Fatti
La chiusura dello Stretto di Hormuz rischia di affamare decine di milioni di individui in questo mondo, precisamente nel Terzo mondo. Il blocco sta fermando quei fertilizzanti azotati per produrre i quali ci vuole energia, molta energia: quindi il gas naturale. Gli esperti sottolineano che dal Golfo Persico transiti un terzo del commercio mondiale di urea e poco meno di quello di ammoniaca.
Stiamo parlando di poco meno di 2 milioni di tonnellate di fertilizzanti che non riescono ad arrivare nel resto del pianeta. Ma se per il mondo occidentale il problema è soprattutto di costi, perché abbiamo scorte per sopperire al taglio delle forniture, per altri Paesi (Pakistan, India, mezza Africa) la carenza di fertilizzanti e il loro rincaro (dal 40 al 65% in più nel giro di due mesi) farà sì che semplicemente non verranno utilizzati. Quindi raccolti dimezzati, laddove già sta incidendo – qui come ovunque – il drammatico rincaro del costo del gasolio. Quel carburante che fa muovere i trattori e le macchine agricole, e non è un caso che pure nella ricca pianura Padana si utilizzino i macchinari con estrema parsimonia.
D’altronde, la maggior spesa per carburanti e fertilizzanti rischia di azzerare i redditi agricoli prodotti da colture estensive (cereali in primis) e non si sa quanto questa situazione durerà nel tempo.
Ma se in Emilia e Lombardia (così come nel Midwest americano e nelle pianure canadesi) si tratta di affrontare un’annata nera, da altre parti il rischio invece è quello di fame nera e di malattie da denutrizione. Senza fertilizzanti azotati le rese produttive crollano e diventa problematica quell’agricoltura estensiva che permette di sfamare popolazioni che hanno tante bocche e poca terra coltivata (bene).
In generale, questi rincari si scaricheranno su tutte le catene produttive in vari modi: anche i trasporti sono talmente penalizzati che qui, dove problemi alimentari non ne abbiamo, comunque gli autotrasportatori si rifiutano di fare consegne a questo prezzo del gasolio, o lo scaricano (se possono) sul valore della merce. E lo stesso vale per il trasporto navale e quello cargo.
Il fatto è che nell’ultimo quarto di secolo abbiamo creato un mondo strettamente interconnesso: questo porta enormi vantaggi, ma anche il drammatico rischio che una farfalla che si alzi in volo a Dubai, porti una tempesta in Kenya. Figuriamoci se, al posto di una farfalla, volano missili.