Chiesa
A poche settimane dalla chiusura dell’anno santo – il 28 dicembre in Cattedrale – i responsabili dei 32 luoghi giubilari della Diocesi di Padova sono stati invitati dal vicario generale, don Giuliano Zatti, a un momento di verifica. Per raccogliere «qualche frutto misurabile» ha sottolineato, guardando però anche al futuro, dato che papa Leone XIV ha espresso il desiderio di celebrare, in chiave ecumenica, il Giubileo della Redenzione nel 2033. Non c’è nulla di certo – ha evidenziato mons. Rino Fisichella, che si è occupato del Giubileo ordinario del 2025 – ma qualche pensiero si comincia a farlo. Senza dimenticare altre due ricorrenze (decisamente non secondarie per Padova): l’Anno giubilare francescano, in corso fino al 10 gennaio 2027, e l’ottocentenario della morte di sant’Antonio, nel 2031.
Nella definizione dei luoghi giubilari, la Chiesa di Padova ha voluto sottolineare alcune “specificità”: le basiliche padovane, a partire dalla Cattedrale, e il santuario di San Leopoldo; i luoghi di origine della fede; monasteri e abbazie; il santuario antoniano all’Arcella; la chiesa del Corpus Domini come “luogo eucaristico”; i santuari mariani (molti dei quali sono parrocchie); i luoghi della cura e della carità, della giustizia e della pace (Cucine popolari, Opsa, Tempio dell’Internato ignoto, Sacello-Ossario di Cima Grappa e Tempo del Donatore a Valdobbiadene).
Dalla verifica è emerso come ciascun luogo, proprio per lo specifico che rappresenta, ha vissuto l’anno giubilare in modo diverso. Alle Cucine popolari, la comunità delle suore Elisabettine ha rivolto una proposta ad hoc a 28 gruppi parrocchiali per far passare il messaggio che sono un’opera della Chiesa di Padova. A San Leopoldo, dove sono giunti 35 mila pellegrini in gruppi prenotati e molti singolarmente («anche se il flusso è costante»), è stata restituita una sensazione di grazia e benedizione.
Da Terrassa Padovana giunge questa riflessione: «Al Giubileo siamo arrivati un po’ di corsa. Se ci fossimo preparati di più nel 2024, facendolo diventare un anno formativo rispetto al sacramento della confessione, forse il 2025 sarebbe stato più fruttuoso». Nei luoghi del Valdobbiadenese non sono mancati i pellegrini «anche se non c’è stata interazione con le comunità parrocchiali»; allo stesso tempo, il “tema giubilare” ha creato una certa unità tra le parrocchie.
Mentre in alcuni luoghi, ad esempio la basilica del Santo, non è stato semplice capire chi arrivava per il Giubileo e chi per “normale” devozione, a Monselice – al santuario delle Sette Chiese e all’antica pieve di Santa Giustina – sono stati monitorati 20 mila pellegrini organizzati: «Oltre 60 gruppi – raccontano i volontari – hanno chiesto “assistenza” storico artistica; è stato anche pensato un laboratorio ad hoc da vivere lungo il percorso».
A Monteortone sono aumentati, rispetto all’ordinario, i pellegrinaggi organizzati. «La comunità parrocchiale si è detta: accogliamo, ma anche viviamo noi il Giubileo. Sono stati organizzati due pellegrinaggi e siamo stati all’Opsa».
Al santuario di Villafranca si sono tenuti 70 momenti di preghiera per gruppi e oltre 20 pellegrinaggi di parrocchie della Diocesi, ma non solo. «C’è un aspetto che abbiamo molto curato – il sacramento della confessione – e continueremo a farlo». In Cattedrale, dove si sono celebrati molti momenti diocesani, si è messo ordine alla penitenzieria – con la presenza costante di 5/6 preti – e curato un momento di adorazione mensile, «che abbiamo scelto di continuare».
All’Arcella, che è parrocchia e anche santuario, proprio durante la confessione, molti hanno confidato di «essere qui per “fare” Giubileo»; viene segnalato, come particolarmente riuscito, il Giubileo delle corali della collaborazione
pastorale.
Agli Eremitani, che ha ricevuto numerose richieste di gruppi di pellegrini per la celebrazione della messa, si è colto un aspetto particolare: «Le persone erano di passaggio verso Roma: si sono fermate a Padova, magari hanno visitato la cappella degli Scrovegni, e poi… via». Stessa riflessione per il Carmine (che auspica maggiore coordinamento tra santuari) e Santa Giustina, che ricorda un’occasione particolare – l’equiraduno giubilare – dove il percorso civile si è intrecciato con quello religioso.
Alcuni luoghi, come Santa Sofia e Salboro – dove si trova Pozzaveggiani – hanno beneficiato del Giubileo come comunità parrocchiali.
A Campese, il Giubileo ha dato la possibilità – grazie ai volontari – di tenere aperta la chiesa ogni giorno. «E anche il monastero della Santa Croce». Dai luoghi giubilari del Grappa, Covolo e Sacello «spesso uniti da camminatori naturalistici», giunge questo pensiero: nell’anno giubilare, all’indomani del Sinodo diocesano, poteva essere bello vivere un pellegrinaggio diocesano a Roma come segno di comunione.
L’Opera della Provvidenza è stata luogo giubilare per molti – anche grazie alla presenza della “Porta della carità” – dato che ha accolto i Giubilei diocesani di catechisti, consacrate e consacrati, malati, animatori missionari, volontari…
Allo stesso tempo, ha offerto ai gruppi di adulti e adultissimi (i più numerosi) un momento di catechesi sul Vangelo delle nozze di Cana, oltre a occasioni ad hoc per giovani e adolescenti.