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Il cinema italiano del 2025 parla veneto. Secondo la classifica di Rolling Stone, uscita a fine anno, sono ben due i film girati in Veneto tra la top ten di cui uno è addirittura al primo posto. «Profondamente locale e sorprendentemente universale» è stato definito Le città di pianura, l’opera prima del bellunese Francesco Sossai. Ed è forse questa la chiave di lettura per capire perché le produzioni della nostra Regione stanno navigando a vele spiegate.
Certo, ci sono i fondi (e il supporto) della Veneto Film Commission che, anzitutto, spingono le case di produzione di tutta Italia, e anche estere, a portare le macchine da presa sotto il Leone di San Marco. Ma sono anche il territorio, i luoghi, le persone, le storie che ben si prestano a essere raccontati su pellicola, entusiasmando spettatori nazionali e internazionali. Così, per Le città di pianura – un road movie che vede protagonisti due uomini e un ragazzo alla ricerca del senso della vita – gli applausi sono arrivati nientemeno che al Festival di Cannes, dove il film è stato candidato nella sezione “Un certain regard” (“Un certo sguardo”).
Altra storia universale – ma girata in buona parte in Veneto – è quella de Il rapimento di Arabella. Holly (interpretata da Benedetta Porcaroli) è una giovane disagiata che rapisce una bambina credendola se stessa da giovane. Sempre secondo la classifica di Rolling Stone, il film diretto da Carolina Cavalli ottiene il terzo posto sul podio dei film migliori del 2025, anche grazie all’assegnazione del Premio Orizzonti per la miglior interpretazione femminile a Benedetta Porcaroli, consegnato alla Mostra del Cinema di Venezia.
E proprio nel corso dell’82a kermesse cinematografica è stato presentato un altro importante progetto internazionale che parla veneto a metà, non ancora uscito nelle sale: The sound of flames è il film scritto dalla regista cinese Ye Yiyun e dal padovano Giuseppe Ferlito. Due registi con esperienze differenti che unendo, diversi punti di vista, sono riusciti a rappresentare un ponte ideale tra le due culture. Il film drammatico narra il percorso interiore di Meng Ran, un affermato poeta cinese che, durante un viaggio in treno, rievoca i ricordi dell’infanzia e della giovinezza vissuta nel periodo conclusivo della rivoluzione culturale.
Dopo i successi dello scorso anno non si dorme sugli allori e già si prospetta un 2026 ricco di produzioni. Basta scorrere l’ultimo elenco pubblicato dalla Veneto Film Commission per scoprire quali progetti stanno per essere girati. Tra gli altri troviamo Sporco, un thriller della regista Giada Bossi prodotto da Elsinore Film che racconta un complicato rapporto tra madre e figlia. Tornerà dietro la macchina da presa anche il regista di Conegliano Antonio Padovan con La mia capra (prodotto da K+), una commedia amara che racconta una storia di immigrazione.
Tra i progetti in partenza che non appaiono nella graduatoria (ma che probabilmente troveremo nella finestra in uscita in primavera) spicca Se domani non torno, di Paola Randi (Notorius Pictures). Il film racconterà la storia del femminicidio di Giulia Cecchettin, andando oltre la cronaca e proponendo un’opera capace di interrogare il presente. La produzione dovrebbe partire a breve, al momento si stanno cercando gli attori protagonisti che dovranno essere veneti o con accento veneto.
Infine uno sguardo ai progetti già realizzati nel 2025 che vedremo in sala o in tv quest’anno. In concomitanza con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina uscirà sul piccolo schermo Il rosso volante di Alessandro Angelini (Wonder Project – Rai fiction), un biopic sul leggendario pilota di bob Eugenio Monti. Il lungo è stato girato la scorsa primavera nei dintorni di Cortina e vede protagonista Giorgio Pasotti nelle vesti del campione altoatesino degli anni ‘60. Nel cast anche Andrea Pennacchi. Sempre sul piccolo schermo vedremo Meglio non sapere di Andrea Porporati (Italian International Film), girato in autunno a San Polo di Piave. La fiction – che annovera tra i protagonisti Cristiana Capotondi – si ispira all’omonimo libro di Titti Marrone e racconta la vera storia di tre bambini nella Shoah, di cui due sopravvissute e inserite in un percorso di rinascita alla fine della Seconda guerra mondiale. Da menzionare anche Nel tepore del ballo di Pupi Avati (DueA Film con Rai Fiction), girato in estate tra Jesolo e Roma, con Raoul Bova e Massimo Ghini. Il grande regista ottuagenario porterà sullo schermo una storia di caduta e rinascita di un conduttore televisivo immaginario.
Malgrado in Italia il cinema stia vivendo una fase complicata – la riforma del sistema dei finanziamenti pubblici ha chiesto un ripensamento dell’industria – i successi made in Veneto dimostrano che è ancora tempo di belle storie, da raccontare con film di qualità.
Coinvolge oltre sette mila studenti e 93 docenti, in sette istituti dei Colli Euganei, dalle scuole dell’infanzia alle secondarie di secondo grado, “Cinema bestiale”, il progetto di Euganea movie movement dedicato alla formazione all’immagine e all’audiovisivo con attività di formazione, proiezioni e laboratori di filmmaking. Parallelamente ai laboratori si svolge Cinema bestiale-la rassegna, una selezione di film internazionali dedicati alle fasce 6+, 10+ e 14+, con focus sulla relazione tra essere umano, ambiente e regno animale. Le proiezioni, ospitate al cinema Corallo di Monselice, cinema Farinelli di Este, teatro La Perla di Torreglia, sono accompagnate da momenti di approfondimento con esperti, enti ambientali, autori e professionisti del settore. Una delle novità di questa edizione è “Cinemini”, un’esperienza dedicata ai piccoli della scuola dell’infanzia.
Sono 20 i progetti cinematografici (lunghi, serie, animazione) co-finanziati ogni anno dalla Veneto Film Commission per un totale di 6 milioni nel solo 2025. L’ente regionale è nato nel 2020 e ha finora sostenuto circa 130 produzioni. Nella propria banca dati conta 800 professionisti e 200 location certificate. Nell’ultimo report disponibile (2024) emerge che Venezia attrae circa un terzo delle produzioni, Belluno il 18 per cento, Treviso il 15 per cento, Padova il 10 per cento. Da ricordare anche i corti, spesso trampolino di lancio di giovani emergenti, finanziati con circa mezzo milione ogni anno. Fondi che portano ricchezza culturale ma non solo: secondo la VFC, ogni euro speso ne genera tra 6,3 e 8
di ritorno, a cui va aggiunto un effetto sull’indotto calcolabile tra 1,3 e 2,8.