia di eventi dedicati all’ambiente e alla sostenibilità.
“Torniamo a sognare” è il titolo dell’evento organizzato da Fondazione Earth Day Italia e Movimento dei Focolari. Un invito a riappropriarsi della capacità di costruire un mondo che metta al centro l’umanità e la cura del Pianeta.

Ricordando gli 800 anni del Cantico delle creature di san Francesco, il card. Parolin ha sottolineato: «Non consegna semplicemente un sentimento della natura: consegna parole umane che danno vita a una postura spirituale e intellettuale che, sottraendo l’humanum a una possibile autoaffermazione proprietaria e predatoria, lo collocano in una permanente vocazione alla custodia».