Fatti
È uno stillicidio, il secondo in questo decennio, una sottile ma continua pioggia di aumenti che coinvolge ogni aspetto del nostro portafoglio. In modo quasi drammatico, come per i carburanti; o meno visibile se non facendo i conti a fine mese, quando ci si rende conto che si fatica sempre di più a far quadrare redditi con spese.
Su benzina, gasolio, ma anche metano e prodotti derivati, ormai le lacrime non bastano più. Da inizio anno ad oggi, stiamo spendendo quasi il 50% in più. Per chi fa pochi chilometri o può utilizzare altri mezzi il dolore è contenuto. Per pendolari, agenti di commercio e trasportatori si tratta di un vero salasso. Tra l’altro per forza di cose gli autotrasportatori scaricano sul listino dei loro servizi i maggiori costi, rendendo più caro il trasporto di quasi tutte le merci. E inevitabilmente…
Per un Paese come l’Italia che ancora brucia tantissimo metano per produrre elettricità, sono tempi cupi. Lo vedremo sempre di più in bolletta, nei prossimi contratti luce e gas, nei prodotti “energivori” come vetro, acciaio, ceramiche…
In campagna non va per niente meglio. I trattori non si muovono ad acqua e i fertilizzanti hanno subìto incrementi notevolissimi. Le assurde guerre in corso hanno alzato i prezzi di molti cereali, l’estate torrida ha ridotto la produzione di latte: quindi burro, formaggi… Sempre il calore ha mandato a ramengo cozze e vongole nell’Alto Adriatico, letteralmente “lessate” da una temperatura dell’acqua prossima ai 30 gradi; mentre il caro-carburanti spinge i pescatori a guardare il mare dalla finestra piuttosto che dalla barca.
L’insieme di “ferite” porta ad una globale conseguenza: taglio della spesa, ancor più attenzione a fare la stessa. Si “scala” supermercato verso quelli più economici, si guarda con attenzione a promozioni e sconti. Si rinvia l’acquisto di beni durevoli di un certo costo; si rivaluta l’investimento immobiliare laddove l’aumento del costo del denaro ha determinato un aggravio di interessi per i mutui. Ci si difende, insomma, pienamente consapevoli che stipendi e pensioni rimarranno quelli che sono.
Già, ma come si possono difendere i quattro milioni e mezzo di italiani che ricevono dall’Inps una pensione che non supera i mille euro? Qui dentro c’è la vera povertà, spesso nascosta per ragioni di orgoglio e di solitudine di chi ne è vittima.