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Il futuro degli anziani. C’è una legge che attende i decreti attuativi da un anno
Il problema non è la maggiore remunerazione dei posti letto ma la valorizzazione dei “posti vita” e delle capacità, anche piccole, di ogni persona
IdeeIl problema non è la maggiore remunerazione dei posti letto ma la valorizzazione dei “posti vita” e delle capacità, anche piccole, di ogni persona
Negli ultimi anni si è sviluppato un intenso dibattito sui servizi sanitari e sociali da garantire alle persone anziane, a partire dalle tre commissioni istituite dagli allora ministri Roberto Speranza e Andrea Orlando e dal presidente Mario Draghi. I risultati sono sintetizzati nella legge approvata dal parlamento il 23 marzo 2023, n. 33 “Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane”. È avvenuto sotto la pressione dei fondi Pnrr, immaginati come opportunità per ripensare le tradizionali risposte alla non autosufficienza. La definizione “non autosufficienza” è purtroppo negativa, parte da un “non” senza lasciare spazio alla speranza di valorizzare le capacità, anche piccole, di ogni persona nella propria vita. La legge cerca di farlo, mettendo al primo posto l’invecchiamento attivo, che promuove la partecipazione delle persone alla vita sociale. Ha come obiettivo la partecipazione solidale nel volontariato, con più salute, meno cure, più reciprocità. Per i gestori dei servizi sociali e sanitari significa meno spesa assistenziale e più inclusione, in una socialità dove le generazioni si aiutano ad aiutarsi. La legge prevede decreti attuativi sul miglioramento delle cure domiciliari, sul superamento delle disuguaglianze nell’accesso, sul continuum necessario perché ospedale e distretti socio sanitari possano collaborare. Ha soprattutto in mente l’urgenza di fare un salto sistemico nel portare aiuti a domicilio. Oggi raggiungono solo 400 mila, persone mentre il traguardo del Pnrr è di 1 milione e 400 mila persone. Resterà in lista d’attesa un altro milione di persone che ha bisogno e diritto di cure domiciliari. Per la nostra Costituzione il traguardo di 1 milione e 400 mila sarebbe già un salto storico. I risultati non sarebbero infatti solo per le persone anziane, ma anche per il lavoro di cura incrementato e legalizzato, valorizzando l’economia dei servizi sociali, sanitari e sociosanitari. Le risorse pubbliche destinate alla non autosufficienza valgono, al netto delle risorse europee, circa 32 miliardi di euro all’anno, distribuiti tra assistenza sanitaria e sociale. Quasi 27 miliardi di euro sono destinati agli ultrasessantacinquenni. La quota maggiore è costituita da indennità di accompagnamento, circa14 miliardi di euro, di cui quasi 11 miliardi agli ultrasessantacinquenni. Anche la spesa sanitaria per “non autosufficienti” è intorno ai 14 miliardi. A questo si aggiunge il grande volume della spesa privata, in chiaro e in nero, nel Veneto circa il 45per cento rispetto alla spesa pubblica. La legge prevede anche un coraggioso ripensamento del sistema fiscale e contributivo. Consentirebbe di alleviare i costi delle famiglie e delle persone anziane costrette a comprare nel mercato quello che non ricevono dai servizi pubblici. Lo fanno in condizioni di grave necessità, proprio nel momento in cui la Costituzione vuole il contrario, con aiuti finanziati dalla solidarietà fiscale. Chi ha maggiori capacità economiche può comunque arricchirli con risorse proprie. Ma cosa emerge dal dibattito sulla proposta di decreto attuativo approvato dal consiglio dei ministri il 25 gennaio 2024? Al primo posto ci sono le critiche alle insufficienti risorse. Seguono le critiche alla L. 33/2023, senza tener conto che questa legge è già stata approvata, mentre ora la priorità è concentrarsi sui contenuti dei decreti attuativi, cioè sul “che fare” e non sul “che dire”. In sostanza, la discussione è ancora inquinata dai desideri delle opposte fazioni, come se il problema riguardasse i rapporti e gli interessi tra istituzioni e mercato e non invece la giustizia finalizzata alla umanizzazione e all’accesso alle cure. Nell’età anziana si fa sintesi della vita. Può rivelarsi un dono per figli e nipoti e un dono sociale grazie all’azione volontaria dei più “vecchi”. Infine, non è difficile vedere nelle critiche al decreto i conflitti di interessi emergenti dai documenti portati alle commissioni di Camera e Senato a metà febbraio 2024, fino al punto da chiedersi: «Esprimono il pensiero dei produttori o quello dei cittadini e/o di chi tutela i loro diritti?». Non è difficile riconoscere gli sconfinamenti “dal bene di tutti agli interessi particolari” in un rito mediatico dove il cogito ergo sum è solo un comunico ergo sum. L’importante è apparire, non costruire soluzioni che aspettiamo da troppo tempo. Il problema, infatti, non è la maggiore remunerazione dei “posti letto” ma piuttosto la valorizzazione dei “posti vita”, incentivando tutte le capacità personali e familiari. Paolo VI diceva che la giustizia è la misura minima della carità. Con queste parole ci ricordava che le prestazioni non sono soluzioni. Le persone anziane con problemi di autonomia ne hanno enorme bisogno. Ma, in realtà, tutti ne abbiamo bisogno, per ripensare il senso della nostra vita in ogni età e contrastare i rischi della moderna istituzionalizzazione. Può essere realizzata a casa e, ancor più facilmente, nelle residenze assistenziali.
Tiziano VecchiatoPresidente Fondazione Emanuela Zancan