Fatti
Può cominciare con un contatto su Telegram, un conoscente o un intermediario. Si concordano prezzo e servizio. C’è chi compra gli ultimi chilometri verso la frontiera e chi un pacchetto completo: trasferimento, alloggio, documenti, attraversamento e assistenza oltreconfine. È il mercato clandestino dell’espatrio cresciuto in Ucraina dopo l’invasione russa su larga scala attorno alle restrizioni che impediscono a parte degli uomini di lasciare il Paese. Non è tratta di esseri umani: chi parte vuole farlo e paga qualcuno per aggirare la legge. L’Unodc, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, descrive due modalità ricorrenti: attraversare boschi, fiumi e percorsi lontani dai valichi oppure creare, con frodi e corruzione, un’uscita apparentemente legale.
La frontiera può essere aggirata o, almeno sulla carta, resa attraversabile.
Dal 28 agosto 2025 le restrizioni non si applicano in generale agli uomini tra i 18 e i 22 anni compresi, salvo le eccezioni previste dalla normativa. Il mercato riguarda chi resta sottoposto ai limiti e, in alcuni casi, militari già in servizio. Espatrio clandestino, sottrazione alla mobilitazione e diserzione restano distinti sul piano giuridico. Nei primi sette mesi del 2026, secondo il portavoce del Servizio statale della Guardia di frontiera ucraina Andriy Demchenko, sono stati individuati oltre 200 gruppi, con circa 780 persone coinvolte.
Il primo ingranaggio è il contatto. La Polizia nazionale ha individuato amministratori di sistemi di messaggistica incaricati di cercare clienti. Nei fascicoli moldavi compaiono Telegram e WhatsApp per contatti e coordinamento.
Poi la logistica. Il cliente può essere prelevato lontano dalla frontiera, trasferito in automobile, ospitato e affidato a un’altra persona. Organizzatore, autista, guida e chi incassa il denaro non necessariamente coincidono. Nell’agosto 2026, in Transcarpazia, la polizia ha contestato a un gruppo trasferimento, alloggio e passaggio fuori dai valichi verso la Slovacchia; per alcuni militari anche l’allontanamento dall’unità. Prezzo: tra 6mila e 32mila dollari. Un servizio “chiavi in mano”, secondo la polizia.
Non si compra soltanto il confine. Si compra una sequenza di servizi.
La strada invisibile verso la Moldavia, È sulla direttrice Moldavia-Transnistria-Romania che la filiera appare più completa. Nel febbraio 2026 la Procura per la lotta alla criminalità organizzata e i casi speciali (Pccocs) ha mandato a giudizio cinque persone per il trasferimento di oltre cento uomini verso l’Unione europea attraverso la Moldavia. Secondo l’accusa, il gruppo indagato contava più di venti persone; la maggior parte degli indagati viveva sulla riva sinistra del fiume Dnestr, nell’area della Transnistria. Quattordici avrebbero fatto da guide e quattro si sarebbero occupati di criptovalute e riciclaggio. Gli uomini venivano trasferiti a Chisinau o in altre località e affidati ad altri complici per proseguire verso la Romania. Transnistria ricorre così come territorio di passaggio e area di residenza di indagati, non come centro accertato dell’intero mercato. Un secondo fascicolo mostra il dopo-confine. Nel marzo 2026 sono stati arrestati undici tassisti sospettati di avere partecipato al transito illegale di circa 400 uomini. Secondo gli investigatori, ai clienti venivano organizzati alloggi a Chisinau e Cahul, appuntamenti con l’Ispettorato generale per la migrazione e istruzioni per dichiarare di essere arrivati senza l’assistenza dell’organizzazione. Dopo aver ottenuto i documenti necessari, sarebbero stati trasportati verso Cahul e il confine romeno, dove altri membri li avrebbero presi in carico per portarli nell’Unione europea. Ad agosto sono stati fermati anche due ex agenti di frontiera sospettati di facilitare passaggi nel sud della Moldavia.
