Chiesa
Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, ha aperto i lavori del Consiglio Episcopale Permanente (Roma, 23-25 marzo) con un intervento ampio e denso, segnato da un registro diretto sulle questioni sociali e politiche che attraversano il Paese e il mondo.
Il punto di partenza è la sofferenza del Medio Oriente. Zuppi ha rinnovato la vicinanza alle Chiese di quella regione, richiamando le parole pronunciate il giorno prima da papa Leone XIV all’Angelus: «Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla sofferenza di così tante persone, vittime inermi di questi conflitti». Il presidente della CEI ha citato anche il cardinale Pizzaballa, che nella sua risposta alla lettera dei vescovi italiani ha scritto: «Non mancano le minacce di Erode e non mancano neppure le grida degli innocenti». L’auspicio è che si arrivi a un cessate il fuoco, «perché la guerra non sia una spirale che faccia precipitare tutti in una voragine».
Ma è nella parte dedicata alla dimensione sociale della fede che il discorso si è fatto più esplicito. Zuppi ha messo in guardia da due rischi speculari: il disimpegno dei cristiani dalla vita pubblica e, all’opposto, il tentativo di strumentalizzare la Chiesa da parte della politica. «C’è il rischio di una politica o di organizzazioni sociali che pretendano di arruolare la Chiesa, di piegarne la libertà, di cercarne l’avallo, di utilizzarne la voce per i propri schieramenti», ha detto il cardinale, aggiungendo senza mezzi termini: «Quando questo accade, si fa male alla politica e si fa male alla Chiesa».
La risposta non è il silenzio, ma la formazione. «Spetta alla Chiesa, con ancora maggiore passione, formare coscienze laicali libere, mature, coraggiose, capaci di discernimento e di responsabilità». La comunità cristiana, ha proseguito, «conserva la libertà di parola e di giudizio quando sono in gioco i principi etici che promuovono la dignità della persona, quando si calpestano i poveri, quando la forza prende il posto del diritto».
Il passaggio sul referendum costituzionale è stato misurato ma significativo. Senza entrare nel merito del voto sulla riforma della giustizia, di cui i risultati stavano arrivando durante i lavori, Zuppi ha evidenziato tre aspetti: l’attenzione dei cittadini nonostante le «pericolose polarizzazioni», il valore della partecipazione come cuore della Costituzione, e l’auspicio di «un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche». Un richiamo all’equilibrio tra i poteri dello Stato che i padri costituenti «ci hanno lasciato come preziosa eredità e che tutti devono preservare».
Il presidente della CEI ha poi allargato lo sguardo alle trasformazioni in corso, citando tra i nodi aperti «le guerre e le disuguaglianze, i benefici e i pericoli che provengono dall’intelligenza artificiale e da chi detiene il controllo degli algoritmi». Tema su cui ha evocato la Gaudium et spes: «Mai il genere umano ebbe a disposizione tante ricchezze, possibilità e potenza economica; e tuttavia una grande parte degli abitanti del globo è ancora tormentata dalla fame e dalla miseria».
Al centro del discorso resta la visione di una Chiesa che non si chiude in sacrestia né si lascia ridurre a comparsa della politica. «I discepoli di Cristo percorrono le strade infangate o polverose, abitano in mezzo alla gente per essere segno di speranza», ha concluso Zuppi. «I sogni e le sofferenze delle persone, soprattutto degli ultimi, non ci troveranno mai indifferenti».