Idee
Lo spettacolo è iniziato come sempre sfavillante e gioioso, il nostro Paese come uno splendido salotto ha accolto e ospita atleti e spettatori tra i quali anche quanti a diverso titolo sono sulle prime pagine della cronaca politica internazionale.
Le televisioni di tutto il mondo, di quasi tutto il mondo, stanno già trasmettendo i servizi sulle gare e le cerimonie di consegna delle medaglie tra inni nazionali e bandiere sventolanti.
Eppure l’evento, reso ancor più affascinante dalla neve, non riesce a scacciare pensieri che sorgono di fronte a quanto in contemporanea accade nel resto del mondo. A turbare c’è anche un accostamento pressoché inevitabile ma sempre stridente della cronaca olimpica alla cronaca delle guerre.
Forse è eccessivo pensare così mentre sono in corso le Olimpiadi sulla neve che rappresentano un respiro di serenità ed è certamente insensato sminuire il significato e il valore di una competizione che è un andare insieme alla meta come ricorda la radice latina del termine.
Eppure, qualcosa non lascia del tutto tranquilla la coscienza anche perché si è dovuto prendere atto del rifiuto della richiesta di una tregua olimpica. Di conforto e di auspicio è stata la lettura coreografica del “promemoria” di Gianni Rodari contro la guerra: verranno altri messaggi simili?
Nella storia delle Olimpiadi ci sono stati segnali controcorrente anche da parte di atleti che non ebbero paura di manifestare con gesti clamorosi il loro dissenso a politiche di violazione dei diritti umani.
Come non ricordare lo statunitense Jesse Owens che con l’amico tedesco Kuz Long testimoniò alle Olimpiadi di Berlino del 1936 la fratellanza tra i popoli contro l’ideologia nazista? E come non ricordare gli statunitensi Tommie Smith e John Carlos che alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968 ebbero analogo comportamento contro l’apartheid? Ci saranno nel 2026 segnali forti contro le guerre?
Il piccolo cielo sopra le Olimpiadi 2026 è azzurro ma ombre inquietanti cercano di isolarlo dal resto del cielo sul mondo.
Di fronte a queste opposte immagini il desiderio è che nel seguire le competizioni invernali la coscienza rimanga vigile e lo spettacolo di unità delle differenze che lo sport offre scuota chi assiste ai giochi avendo la responsabilità delle diseguaglianze, delle ingiustizie e dei conflitti.
Rimane un cielo limpido sopra le Olimpiadi, un cielo che tutta l’umanità vorrebbe avere sopra di sé. C’è uno sprazzo di azzurro in un contesto dominato da altri colori che, come una feritoia, lascia entrare un po’ di luce nelle oscurità di questo tempo.
Il cielo sopra le Olimpiadi parla: sono parole di rispetto delle persone e delle regole che danno senso alle gare. Sono parole che diventano un monito severo a quanti considerano il rispetto dell’altro e delle norme democratiche un intralcio alla conquista del potere.