Idee
Nel seguire talk show e incontri pubblici su temi e problemi della politica è immediato rendersi conto che la percentuale di comunicazione è molto bassa mentre molto alta è quella dell’intrattenimento. Le regole dell’audience si fanno valere, anche là dove non dovrebbero, nell’esigere che la frase ad effetto abbia la priorità sul ragionamento e che il confronto tra persone di diverso pensiero abbia le caratteristiche di un duello e non di un dialogo.
L’importante è fare spettacolo e nello spettacolo vincono gli effetti speciali, la semplificazione, la velocità e non c’è spazio per il ragionamento e neppure per il rispetto dell’altro.
Non c’è spazio per la comunicazione, a volte neppure nelle sedi istituzionali, come continuano a confermare immagini e parole a diversi livelli: locale, nazionale, internazionale.
A farne le spese è la politica che viene ulteriormente umiliata e che prende atto che il suo spazio è occupato dall’indifferenza, dal qualunquismo, dal rifiuto.
Gli esempi sono molti, eppure c’è qualche segnale controcorrente come si può cogliere in “Amare la politica” (ed. in dialogo, 2026) a cura del giornalista Gianni Borsa. Nel libro che vede contributi in diversi campi del pensare e dell’agire c’è un capitolo dedicato al tema “Comunicare la politica”. Dopo aver messo in guardia dal rischio dell’intrattenimento l’autore, Giovanni Grandi professore di filosofia all’Università degli Studi di Trieste, scrive: “Rimanere su un tema ed esplorarlo con attenzione oggi è qualcosa a cui non siamo più allenati, posto che anche la scuola e l’università incontrano lo stesso problema: affrontare programmi sempre più vasti in un tempo che rimane sempre lo stesso”.
Il prezzo da pagare è alto, la comunicazione della politica viene messa in crisi con il conseguente venir meno della dimensione educativa e di riflesso con l’affievolirsi della democrazia.
Impossibile risalire la china? Giovanni Grandi indica un sentiero sia a chi governa la città sia a chi abita la città: è “Il Manifesto della comunicazione non ostile” (www.paroleostili.it/politica) pensato e scritto da esperti, amministratori pubblici e cittadini.
Dieci punti del testo si riferiscono alla “comunicazione non ostile per la politica”: riflessioni didascaliche e scritte in prima persona invitano il lettore – chiunque sia – a riflettere su sé stesso e sui comportamenti personali di fronte alla politica. Si legge ad esempio al punto 9: “Macchiavelli scrive che gli uomini offendono o per paura o per odio. Sono consapevole che gli insulti sono umilianti sia per chi li riceve sia per chi li fa: per questo non insulto e non rispondo agli insulti, e mi impegno a migliorare il mio Paese cominciando a migliorare il livello del dibattito pubblico”.
Quale contributo può offrire un manifesto “gentile” generato da una cultura di relazione di dialogo? Le risposte possono essere diverse e possono venire da diverse parti: analizzando ad esempio le scelte dei giovani rispetto al referendum sulla riforma della magistratura e alla relativa campagna elettorale, si colgono i segnali della ricerca di una nuova comunicazione della politica, una comunicazione non ostile.