Il servizio, quindi, può continuare anche dopo l’uscita dall’Ucraina.
Fiumi, montagne, treni e boschi. Verso la Romania la geografia detta il metodo: Tibisco, rilievi del Maramureș e “frontiera verde”. Dall’inizio dell’invasione russa su larga scala le autorità romene hanno contato 35 cittadini ucraini trovati morti e 382 persone salvate. Verso la Slovacchia ricorrono boschi e accompagnamento oltreconfine. Verso l’Ungheria si passa anche sull’acqua. Nel luglio 2026 la polizia della Transcarpazia ha arrestato due uomini sospettati di avere organizzato un passaggio in gommone per 17mila dollari; altri procedimenti documentano “frontiera verde” e trasporto successivo in automobile. La Polonia mostra un sistema diverso: usare un’infrastruttura legale. Nel settembre 2025 due macchinisti ucraini sono stati fermati e accusati di nascondere uomini nelle locomotive dirette a Przemyśl, per almeno 10mila dollari a persona. Non hanno ammesso le accuse; la Guardia di frontiera polacca ha annunciato che l’atto d’accusa sarebbe stato inviato al tribunale. A nord c’è la Bielorussia. Qui conta la conoscenza del territorio. Nel 2026 l’Ufficio statale investigativo ucraino (Dbr) ha mandato a processo un funzionario forestale e un complice accusati di organizzare passaggi nei boschi.
La geografia cambia. La logica resta.
Quando la clandestinità diventa apparentemente legale. Non tutti attraversano fiumi o montagne. Una seconda industria vende documenti e posizioni amministrative capaci di trasformare, almeno apparentemente, chi non ha titolo all’espatrio in qualcuno autorizzato a presentarsi al valico. La polizia nazionale ha individuato false condizioni sanitarie, documenti contraffatti e inserimenti abusivi nel sistema “Shlyakh”, che consente a determinate categorie di conducenti autorizzati di attraversare il confine per lavoro. Il fenomeno è arrivato davanti ai giudici. In un caso esaminato dalla Corte suprema, un logistico era stato condannato per avere inserito nel sistema 51 uomini come falsi conducenti; la Corte ha annullato la decisione d’appello e disposto un nuovo esame. In un altro procedimento ha invece lasciato in vigore una condanna per 23 episodi realizzati con documentazione falsa.
Qui non si evita lo Stato: si cerca di utilizzarlo, alimentandone i sistemi con informazioni false.
La corruzione è un altro ingranaggio. Nell’ottobre 2025, nella regione di Odessa, un appartenente alle forze di frontiera è stato condannato a due anni per un sistema a pagamento lungo la strada Odessa-Reni, che attraversa territorio moldavo: chiedeva 300 dollari per passeggero. Altre indagini riguardano l’uso di informazioni su turni, pattuglie e tratti meno controllati.
Anche la conoscenza della frontiera diventa una merce.
Il prezzo del rischio. Non esiste un vero “listino”. Nel giugno 2026 la polizia ucraina ha documentato offerte tra 3mila euro e 20mila dollari per rotte verso Bielorussia, Moldavia e Romania. Il prezzo dipende dal pacchetto: viaggio, alloggio, documenti, attraversamento e assistenza oltreconfine. Nei fascicoli compaiono anticipi, saldi e criptovalute. Nel procedimento moldavo sui più di cento ucraini, Pccocs contesta ad alcuni componenti anche conversione e riciclaggio dei fondi.
È qui che la macchina mostra la sua struttura.
Il quadro documentale non mostra un’unica organizzazione né un unico modello. Mostra un mercato modulare: ogni soggetto può vendere un segmento del servizio e collaborare con altri senza necessariamente conoscere l’intera filiera. La guerra e le restrizioni hanno trasformato il diritto di attraversare il confine in una risorsa scarsa. E ogni risorsa scarsa genera un prezzo. È lì che nasce il mercato: tra chi non può passare e chi promette di conoscere il modo per farlo.