Storie
Il tempo di focalizzare la domanda dell’intervistatore, poi Noemi comincia il suo racconto. La parlata è un misto di accenti di molti Veneti in un solo Veneto. Le vocali aperte veronesi, del suo paese di Pressana dov’è nata il 22 febbraio 1925. La cantilena padovana, di Este e di Tencarola, dove una vita improntata sull’agricoltura con il marito Andrea l’ha portata. Ma anche qualche tocco montanaro, di quella Rotzo da cui il padre Orlando Slaviero è partito per trovare lavoro proprio nel piccolo centro veronese a due passi da Montagnana.
Dopo ottant’anni, Noemi Slaviero gode della compagnia e delle cure del personale del centro Beato Pellegrino di AltaVita Ira, ma quel 2 giugno 1946 non può scordarselo.
«Era domenica, in famiglia ci siamo vestiti a festa e siamo andati tutti prima a messa e poi a votare. C’era mia sorella Gialma, ma anche mia mamma Elena, nessuna di noi aveva mai votato prima in vita sua. Era una grande novità! Siamo arrivati al seggio, alla scuola elementare e ricordo che c’era tanta gente, c’erano tante donne, tutte lì per la prima volta». Un fatto che Noemi non smette di sottolineare. «Tra amiche parlavamo tanto di questo avvenimento nelle settimane precedenti. Tutte noi eravamo contente di poter finalmente esprimere il nostro voto. Ricordo le donne più grandi, tra cui mia madre, che negli anni precedenti si chiedevano perché noi come donne fossimo sempre messe in disparte… adesso finalmente toccavamo con mano la parità».
Il dialetto di Noemi alterna racconto e silenzi. Le parole fluenti lasciano spazio, a tratti, a gomitoli di pensieri che si srotolano un po’ alla volta e mai del tutto, come se alcuni ricordi andassero preservati. «Sinceramente non so come abbiano votato le mie amiche, certo ne ho incontrate al seggio, ma ognuna ha votato per sé, eravamo giovani e inesperte» e poi, allora più di oggi, la proverbiale riservatezza veneta vigeva su una società ancora poverissima e scossa dai recenti fatti: il fascismo, la Seconda guerra mondiale, l’invasione tedesca e la guerra civile. «Io ho votato Repubblica, non avevo dubbi – riprende Noemi – Bisognava cambiare… con il re non era andata molto bene…».
Nella mente dell’anziana, che all’epoca aveva appena compiuto i 21 anni necessari per poter votare, il ricordo del voto non può distinguersi dal dolore che tutta la famiglia – Noemi è la terza di 14 figli – ha provato. Anzitutto Danilo, il fratello maggiore partito per la guerra, catturato e internato in Polonia, dove ha trovato la morte per l’insorgere di una broncopolmonite dopo che aveva aiutato con generosità un compagno di prigionia durante un trasferimento. E poi la cappa pesante della dittatura: «Durante il fascismo bisognava stare attenti a tutto. Anche a quello che si diceva. La sera, prima di parlare in famiglia, facevamo sempre il giro della casa per controllare che nessuno stesse lì ad ascoltare per poi denunciarci». Quella di Noemi era una famiglia particolarmente attiva e aperta, grazie alla mentalità di papà Orlando, sindaco di Pressana fino al 1956, che in occasione del 2 giugno aveva sostenuto moglie e figlie nell’esprimere il proprio voto.
Da quegli avvenimenti, Noemi è sempre andata a votare. Prima a Cologna Veneta, dove si è trasferita dopo le nozze. Quindi a Este, dove aveva trovato un terreno in affitto con il marito Andrea (anche lui internato) che allevava galline ovaiole. Infine a Selvazzano, dopo l’esperienza di una cooperativa agricola fondata con altri soci.
A Tencarola, una volta rimasta vedova, Noemi si è dedicata alla Caritas parrocchiale, oltre ad aver visitato molte parti del mondo – tra cui Egitto, Grecia, Spagna e Svizzera – per saziare la sua curiosità innata. «E in tutti questi anni, sono sempre andata a votare. È importante andare a votare – conclude la signora Slaviero – perché ci si può esprimere, si può cambiare». E di fronte al tasso di astensionismo che sale a ogni elezione, non ha dubbi: «Si vede che chi era stato eletto prima non ha fatto molto bene…».
Il 2 giugno si concluderà il progetto “Il filo giallo. Le donne dall’8 marzo al 2 giugno 2026” che il servizio animazione di AltaVita Ira ha organizzato per le ospiti dei loro centri servizi per anziani proprio in corrispondenza dell’ottantesimo anniversario del primo voto per le donne italiane, che avvenne il 10 marzo del 1946 in occasione delle elezioni amministrative e poi il 2 giugno per il referendum e l’elezione della Costituente.
L’obiettivo del progetto è quello di offrire arricchimento personale alle anziane, riscoprendo storie vere e significative di alcune di loro ed entrando in contatto con il territorio, attraverso alcune uscite, per esempio alla mostra su Maria Bonino, medico pediatra che ha passato decenni a curare bambini in Africa con l’organizzazione Medici con l’Africa Cuamm.
Il filo giallo a cui fa riferimento il nome del progetto è quello della mimosa, da anni simbolo della Giornata internazionale della donna, le cui origini risalgono ai movimenti femminili nel Nord Europa all’inizio del Novecento.
Da quando ha espresso il suo primo voto, sono passati 80 anni e molto è cambiato. «Ogni epoca ha del bello e del brutto – racconta Noemi Slaviero – Ma io penso che il cambiamento ci abbia portato dei miglioramenti. Ora ci si muove, si fanno esperienze, un tempo eravamo sempre fermi, bloccati nel nostro paesino. Di certo adesso le cose vanno meglio».